Domenica, 05 Luglio 2020

    Taranto nei libri di Cosimo Argentina: “La mia letteratura è di testimonianza”

    Per 27 anni ha vissuto nella sua terra d’origine, Taranto, prima di trasferirsi in Lombardia, a Meda (Monza e Brianza), e proseguire la sua carriera professionale.

    Stiamo parlando dello scrittore conosciuto in tutta Italia, Cosimo Argentina, autore di numerose opere che hanno come tema predominante la città dei due mari. Il suo ultimo libro, “Legno verde”, è ad esempio ambientato in viale Virgilio e rievoca i suoi ricordi sull’istituto salesiano, che da alcuni anni non esiste più.

    In cosa sei impegnato attualmente?

    “Normalmente non faccio molta promozione dei miei libri ma ultimamente sto girando l’Italia per presentare la mia nuova opera e prossimamente sarò anche a Taranto. Sto inoltre ultimando un lavoro teatrale per una compagnia lombarda e sto già pensando alla scrittura di un nuovo romanzo, ancora in fase embrionale”.

    Torni spesso nella tua città?

    “Fino al 2013, quando c’era ancora mia madre, venivo regolarmente a trovarla sia in estate che durante le festività. Da quell’anno in poi non torno più a Taranto con frequenza”.

    Prima di trasferirti in Lombardia, che lavoro svolgevi a Taranto?

    “Ero impegnato su tre fronti: praticantato con un avvocato, articoli giornalistici sul Corriere del Giorno e supplenze a Ginosa. Da un punto di vista economico si guadagnava davvero poco, ma questo apprendistato mi è stato molto utile. Nel ’90 sono poi emigrato in Lombardia”.

    Quando è nata la tua passione per la scrittura?

    “Mi è sempre piaciuto scrivere, ma ho cominciato a dare vita ai miei primi racconti durante gli anni universitari. Poi nel ’95, quando ero già in Lombardia, ho scritto il mio primo romanzo, che non è stato accettato, ma mi ha permesso di conoscere personalità importanti. Nel ’99 ho poi pubblicato ‘Il cadetto’”.

    Nelle tue opere Taranto è grande protagonista come nel “Cuore di cuoio” e “Vicolo dell’acciaio”. Cosa racconti della città dei due mari?

    “Ho scritto molto su Taranto perché è il luogo che conosco meglio, oltre alla Brianza. È stata una città importante nei miei primi 27 anni di vita. Quindi, i miei racconti fanno riferimento alla mia Taranto, cioè quella che ho vissuto personalmente. L’ambientazione è infatti degli anni ’70, ’80 e ’90, visto che l’attuale città mi è già meno familiare. Negli anni ’70 era in espansione e tutto andava bene; non era esploso il problema ambientale legato all’Ilva e non c’era la disoccupazione attuale. Negli anni ’90 si sono registrate le prime crepe con l’avvento della malavita e poi la punta dell’iceberg è rappresentata dall’Ilva con il ricatto occupazionale. Quando ritorno, noto molti cambiamenti ma il tarantino non cambia. Come ho fatto con l’ultima opera ‘Legno verde’, il mio obiettivo è ricordare anche tutti gli aspetti che non ci sono più. La mia letteratura è dunque anche di testimonianza”.

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