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Si dovrà necessariamente arrivare ad un accordo per sbrogliare il pasticciaccio legato all’area destinata a parcheggio nella zona antistante la spiaggia di Saint Bon, ricadente nel tratto costiero di Lama, tra chi gestisce lo stabilimento balneare e la società privata che ha acquistato l’area dove insiste la Fortezza Saint Bon per continuare ad assicurare l’accesso alla spiaggia.

Dopo vent’anni, infatti, è arrivato a conclusione un  contenzioso tra il ministero della Difesa, che aveva proposto ricorso contro una sentenza della Corte di Appello di Lecce, e la società che aveva acquistato l’area dove insiste la Fortezza Saint Bon, conosciuta anche come Batteria Lamia o Batteria ammiraglio Saint Bon.

La sentenza della Corte di Cassazione dello scorso 24 ottobre (n° 28248) ha posto fine alla vertenza rigettando, appunto, il ricorso contro la sentenza della Corte di Appello di Lecce presentato dal ministero della Difesa confermando il passaggio delle aree contestate alla società privata. In sintesi, la spiaggia di Saint Bon non è più accessibile ai lavoratori civili della Difesa e il suo futuro sembra orientato verso una privatizzazione, salvo eventuali interventi politici o amministrativi.

Per oltre vent’anni, la spiaggia è stata oggetto di una disputa tra il ministero della Difesa e una società privata, a causa di un errore nella planimetria che sarebbe stato attribuito a Marigenimil Taranto, l’ente militare responsabile della gestione delle aree marittime. Questo errore ha riguardato in particolare il parcheggio e la strada di accesso allo stabilimento balneare che sono stati erroneamente inclusi in una cessione immobiliare. La vicenda ha avuto un impatto diretto sui dipendenti civili della Difesa, che da decenni usufruivano della spiaggia come beneficio sociale.

Una decisione, quella della Corte di Cassazione che ha scritto definitivamente la parola fine ritenendo perfezionata la promessa di vendita considerando efficace la planimetria che fu presentata all’epoca. L’area dove sorge la Fortezza Saint Bon fu messa in vendita perché rientrava tra i beni di proprietà della Marina militare soggetti a dismissione. Sentenza che, nei giorni scorsi, ha fatto insorgere la segreteria nazionale e territoriali dalla Cisl Funzione pubblica, i cui segretari, Massimo Ferri e Umberto Renna, hanno bollato l’intera vicenda come «un’ingiustizia consumata  ai danni dei dipendenti della Difesa» e come «uno schiaffo alla città e a chi cerca  di rendere accessibile i servizi di benessere sociale ai lavoratori monoreddito calmierando anche i prezzi del territorio».

A rendere più intricata la vicenda ci sarebbe il fatto che anche la spiaggia asservita alla Fortezza potrebbe essere poi data in gestione a chi ha acquistato il bene per ristrutturarlo e rilanciarne le potenzialità. Non solo. L’area antistante la spiaggia di Saint Bon è tra quelle che rientrano nel progetto della Metropolitana del mare nato dall’idea di creare una rete di collegamenti marittimi che sfrutti le idrovie e gli approdi esistenti per facilitare gli spostamenti lungo la costa ionica.

La Giunta comunale guidata all’epoca dal sindaco Rinaldo Melucci, aveva approvato un atto di indirizzo per elaborare il progetto di fattibilità tecnico-economica di un sistema di navigazione interna, inserito nel Piano urbano della mobilità sostenibile (Pums). Questo sistema prevede l’integrazione tra trasporto pubblico terrestre e marittimo, con l’obiettivo di ridurre il traffico urbano, migliorare la qualità della vita e valorizzare il patrimonio costiero. Il progetto includeva il ripristino e l’adeguamento del pontile Rota, giù al Lungomare, destinato a diventare uno dei principali punti di imbarco, e la creazione di parcheggi di scambio nelle zone periferiche come Croce e Cimino.

 

La Fortezza Saint Bon

La fortezza Saint Bon di Taranto, conosciuta anche come Batteria costiera Ammiraglio Saint Bon, è un affascinante esempio di architettura militare risalente al periodo tra le due guerre mondiali, oggi purtroppo in stato di abbandono.

Situata lungo la litoranea salentina, nella zona di Lama, la batteria Saint Bon fu costruita come parte del sistema difensivo costiero italiano. Il suo nome rende omaggio all’ammiraglio Simone Saint Bon, figura di spicco della Marina italiana del XIX secolo, noto per aver promosso la modernizzazione della flotta e per il suo ruolo nella difesa navale del Regno d’Italia.

La struttura era originariamente conosciuta come Batteria Lamia, ma fu poi ribattezzata in onore dell’ammiraglio. Si trattava di una postazione strategica, pensata per proteggere l’accesso al Mar Grande e al porto di Taranto, sede dell’Arsenale Militare Marittimo. La batteria era dotata di cannoni e sistemi di avvistamento, e faceva parte di un più ampio sistema di fortificazioni che includeva altre postazioni lungo la costa ionica.

Durante la Seconda guerra mondiale, la batteria Saint Bon ebbe un ruolo marginale, ma rimase attiva come presidio militare fino agli anni ’60. Con il progressivo disarmo delle postazioni costiere e la trasformazione delle strategie difensive, la struttura fu dismessa e lasciata al degrado. Oggi, la batteria è considerata un “luogo militare abbandonato”, ma conserva un grande valore storico e architettonico.

Negli ultimi anni, diverse associazioni locali e appassionati di storia militare hanno proposto la sua riqualificazione, immaginando un futuro turistico e culturale per il sito. La sua posizione panoramica sulla baia di Tramontone e la presenza di tunnel sotterranei e ambienti fortificati la rendono un luogo ideale per visite guidate, percorsi didattici e iniziative di valorizzazione.

La costruzione della nuova batteria costiera iniziò immediatamente dopo l'approvazione del progetto esecutivo, emesso con un dispaccio ministeriale il 18 ottobre 1909, e procedette a ritmo sostenuto, nonostante le sfide poste dalla necessità di trasportare materiali in un'area tanto inospitale e di lavorare il carparo, una pietra locale abbondante ma difficile da lavorare. I lavori proseguirono anche di notte per accelerare la costruzione, e si optò per armamenti temporanei provenienti da altre batterie mentre si attendeva l'arrivo dell'armamento definitivo.

Di fronte alle difficoltà tecniche e al fine di ridurre i tempi e i costi, si decise di elevare il piano di costruzione della batteria di 1,50 metri rispetto al progetto originale, portando l'altezza del terrapieno da 25 a 26 metri sopra il livello del mare. Questa modifica non solo risolveva il problema dei lavori di sbancamento su terreni rocciosi ma contribuiva anche a migliorare la posizione strategica della batteria. La costruzione fu completata nel giugno del 1911, superando le sfide logistiche e ambientali e rafforzando in modo significativo la difesa costiera di Taranto nel settore sud.

 

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