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Taranto si prepara a guardare il mare con occhi nuovi. Non più soltanto come luogo di traffici e infrastrutture, ma come spazio strategico in cui si gioca una parte decisiva della transizione energetica italiana.

Per due giorni, il porto e la città sono diventate il centro di un confronto nazionale ed europeo sul futuro della Blue Economy, trasformandosi in un laboratorio aperto in cui istituzioni, università, imprese ed esperti provano a immaginare come i porti possano diventare veri hub del cambiamento. Con questo intento il Dipartimento Jonico dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro ha ospitato il convegno “Porti, energia e sviluppo sostenibile”, primo appuntamento di un ciclo dedicato alla trasformazione sostenibile del territorio ionico. L’obiettivo è chiaro: costruire un modello di Blue Economy capace di generare valore reale per la comunità e per l’ambiente, mettendo al centro il ruolo dei porti come snodi non solo commerciali, ma energetici, tecnologici e strategici.
L’iniziativa, promossa dall’Università di Bari insieme all’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio e con il patrocinio del Comune di Taranto, ha riunito un parterre di alto livello per discutere delle nuove funzioni che i porti stanno assumendo in Europa. «Da snodi commerciali a hub del cambiamento», hanno spiegato gli organizzatori, sottolineando come la portualità sia oggi chiamata a creare sinergie con i settori chiave della transizione energetica. Il programma si è articolato in due giornate tematiche: la prima dedicata al porto come piattaforma per la transizione energetica, la seconda focalizzata sull’eolico offshore, uno dei settori più promettenti per la produzione di energia pulita. Il confronto ha toccato l’evoluzione della portualità italiana, le prospettive di sviluppo sostenibile e le opportunità legate alle nuove tecnologie, con un’attenzione particolare al ruolo che Taranto può giocare in questo scenario.
È proprio sul porto ionico che si è concentrata la prima giornata, aperta dall’intervento della viceministra all’Ambiente e alla Sicurezza energetica, Vannia Gava. La rappresentante del governo ha ricordato come i porti italiani siano «un nodo strategico per l’economia del Paese» e come sia necessario valorizzarli e sostenerli nel percorso verso la sostenibilità. Taranto, ha sottolineato, è stato individuato dal decreto di luglio 2025 come uno dei quattro scali nazionali idonei allo sviluppo dell’eolico offshore, con un finanziamento di 28 milioni di euro. Una scelta che, nelle parole della viceministra, apre la strada a politiche industriali capaci di rafforzare la filiera delle imprese e generare nuova occupazione, anche grazie all’interesse crescente degli operatori del settore delle rinnovabili.
Gava ha richiamato anche il quadro europeo, ricordando il dialogo in corso con Bruxelles sulla revisione della direttiva ETS prevista per giugno 2026. «Non possiamo permettere delocalizzazioni dei traffici portuali», ha affermato, ribadendo l’impegno del governo a proporre modifiche che tutelino la competitività degli scali italiani. La viceministra ha poi illustrato le misure adottate per accelerare i progetti legati alla transizione energetica: semplificazioni normative, aggiornamento delle linee guida sui dragaggi, il nuovo decreto interferenze per agevolare le bonifiche, fino all’attesa del parere del Consiglio di Stato sulla movimentazione di terre e rocce da scavo. «Mettere risorse non basta se poi non diamo la possibilità di spenderle», ha osservato, insistendo sulla necessità di ridurre vincoli e burocrazia per consentire ai porti di cogliere appieno le opportunità della transizione.
A seguire è intervenuto il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, Giovanni Gugliotti, che ha confermato come Taranto stia già lavorando per trasformarsi in un polo dell’eolico offshore. «Stiamo provando a diversificare», ha spiegato, ricordando che la progettazione è in corso e che si attende l’avvio dei lavori per il consolidamento della banchina destinata all’assemblaggio delle componenti delle pale eoliche. Un passaggio considerato decisivo per rilanciare lo scalo e inserirlo stabilmente nella filiera delle rinnovabili, in linea con la strategia di decarbonizzazione e modernizzazione energetica dell’Autorità portuale.
Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha infine allargato lo sguardo alla dimensione urbana e sociale dello sviluppo portuale. «La nostra è una città piena di opportunità e deve utilizzare la risorsa mare in tutte le sue forme», ha affermato, indicando nel porto uno dei pilastri della nuova economia cittadina. Non solo traffico merci, dunque, ma anche turismo crocieristico, innovazione e soprattutto energie rinnovabili. Bitetti ha richiamato l’importanza degli investimenti offshore e delle attività produttive collegate, sottolineando come la sfida sia anche demografica: migliorare la qualità della vita, creare lavoro qualificato e trattenere i giovani.
La prima giornata del convegno si è chiusa con un messaggio condiviso: Taranto può diventare un laboratorio nazionale della transizione energetica, un porto capace di attrarre investimenti, innovare e generare sviluppo sostenibile. La trasformazione è già in corso, ma richiede continuità, cooperazione istituzionale e un impegno costante per rendere il porto uno snodo strategico non solo per l’economia, ma per un nuovo modello di futuro.

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