Venerdì, 07 Agosto 2020

    L'augurio dell'arcivescovo per il 2015: «camminiamo insieme, uniti verso un futuro diverso»

    L'arcivescovo di Taranto Monsignor Filippo Santoro, rivolge il suo messaggio di auguri per un buon 2015, all'intera comunità ionica.

    «Ad un’analisi veloce il 2014 non sembra sia stato un anno ottimale. Non mi riferisco esclusivamente alla crisi economica, né tantomeno al caso Ilva. - queste le sue parole- La prima immagine che affiora alla mia mente in questo 2014 sono i numerosi e costanti episodi di suicidio che ci hanno raccontato una Taranto sotterranea, fatta di solitudini, di depressioni, di isolamenti. Una realtà drammatica ancora tutta da interpretare. Ho negli occhi la bara bianca di Marco, il giovane di Monteparano assassinato dal fratello, che ci ha raccontato come in tanti altri posti d’Italia, gli orrori che possono accadere nell’ambito familiare. Si è affacciata in maniera inquietante anche l’antica ombra della criminalità, delle organizzazioni di stampo mafioso». Santoro ricorda anche i tanti presidi di scioperanti e le molte vertenze di lavoro che hanno trovato ascolto in episcopio.

    «Nella battaglia della vita non siamo soli. - dice- Il nostro sguardo di fede ci porta a ringraziare per tanti operatori di bene, nella Chiesa e nella società; per i giorni che ci aspettano, per la possibilità di percorrere la strada della conversione e della speranza, perché possiamo diventare noi stessi strumenti di cambiamento e di miglioramento».
    L'alto prelato per il 2015 non desidera niente per sé, ma «per questa terra invoco da Dio il dono dell’unità e la volontà di costruire insieme, protesi verso il futuro e non ingabbiati nella comoda ma sterile situazione del passato. - continua- C’è uno spirito di diffidenza che ancora non ci rende unanimi sui fronti delle grande sfide, come quella della salute, dell’ambiente e del lavoro».
    Poi aggiunge, «raccogliamo dall’esperienza passata quello che c’è da raccogliere, quello imparato a caro prezzo e cioè il valore della vita e a ricusare ogni forma di ricatto occupazionale. Le ultime vicende del Governo ci spronano a giocare una partita, cominciando con il cogliere gli elementi positivi. Abbiamo infatti accoratamente chiesto, per mesi, una presa in carico dello Stato inerente dello stabilimento, che si mettessero in campo tutte le risorse necessarie per una realtà industriale che non è solo drammaticamente tarantina ma italiana. - dichiara Santoro- Abbiamo però anche imparato via via a conoscere, a scoprire, in tutta la sua complessità e criticità, il dramma ambientale: dall’aria, al sottosuolo, al mare. Si è finalmente mostrato un nuovo interesse per i bambini pensando ad un centro tumori infantile, ma occorre togliere o sanare la causa dell’inquinamento».
    Per questo «il risanamento e la ricerca di nuove tecnologie ecocompatibili, sempre più urgenti, non devono essere subordinati o procrastinati in ordine di tempo, di velocità, di importanza».
    Poi aggiunge, «nel 2014 probabilmente abbiamo distolto lo sguardo dal punto di vista economico dall’Ilva, magari relativizzandolo e abbiamo cominciato a considerare altre fonti, altre possibilità o priorità per il futuro. Sebbene solo inizialmente, o timidamente, abbiamo considerato in maniera più sistematica il recupero della Città Vecchia, il rilancio turistico, le aziende agricole, le piccole e medie imprese. Invito a non soffocare i germogli di bene con lo scoraggiamento e la solita diffidenza».
    A tutti quindi l'arcivescovo augura un 2015 di speranza,«quella virtù che si concretizza e rende a noi il dono della comunione».

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