Domenica, 07 Agosto 2022

    Gli opreratori del MArTA sul piede di guerra: protesta anche a Taranto davanti alla Prefettura In evidenza

    Nella mattinata di oggi, 4 luglio, protesta anche a Taranto davanti alla Prefettura “Contro l’abbandono del Ministero della Cultura”. Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa hanno proclamato lo stato di agitazione a livello nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori che operano nei luoghi di cultura italiani tra cui figura il frequentatissimo MArTA (l’utilizzo di vigilanza privata ha scongiurato in extremis la chiusura di domenica 3 luglio per carenza di operatori).

    Al centro della protesta, sottolineano i sindacati, la drammatica carenza di personale, con appena 10.567 dipendenti in servizio a fronte di una dotazione teorica di circa 19.000 unità, mentre sono fermi i concorsi al 19/21, con numeri peraltro insufficienti. Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa rivendicano quindi un piano straordinario di nuove assunzioni per il Ministero e, allo stesso tempo, denunciano un quadro di mancato rispetto del contratto, l’azzeramento del lavoro da remoto e il disinteresse con cui vengono affrontati i temi legati al Pnrr. Il MArTA, oggi è rimasto chiuso dalle 8:30 alle 14:00 per la mobilitazione del personale. “Mercoledì è in programma un tavolo nazionale a Roma, cosa che non accadeva da anni -ha spiegato Franco Villani, addetto alla vigilanza ed accoglienza del Museo MArTA-. Non è stato giusto tenere aperta la struttura usufruendo della vigilanza privata, visto che la tutela è affidata allo Stato e sarebbe un bel segnale se domenica prossima i vigilanti non ci fossero e il MArTA restasse chiuso. Qui a Taranto, oltre ad un problema di carenza di forza lavoro, c’è il nodo legato alla gestione del personale. Mai un pubblico grazie ai lavoratori per i sacrifici fatti nel tempo; tutti hanno pensato a mettersi le medaglie, ma nessun generale ha mai vinto le guerre senza i soldati. Porteremo avanti la nostra battaglia fino alla fine. I politici che dicono abbiamo evitato la chiusura domenicale del Museo dovrebbero vergognarsi”.

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