Domenica, 15 Settembre 2019

    Amianto, un problema da non sottovalutare: a Taranto ci si ammala 5 volte di più

    «A Taranto, città martoriata, non c'è solo l'Ilva a fare paura». È il messaggio che ha lanciato l'Osservatorio Nazionale Amianto (Ona) nel corso di un seminario, nel salone di Rappresentanza della Provincia di Taranto, per affrontare la problematica amianto, un'emergenza non solo sanitaria e giudiziaria ma anche ambientale e sociale.

    Quello che si è svolto a Taranto in mattinata, è solo il primo appuntamento di una serie di incontri che si svolgeranno fino a Domenica 16 ottobre in Puglia. Sono previsti infatti, tre giorni di dibattiti, insieme ad esperti, studiosi, medici, avvocati, rappresentanti istituzionali. Si tratta di una maratona promossa dall'Osservatorio nazionale Amianto (Ona) che toccherà anche Brindisi, Bari e Foggia, “tutte le principali città pugliesi che soffrono un alto numero di casi di patologie asbesto correlate, e un inquinamento dei territori che getta un’ombra funesta anche sul futuro delle prossime generazioni”. 

    «Si è scelto di partire da Taranto perché è qui che si è pagato un altissimo tributo in termini di salute e inquinamento ambientale. - commenta Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto - È stata infatti riscontrata la presenza, sulle unità navali della Marina Militare, di ingenti quantitativi di amianto, materiale altamente pericoloso che dunque viene inalato dai lavoratori. Il problema a Taranto - aggiunge- non è solo legato all'Ilva. Si concentrano una serie di emergenze ambientali e sanitarie, spesso sottovalutate, frutto dell'incapacità politica locale e nazionale ad affrontarle e risolverle. È necessario un diverso approccio da parte delle istituzioni. Questi problemi non possono essere risolti solo con le azioni giudiziarie repressive di reati o con gli interventi sanitari di cura dei cittadini che a causa della contaminazione dei luoghi di lavoro e dei luoghi di vita, si sono ammalati e si continueranno ad ammalare».

    I dati epidemiologici
    Secondo il Registro mesoteliomi nella Regione Puglia, «i mesoteliomi ufficialmente registrati sono stati 935, nel periodo tra il 1993 e il 2012 (dal 2010 al 2012 i dati sono parziali). Un numero che corrisponde al 4,4% del mesoteliomi registrati nel Paese. Nel 65,5% dei casi, il mesotelioma è stato causato da esposizione all'amianto di tipo professionale». Nello specifico, «i morti per mesotelioma nella città di Taranto, tra il 2006 e il 2011, sono la metà di quelli censiti nell’intera Puglia dal Registro regionale. Centoventuno morti solo di mesotelioma, di cui 99 uomini e 22 donne».
    Ed ancora viene specificato che, «a Taranto si registrano 20 casi di mesotelioma all'anno, con un'incidenza cinque volte superiore all'attesa».
    «L'insorgenza del mesotelioma è solo la punta dell'iceberg: l'amianto infatti è in grado di determinare patologie fibrotiche, tra le quali l'asbestosi, le placche pleuriche, gli ispessimenti pleurici, complicazioni cardiovascolari e cardiocircolatori, e diverse patologie neoplastiche», spiega Bonanni.
    L'Ona, alla luce di questi drammatici dati, ha deciso di rafforzare la sua presenza sul territorio tarantino. Si è dunque costituito il Comitato Ona di Taranto al quale hanno aderito dipendenti ed ex dipendenti della Marina Militare che hanno scoperto di aver contratto patologie asbesto correlate, come placche pleuriche, noduli polmonari e ispessimenti dell'interstizio.

    L'osservatorio Nazionale Amianto ha inoltre fatto sapere che proporrà al Governo di implementare il fondo Inail vittime dell'amianto. Il Governatore della Puglia Michele Emiliano, in collegamento Skype, si è detto pronto a sostenere la proposta perché «doverosa considerati i drammi che ha subito la Puglia. Come sindaco di Bari- ha detto- ho portato avanti una dura battaglia per il disinquinamento del sito Fibronit che ha prodotto tantissimi decessi per mesotelioma pleurico. Mi auguro che il Governo prenda in mano la situazione».

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