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Un nuovo modo di fare turismo: l'idea di Irene Lamanna per rilanciare Taranto

“Oggi c’è un nuovo modo di fare turismo, ed è a quello che dobbiamo auspicare”. Irene Lamanna, presidente dell’Associazione Taranto Turismo illustra una nuova strada da intraprendere se si vuole fare di Taranto una meta turistica a 360 gradi.

Secondo quanto riferisce Lamanna, «i turisti, soprattutto stranieri, scelgono ormai le strutture extralberghiere perché oltre a voler vivere le bellezze del territorio, vogliono calarci nella cultura e civiltà da cui sono ospitati – spiega -. Questa è una tendenza europea che si sta facendo strada anche da noi. Il turista vuole vivere il rapporto umano e col territorio, assaporare sotto ogni aspetta la cultura che li ospita ed entrane a far parte, per una crescita e uno sviluppo personale. Da qualche tempo si è dunque sviluppato un nuovo modo di viaggiare dove il gestore ospitante ha un ruolo fondamentale. Infatti in questa nuova richiesta non solo chi ospita è importante per la buona tenuta della struttura, ma per l’intero soggiorno. Deve essere per il viaggiatore una sorta di guida, di vicino di casa sempre presente. Deve trattare il turista come un vecchio amico di famiglia. Questo gia’ accade in parte con il B&B, ma deve essere ancora più chiaro ed evidente nella nuova concezione di albergo diffuso che ormai sta invadendo il mondo turistico».

Irene Lamanna si riferisce al progetto messo in campo da Giancarlo Dall’Ara, docente di marketing nel turismo e consulente di regioni italiane per lo sviluppo del turismo. L'albergo diffuso è «un'impresa ricettiva alberghiera situata in un unico centro abitato, formata da più stabili vicini fra loro, con gestione unitaria e in grado di fornire servizi di standard alberghiero a tutti gli ospiti», così come riferisce lo stesso Dall'Ara.
In estrema sintesi si tratta di una proposta concepita per offrire agli ospiti l’esperienza di vita di un centro storico di una città o di un paese, potendo contare su tutti i servizi alberghieri, cioè su accoglienza, assistenza, ristorazione, spazi e servizi comuni per gli ospiti, alloggiando in case e camere che distano non oltre 200 metri dal “cuore” dell’albergo diffuso: lo stabile nel quale sono situati la reception, gli ambienti comuni, l’area ristoro. Si tratta di un modello di sviluppo del territorio che non crea impatto ambientale. Per dare vita ad un Albergo Diffuso infatti non è necessario costruire niente, dato che ci si limita a recuperare e ristrutturare e a mettere in rete quello che esiste già. Inoltre funge da “presidio sociale” e anima i centri storici stimolando iniziative e coinvolgendo i produttori locali considerati come componente chiave dell’offerta. Grazie all’autenticità della proposta, alla vicinanza delle strutture che lo compongono, e alla presenza di una comunità di residenti questa nuova idea riesce a proporre più che un soggiorno, uno stile di vita. E poiché offrire uno stile di vita è spesso indipendente dal clima, l’albergo diffuso è fortemente destagionalizzato, può generare indotto economico e può offrire un contributo per evitare lo spopolamento dei borghi.
«Credo che Taranto si presti molto bene a questa nuova idea di turismo – riferisce Lamanna -. Abbiamo una città vecchia bellissima da riprendere e far rivivere. Basterebbe affidare ad un’agenzia progettuale dello sviluppo turistico così come hanno fatto per esempio Ferrara e l’Aquila. Una nuova umile proposta di ATT per il marketing territoriale che si affianca alla strutture turistiche già presenti in città, fornendo al viaggiatore più possibilità di scelta. Questo non per esigenze di visibilità, - conclude- quanto per l’affetto verso il territorio in cui siamo nati, in cui viviamo e in cui crediamo».

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