Giovedì, 29 Settembre 2022

    Acciaierie d’Italia: salta accordo azienda-sindacati sulla CIGS

    Saltato l’accordo sulla cassa integrazione straordinaria dei lavoratori di Acciaierie d’Italia. Fumata nera dopo il lunghissimo incontro tra azienda e sindacati che si è tenuto a Roma nella sede del ministero del Lavoro. Dure le repliche dei sindacati

    USB Taranto

    L'azienda getta la maschera e mostra che in realtà i numeri di cassa sono esuberi strutturali. Abbassate le unità da porre in cassa integrazione da 3000 a 2750 e riconosciuto solo il rateo della tredicesima. Ma per l'azienda il tutto mira a realizzare il nuovo piano industriale, di cui ignoriamo i contenuti, e che vede esclusi i 1700 ex Ilva in As; noi invece abbiamo ben presente l'accordo del 2018 secondo cui, con una produzione superiore a 6 e fino a 8 milioni di tonnellate, andavano richiamati i 1.700.
    Se avessimo firmato questa cassa integrazione, avremmo certificato l'uscita di scena dei 1.700 lavoratori.
    Avevamo mostrato disponibilità a sottoscrivere, con un altro ammortizzatore sociale, un accordo che prevedeva integrazione salariale, riconoscimento dei ratei e rotazione, oltre all'applicazione dell'Accordo di Programma anche per i lavoratori dello stabilimento di Genova, esistente dal 2005. Caduta nel vuoto anche la nostra richiesta di aprire urgentemente un tavolo sull'appalto per affrontare e risolvere la grave situazione in cui si trova il tessuto economico costituito dalle aziende che ruotano attorno alla fabbrica, e per risollevare i tanti lavoratori che purtroppo non vengono pagati puntualmente come diretta conseguenza proprio dei ritardi di Acciaierie d’Italia nei confronti delle aziende dell'appalto.
    Ma il confronto odierno dimostra purtroppo ancora una volta quanto il Governo sia assente in questa trattativa e quanto l'azienda sia distante dalle esigenze dei lavoratori.
    Questo è inaccettabile, il tavolo si è dunque concluso con un mancato accordo.
    Si registra intanto una buona notizia: convocato dal presidente della task force regionale Leo Caroli e dall'assessore regionale al Lavoro Sebastiano Leo per l'8 aprile alle 15, il tavolo per i Lpu, proprio per i lavoratori in amministrazione straordinaria.

    UGL Taranto

    Concluso da poche ore l’esame congiunto tra Azienda e OO.SS previsto dall’art. 24 del d.lgs,n 148/2015, avviato in data 16 marzo u.s, con un mancato accordo, nonostante le discussioni e gli intenti da parte dell’Azienda dì ridurre il numero dei lavoratori coinvolti dagli ammortizzatori sociali da 3000 a 2750 e concedendo la maturazione dei ratei della 13a mensilità.
    Il segretario nazionale UGL Metalmeccanici Antonio Spera ed il vice segretario nazionale con delega alla siderurgia Daniele Francescangeli dichiarano: l’azienda si è arroccata sulle sue posizioni sulla richiesta di cigs. Le garanzie richieste dalla Ugl Metalmeccanici che dovevano essere propedeutiche a traguardare l’apertura dell’ammortizzatore sociale per dodici mesi non sono arrivate, svelando così le reali intenzioni dell’azienda, che invece voleva nei fatti una ristrutturazione che traguardasse il 2025. Su queste premesse emerge inevitabilmente un mancato accordo.
    Le OO.SS hanno perseverato per comprendere le fondate ragioni e la vera attuabilità della Cigs probabilmente inapplicabile soprattutto considerando il regime produttivo, come dichiarato dall’Azienda, in fase di incremento immediato, ipotizzando una produzione per il 2022 di circa 6 milioni di tonnellate, per giungere poi ad 8 milioni nel 2025, tempo massimo previsto dal piano industriale per la riorganizzazione.
    La RSU UGL Alessandro DIPINO - le troppe incognite nel modo e nei tempi dì realizzazione del suddetto piano industriale e della ristrutturazione organizzativa, hanno destato non poche perplessità alla UGL, soprattutto in riferimento al reintegro dì tutti i Lavoratori coinvolti nella procedura in essere. Riteniamo valido l’unico accordo sottoscritto nel settembre del 2018 presso il Mise, in cui abbiamo ben definito la salvaguardia dì tutti i Lavoratori puntando ad una produzione eco compatibile che tuteli l’ambiente e la salute dei cittadini. Tale accordo, con un piano industriale di quasi 7 anni, prevedeva un rientro della forza lavoro direttamente proporzionale alla salita della produzione, col reintegro dei Lavoratori Ilva in AS, mai iniziato.
    Rimane il fatto che saremo spettatori attivi, in attesa di verificare come ed in quali tempi Acciaierie d'Italia agirà per portare la produzione a 6 milioni di tonnellate, considerando che la stessa Azienda ha dichiarato che allo stato attuale siano in marcia i 3 Altoforni, 2 Acciaierie, il Treno Nastri 2 ed in ripartenza il Treno Nastri 1, il Treno Lamiere e molte delle linee a freddo. Resta l'amaro in bocca per non essere riusciti a trasmettere ad Acciaierie d'Italia le intenzioni a salvaguardia dei lavoratori.
    A seguito di questo mancato accordo sulla CIGS, l’Azienda potrebbe applicare gli ammortizzatori sociali, unilateralmente, a scapito ancora una volta delle tanto desiderate relazioni industriali costruttive, frutto di contrattazione e confronto.
    Conclude il Segretario Generale UGL di Taranto Alessandro Calabrese - non dobbiamo dimenticare che in questa vertenze sono presenti rami d’azienda ove, una ristrutturazione dettata dai numeri generali ed una cassa integrazione per le medesime motivazioni, hanno generato una mancanza organica al limite di ogni ragione. Inoltre ricordiamoci che l’appalto non può essere considerato irrilevante, visti i numeri importanti sull’occupazione e che in questo momento subisce, mancati o ritardi di pagamento, nonostante la produzione in aumento. Il Ministro è l’unico che avrebbe il potere per farci giungere ad un accordo futuro a salvaguardia dei Lavoratori e degli investimenti statali, passati e futuri.

    Fim CISL

    “Durante la trattativa come sindacato abbiamo fatto il possibile per colmare le distanze che c’erano con l’azienda; sia sui numeri dei lavoratori che sarebbero stati interessati dalla procedura, che sulle modalità di gestione della stessa, nonché del trattamento dei ratei per i lavoratori posti in cassa questo perché ormai i loro salari sono stati falcidiati per troppi anni dagli strumenti di ammortizzatori sociali utilizzati”. Lo afferma il segretario nazionale Fim Cisl Valerio D’Alò, dopo il mancato accordo sulla cassa integrazione per il gruppo Acciaierie D’Italia (ex-Ilva).
    “Come Fim Cisl – aggiunge – pensavamo ad un piano transitorio per un anno, per poi capire cosa sarebbe successo dopo e sulla base della produzione modulare il numero delle persone interessate, l’azienda invece ha chiesto un piano su tre anni, all’interno dei quali rimettere in discussione anche i numeri sanciti nell’accordo sindacale del 2018 in cui la piena occupazione era sancita a 6 mln di tonnellate. In sostanza oggi l’azienda ci ha detto voleva produrre 2 milioni di tonnellate in più (arrivando a 8 mln di tonnellate), con lo stesso personale e quindi non aumentare gli organici. Per la Fim Cisl – conclude – il mancato accordo è stata una grande occasione persa a per rilanciare le relazioni industriali ed evitare che per l’ennesima volta l’azienda gestisca gli ammortizzatori sociali in maniera unilaterale”.

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