Lunedì, 23 Ottobre 2017

    Migranti, la diocesi prende le distanze da don Luigi Larizza In evidenza

    Foto di repertorio Foto di repertorio Foto Studio Renato Ingenito

    La posizione di don Luigi Larizza, parroco tarantino, in tema di accoglienza dei migranti, non è quella della Curia di Taranto. Lo specifica l’arcivescovo monsignor Filippo Santoro.

    La diocesi, come si legge su Agensir, prende nuovamente le distanze dal sacerdote che sulla sua pagina Facebook qualche giorno fa aveva ipotizzato l’utilizzo delle armi da parte delle forze dell’ordine, contro i migranti che a Napoli li avevano accerchiati nel tentativo di evitare un fermo.
    “La diocesi va da tutt’altra parte. L’accoglienza, l’ho ribadito in più occasioni, non conosce distinguo di etnia, di razza, di colore. Ho invitato più volte don Luigi ad essere più equilibrato nell’esprimere giudizi e prendere posizioni. Lo farò ancora. La sua idea non è quella della diocesi. Come Curia – prosegue Santoro – abbiamo destinato l’ex convento delle suore carmelitane di Poggio Galeso proprio agli immigrati. È una delle opere di misericordia che Papa Francesco aveva chiesto in occasione del Giubileo e, sempre in quest’ottica, è quasi pronto Palazzo Santa Croce, accanto all’episcopio, in Città Vecchia. Un centro che accoglierà senza fissa dimora con 60 posti letto, una mensa e appartamenti per minori e ragazze madri. E se saranno bianchi o neri, tarantini o no, non ci interesserà. I poveri, gli emarginati, vanno aiutati tutti. E non lo dico io, lo dice il Vangelo”.

    Sulla questione è intervenuto anche l'onorevole Ludovico Vico.
    “Ho sottoposto all'attenzione del Ministro degli Esteri, Angelino Alfano, la questione relativa alla riflessione choc pubblicata sul proprio profilo fb da Don Luigi Larizza, parroco tarantino, il quale invita i militari ad usare le armi contro i migranti. Tale “proposta” da parte di un uomo di Chiesa, non è da derubricare a semplice "folklore". Purtroppo – prosegue- non è la prima volta che il prelato si rende protagonista di casi simili e lo stesso vescovo della diocesi di competenze ha evidenziato nelle sue dichiarazioni alla stampa una sorta di impotenza nell'arginare questo pericoloso protagonismo. Il punto è che non si tratta solo di una questione di fede e quindi interna alla Chiesa, ma investe ambiti civili e pubblici su un tema molto sensibile. È per questo che, anche in ragione degli accordi intercorrenti con lo Stato Italiano è indispensabile e non più rinviabile un intervento ufficiale dei canali diplomatici. Non esistono zone franche, nè sui social nè tanto meno nello Stato italiano, per propagandare odio e violenza”.

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