Venerdì, 14 Dicembre 2018

    Centenario Teatro Orfeo: Il 9 aprile "La tomba di Antigone"

    Continuano le iniziative organizzate per celebrare i cento anni di vita del Teatro Orfeo, 1915-2015. Prossimo appuntamento giovedì 9 aprile con “La Tomba di Antigone” nota tragedia greca riscritta  da Maria Zambrano, filosofa e saggista spagnola, regia di Clarizio Di Ciaula. Il lavoro teatrale è proposto dall’Associazione Culturale “Murgiateatro”. Inizio spettacolo ore 21,00.

     

    La tragedia di Sofocle fu rappresentata la prima ad Atene nel 442  a.C. Con la sua reinterpretazione María Zambrano, nata a Vèlez Màlaga nel 1904 e morta nel 1991, una delle voci più significative della filosofia contemporanea, vuole mostrarci che la storia ha bisogno di sacrifici, e di sacrifici femminili, per andare avanti. Sacrifici che non significano l’uccisione di essere umani, come troppo spesso accade oggi intorno a noi, ma «sacrifici di parti di sé». In questo la filosofa spagnola si dimostra fedele alla concezione sofoclea della storia, tuttavia Antigone rappresenta per lei soltanto un punto di partenza per un’opera completamente nuova.

    Filosofia, teatro. Antigone ha saputo affascinare entrambi i generi: il teatro è naturalmente quello più ricorrente essendo la sua destinazione naturale, ma di lei hanno parlato anche molti filosofi come Kierkegaard e Hegel. La tomba di Antigone rivela ciò che è rimasto celato alla vista degli uomini nella storia nota. María Zambrano riprende infatti la figlia di Edipo là dove Sofocle l’abbandona, sulla soglia della tomba di roccia, dove sparisce di scena nel suo lamento finale per quelle nozze alle quali prima pareva non aver mai badato, per il tempo di cui veniva privata, per se stessa e per la sua stessa vita non vissuta. In Sofocle la scomparsa della protagonista era troppo repentina, mancava il tempo per sapere la verità, Zambrano si oppone a questo esito e, per la prima volta, concede all’eroina il tempo per nascere e morire davvero, da creatura vivente che ha vissuto e che conosce la propria verità. María Zambrano ascolta la tragedia della ragazza per recuperarne la memoria, i sogni, i dialoghi, ed intrecciarli con la propria voce. L’autrice prestandole la propria voce e il proprio raziocinio fa quindi qualcosa di più che ascoltare semplicemente i lamenti di Antígona morente, le tende la mano e la fa parlare proprio di quel tempo che non le è mai stato concesso di vivere, sospesa tra la vita e la morte in un tempo che lei stessa le ha permesso di vivere. La capacità di patire la tragedia dimostrata da Antígona è una prova di sapienza e coraggio, accettando il suo destino, l’eroina affronta la storia senza temere la memoria, pronta a morire per ricominciare dal nulla. È proprio quest’idea del ricominciare che manca in Sofocle il drammaturgo greco non dà al suo personaggio principale la possibilità di trascendere il proprio essere per avviarsi verso la libertà, la abbandona, invece, in fondo alla sua tomba di pietra dove la lascia spegnersi, suicida. Spinta dall’urgenza della parola femminile, dal suo essere donna, María Zambrano si permette quindi di riscrivere il finale della tragedia arricchendolo con il delirio di Antígona, figlia dell’errore, verso la verità. Ma chi era Antigone? E’ un personaggio della tragedia greca, figlia del rapporto incestuoso tra Edipo, re di Tebe, e sua madre Giocasta. Antigone era sorella di IsmeneEteocle e di Polinice.

    La storia di Antigone inizia laddove termina la tragedia di Sofocle Edipo re, ovvero quando Edipo affida le figlie allo zioCreonte e va in esilio. Quando Edipo si rese conto del misfatto che aveva compiuto e cioè di avere ucciso il padre e avere sposato la madre, Giocasta, si accecò e, scacciato da Tebe, peregrinò per tutta l'Attica. Quando giunse presso il bosco sacro alle Eumenidi, nel quale era vietato l'ingresso ai profani, egli decise di entrarvi e perciò le Eumenidi stesse, irate, fecero strazio del suo corpo. Antigone a questo punto decise di ritornare a Tebe, ove era appena iniziata la guerra dei Sette contro la città, causata da discordie fra i suoi fratelli che vicendevolmente si erano uccisi. Quando vi giunse Creonte, il nuovo re di Tebe, fratello di Giocasta, emanò un bando che proibì la sepoltura di Polinice, uno dei due fratelli di Antigone, lasciando il suo corpo giacente in pasto ai cani. Antigone, disobbedendo agli ordini di Creonte, seppellì degnamente suo fratello Polinice - traditore della patria. Il re diede così ordine di murarla viva.

    Tiresia, l'indovino cieco, individuò la prigione-tomba di Antigone che fu aperta dopo qualche giorno, ma la fanciulla al suo interno era già morta. Alla vista del corpo, il promesso sposo di Antigone, Emone, figlio di Creonte, si tolse la vita. In seguito, però, anche la madre di Emone decise di uccidersi, provocando così anche la morte volontaria di Creonte.

     

    Personaggi ed interpreti (in ordine d’apparizione)

    Antigone : Anna Colautti, Debora Boccuni, Antonia Chiatante     

    Ismene : Francesca Sibilio

    Edipo: Cesare Pasimeni

    Anna, la nutrice: Marina Circelli                         

    L’Arpia: Mariagrazia Stola

    Eteocle: Angelo De Leonardis

    Polinico:  Antonio Anzilotti

    Emone: Francesco Cassano

    Sconosciuto 1 Davide Scalera; Sconosciuto 2 Gianluca Busco.

    Costumi Annalisa Milanese, coreografia Ismene Eliana Oliva, curatrice del progetto Daniela Argentiero, Assistente alla regia Annarita Semeraro,  Direttore di scena Gaetano Gianfrate.

     

    Clarizio Di Ciaula (regista)

    Diplomatosi all’Accademia Nazionale d’Arte drammatica “Silvio D’Amico” di Roma si è formato artisticamente con svariati maestri tra cui Monica Vitti, Luca Ronconi, Andrea Camilleri, ha lavorato come attore in varie produzioni nazionali di  spettacoli con Patrick Rossi Gastaldi, Carlo Croccolo, Duilio del Prete, Antonio Venturi e con Pierfrancesco Poggi al Piccolo Eliseo di Roma. Si è dedicato alla regia firmando oltre trenta spettacoli teatrali la maggior parte rappresentati in vari teatri di Roma tra cui, “Amleto” di W. Shakespeare, “Aspettando Godot” di S. Beckett, “Romeo e Giulietta” di W. Shakespeare, “Preferirei di no” di A. Brancati.  Regista d’opera lirica ha firmato allestimenti come “Rita” di Donizetti, “La pietra di paragone” di Rossini al Festival Internazionale della Valle d’Itria, “Un giorno qualunque” di Pedini e “Così fan tutte” di Mozart con cast ed orchestre internazionali. Maestro di recitazione ha insegnato a Roma nei corsi diretti da Pupella Maggio tenendo stages e seminari di formazione teatrale e di analisi drammaturgica. E’ stato maestro collaboratore di Arte Scenica presso l’Accademia Internazionale d’Arte lirica di Osimo e direttore artistico del teatro Antoniano di Lecce. Come autore di teatro ha firmato e diretto opere di successo come “Donne più psico che somatiche”con Marianna Morandi, “Non è il caso di farne un dramma!” con Pippo Santonastaso,  “Così dice Gerò” con Virginia Barrett. Attualmente svolge attività di regista, maestro di recitazione ed autore di teatro.

     

     Ingresso al pubblico ore 20,30. Costo del biglietto € 15,00 (per ogni ordine di posto). Prevendita presso il botteghino del Teatro Orfeo, via Pitagora 80, telefono 099.4535590 e presso il Box Office in via Nitti 106 (angolo via Oberdan) telefono 099.4540763.

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