Giovedì, 29 Settembre 2022

    Tartarugaio: la Fondazione Taranto si costituisce parte civile

    By Ilaria Pagliarulo Giugno 30, 2014

    La Fondazione Taranto si costituirà parte civile, il prossimo 2 luglio, nel processo scaturito dall'inchiesta sui presunti abusi edilizi del taratarugaio di Taranto, su un tratto del Lungomare, sottostante la ringhiera.

     

    Il progetto iniziale, risale al 2004, e prevedeva la realizzazione de “L’Isola dei Delfini – Presidio Multinazionale di Sanità e Benessere della Fauna Marina Protetta”.

    Lo scorso luglio era stato posto sotto sequestro dalla Guardia di Finanza in quanto la struttura in fase di costruzione violava le norme edilizie ed ambientali.

     <<La struttura avrebbe accolto i delfini in difficoltà, per essere curati - commenta l'avvocato Enzo Gigante, presidente della Fondazione - Il delfinario sarebbe stato il secondo  centro in Europa per rilevanza internazionale>>.

    Una serie di impedimenti burocratici però, ne hanno ostacolato la realizzazione.

    «I lavori a seguito di contratto dovevano iniziare il 03 settembre 2004 e terminare il 16 aprile 2006,  furono sospesi la prima volta il 22 aprile 2005 sino a luglio dello stesso anno. - spiega Gigante - Dal 26 ottobre 2006 la sospensione divenne definitiva per il dissesto del Comune di Taranto».

    Solo quattro anni dopo, nel 2010,  il consiglio comunale di Taranto ritornò a parlare del progetto e nel  2012 con determina dirigenziale n.1390 del 20 aprile venne approvata una variante redatta dall’ingegner Gianfranco Tonti,direttore dei lavori, con la quale si attuava la conversione dell’impianto da “delfinario” a tartarugaio. Dal maggio 2012 i lavori ripresero a tutta velocità per interventi che riguardavano il fabbricato, la colmata, la trasformazione della costa. Per l'intervento di colmata mancavano le autorizzazioni della Regione Puglia, in assenza delle quali, a detta dell'avvocato Gigante «è lampante che tutto l’iter autorizzativo per la realizzazione di tale operazione risulta viziata  ab origine».

    L'ennesimo problema poi  << è che nessuno sembrava preoccuparsi della finalità da raggiungere e del costo delle attrezzature necessarie, – sottolinea Gigante -  mancando, a tal proposito, ogni indicazione. Solo dopo si venne a sapere che i costi, tra manutenzione dell’immobile e la sua funzionalità sarebbero dovuti ammontare a oltre un milione e centomila euro l'anno>>.

    Dopo il sequestro dell’immobile, l'anno successivo, su richiesta del P.M. Bruschi, il Comune di Taranto ne chiese il dissequestro ma le sue richieste anche in sede di riesame furono  rigettate. Dalle indagini emersero varie irregolarità, tra cui <<difformità dell’opera dalla concessione demaniale a cui deve rispondere l’ingegner Tonti in qualità di direttore dei lavori.  Emerge anche la responsabilità sia di Antonio Liscio, Cosimo De Leonardis, Pasquale Manfreda , Cataldo Russo, Antonio Mancini, Fabio Fago che in quanto autori del primo progetto dovevano garantire la legittimità sul piano urbanistico dell’opera, che degli architetti Antonio Liscio e Antonio Mancini in qualità di Responsabili Unici del Progetto. Infine  - conclude l’avvocato - è risultato mancante il parere relativo al vincolo paesaggistico>>.

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