Martedì, 05 Luglio 2022

    Da Confindustria Taranto una lettera ai media. Lenoci: “Basta parlare di Taranto solo per l’inquinamento”

    La sezione metalmeccanica di Confindustria Taranto, costituita da più di 100 aziende che operano con diverse specializzazioni nel territorio tarantino, segue in questi giorni tutto quello che si sta producendo, dal punto di vista mediatico, in vista della manifestazione del 22 maggio.


    Ci riferiamo, in particolare, ai messaggi dei personaggi televisivi, che più di altri attraggono l’attenzione dell’opinione pubblica perché hanno un’immagine popolare e riconosciuta da tutti, come anche a recenti rubriche di approfondimento riproposte di recente sulle reti nazionali.
    Taranto ha visto la propria immagine di città operosa e ridente, affacciata su uno splendido golfo, deturpata e avvilita nel corso degli ultimi anni a causa di politiche egoistiche e miopi che hanno fatto leva su vecchi, ma reali, problemi che sono ormai, dal nostro osservatorio, in via di definitiva risoluzione.
    Ci riferiamo al dilemma salute/lavoro, più volte riportato in questi anni da tutti i media e ancora rilanciato nei social: ovvero, il problema dell’inquinamento causato, in passato, da una gestione spregiudicata degli impianti delle fabbriche presenti sul nostro territorio.
    In qualità di espressione di una parte del sistema imprenditoriale jonico, avulsa da qualsiasi logica politica, vorremmo con questa lettera portare la nostra esperienza per rappresentare un quadro quanto più esaustivo possibile della situazione riguardante il grande centro siderurgico presente da circa 60anni sul territorio, che abbiamo – spesso con grandi sacrifici – portato avanti anche con il nostro lavoro, e con una premessa: siamo convinti che le grandi fabbriche e tutte le altre realtà economiche presenti nella nostra città e nella nostra provincia siano assolutamente conciliabili e possano prosperare insieme.
    Con riferimento allo stabilimento siderurgico, i lavori AIA* (Autorizzazione Integrata Ambientale) sono stati puntualmente eseguiti dall’attuale gestore dello stabilimento (Acciaierie d’Italia S.p.A.) e si è ormai in una fase conclusiva essendo stati completati circa il 90% dei lavori previsti, quindi in anticipo rispetto alla scadenza dell’agosto 2023.
    Non tutti questi interventi sono visibili – come lo è la copertura integrale dei parchi minerari dello stabilimento siderurgico, visibile a tutti perché imponente – ma questo non vuol dire che non siano stati fatti.
    Se siamo qui a scriverlo, è perché molte delle nostre aziende hanno diretta contezza dei lavori effettuati, avendoli svolti in appalto. Queste imprese lavorano in acciaieria da anni, hanno percorso lo stabilimento palmo a palmo e quindi conoscono la fabbrica, su cui sono intervenuti (e ancora intervengono) per far sì che gli interventi di carattere ambientale vengano effettuati con tutti i crismi e gli accorgimenti già opportunamente definiti.
    Cosa vogliamo dire, quindi? Che a volte, anche messaggi come quelli che girano, che vorrebbero sostenere la città e il suo rilancio, per non parlare di alcuni servizi giornalistici, rischiano invece di produrre un effetto contrario, continuando a parlare di città martoriate e sempre di serie B. Taranto non è più la città inquinata di un tempo,è meta di turismo di qualità (vedi lo scalo di importanti compagnie crocieristiche nel porto), ed è vocata ad obiettivi di grande respiro nazionale, come i Giochi del Mediterraneo, e a progettualità legate ad un mare che le costanti bandiere blu certificano ogni anno fra i più belli d’Italia.
    Stiamo risorgendo. C’è ancora molto da lavorare ma ce la faremo. E continuare a raccontare la storia di una Taranto vittima solo di inquinamento non ci aiuta a risollevarci, anzi, infligge alla città un’ingiusta condanna a rimanere a vita un posto da cui fuggire.
    Quello che vogliamo è invitare i media, come anche i personaggi televisivi che si offrono come testimonial di un solo aspetto della città, ad essere testimoni di questa rinascita. Portarli qui, per raccontare tanti altri volti che troppo spesso vengono oscurati forse perché, semplicemente, fanno meno audience.

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