Sabato, 16 Novembre 2019

    Ex Ilva, per Di Maio inutile pensare ad un piano B In evidenza

    Foto di repertorio Foto di repertorio Foto Studio R.Ingenito

    E se ArcelorMittal decidesse di andare via? La domanda che aleggia da un po' di giorni a Taranto è stata formulata esplicitamente dal sindaco Rinaldo Melucci durante i lavori del tavolo istituzionale del Cis. Una domanda rivolta esplicitamente alla compagine di governo che ha trovato una  risposta netta da parte del vicepremier Di Maio: non esiste un piano B.
     
    Con questa lapidaria affermazione il leader del Movimento 5 Stelle ha voluto dire che non considera questa opzione praticabile. Perché? Di Maio lo spiega così: "L'immunità penale non era nell'accordo con ArcelorMittal quindi non ci si può lamentare che questa ora venga eliminata". Allo stesso tempo, tuttavia, riconosce il ministro dello Sviluppo economico, il gruppo-franco indiano ha tutto il diritto di chiedere la cassa integrazione. "Se ne può avvalere - sono state le sue parole - per contratto".
     
    Ciò non toglie che Di Maio voglia vederci chiaro. Non lo convince il numero delle unità coinvolte nella procedura. Un numero non rapportato a quello del decremento della produzione che si vuole adottare. Sarà questo - pare di capire - l'argomento principe al tavolo che si svolgerà presso il Mise. Lo spettro della cassa appare quindi inevitabile, ma si potrebbe lavorare ad una limatura sui numeri. 
     
    Infine, Di Maio ha ricordato che di una ripresa del mercato dell'acciaio a partire dai prossimi anni e dei danni che il conflitto commerciale Usa-Cina avrebbe potuto provocare si parlava già lo scorso anno al momento del suo insediamento al ministero e della stipula dell'accordo per la cessione dell'ex Ilva. Con questo, l'esponente di governo intende ribadire che i dati macroeconomici e quelli di scenario erano noti da tempo e non possono essere branditi come scusa, da parte del gestore dell'azienda, per defilarsi dall'impegno che si è assunto.

     

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