Venerdì, 18 Ottobre 2019

    Crisi dell'acciaio, Mittal chiede altre 13 settimane di cassa integrazione In evidenza

    Si prospettano altre 13 settimane della cassa integrazione nello stabilimento ArcelorMittal di Taranto. Ad essere coinvolte sono 1100 unità per le quali sono stati richiesti gli ammortizzatori sociali. Così, da ottobre, non vi sarà un ritorno ai regimi lavorativi precedenti. La decisione è stata ufficializzata oggi ai sindacati e alla cittadinanza con una nota stampa.



    A giugno, quando ArcelorMittal paventò l'ipotesi di un ricorso alla cassa integrazione ordinaria, si registrò la levata di scudi delle sigle dei metalmeccanici. Queste, tuttavia, non riuscirono a far compiere alcun passo indietro all'azienda, ferma nel proprio intento. Secondo la multinazionale franco-indiana gli ammortizzatori erano necessari in virtù della flessione del mercato dell'acciaio registrata a livello internazionale.

    Oggi la situazione non pare essere migliorata. Fim, Fiom e Uilm vogliono imboccare la via del dialogo per abbassare i numeri delle unità coinvolte anche in virtù delle necessità manutentive degli impianti. Una soluzione prospettata anche nell'ultimo vertice al Mise seguito all'incidente mortale del 10 luglio al quarto sporgente dello scalo ionico. L'assenza di un Governo nel pieno dei propri poteri non giova e indebolisce i rappresentanti dei lavoratori che non possono contare su una sponda politica legittimata. E nelle prossime ore capiremo se tra i lavoratori monterà l'insoddisfazione per questa ulteriore perdita di potere d'acquisto dei propri salari.

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