Giovedì, 29 Settembre 2022

    A Taranto un convegno sui reperti dei depositi del MarTA In evidenza

    Luoghi umidi, bui e impolverati, quasi mai accessibili al pubblico. Chi riuscirebbe a descrivere diversamente un deposito museale? Per queste case nascoste di tesori inestimabili, in realtà, in molte regioni d'Italia è in atto un'operazione di recupero e di valorizzazione.

    Alcuni depositi non sono solo luoghi di conservazione, ma anche dei laboratori di consultazione e di ricerca, aperti al pubblico. Nella mattina di domenica 3 ottobre, presso il Circolo Ufficiali di Taranto, la direttrice Eva Dell’Innocenti del Museo MarTa ha partecipato al convegno "Capolavori dietro le quinte, l'esperienza del Museo Archeologico di Taranto” per illustrare il percorso di ricerca, educazione, digitalizzazione e valorizzazione intrapreso per i depositi del Museo ionico. «L’anno prossimo – ha dichiarato Dell’Innocenti – vedrà la luce il progetto di digitalizzazione di 40 mila opere in open data e open source, di cui 33mila si trovano nei depositi. È una parte dei reperti che non è mai stata esposta al pubblico, che finalmente chiunque potrà conoscere». Un’idea innovativa, la quale fruizione del database sarà pubblica e gratuita. Il convegno è stato organizzato dall'Associazione Amici dei Musei di Taranto in collaborazione con il MarTA e il patrocinio della Fidam e della Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo.

    La situazione italiana rispetto l’organizzazione mondiale dei Musei
    L’incontro è stato organizzato in occasione della diciottesima giornata internazionale Fidam Federazione Italiana Amici dei Musei) e la presidente Patrizia De Luca ha spiegato che «la situazione italiana è in evoluzione. Nel 2019 in occasione de “La notte dei Musei” a Matera, sono stati presentati tanti progetti riguardanti anche i depositi. Molte strutture – continua De Luca - si stanno attrezzando per la messa in sicurezza e la digitalizzazione». La Pinacoteca di Brera è stato uno dei primi musei, negli anni ’80, a procedere con la riorganizzazione dei depositi e dal 2010 il laboratorio di restauro, al suo interno, è interamente visitabile al pubblico. Seguono Galleria Borghese e gli Uffizi, di cui i capolavori nei depositi sono visitabili su prenotazione. «L’Icom, l’organizzazione internazionale che rappresenta i musei, - conclude De Luca – mette a disposizione dei protocolli di Reorg (riorganizzazione) con cui si censiscono i beni e si procede con la riorganizzazione dei depositi a basso costo».

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