CRONACHE TARANTINE
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Senza una nuova Aia e senza l’accordo di programma entro luglio, il tribunale di Milano potrebbe decidere la chiusura dell’ex Ilva.
È quanto ha comunicato il ministro alle Imprese e al made in Italy, Adolfo Urso, nel corso della videocall di questa mattina, venerdì 27 giugno, con i segretari di Fim, Fiom, Uil, Usb e Ugl Metalmeccanici. Parole che non sono piaciute alle organizzazioni sindacali le cui segreterie territoriali, in particolare quelle di Fim, Fiom e Uilm, contestualmente hanno scritto al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, al presidente della Provincia di Taranto, Gianfranco Palmisano, ai sindaci di Taranto e Statte, Piero Bitetti e Fabio Spada, e al commissario dell’Autorità di sistema portuale del mar Ionio, Giovanni Gugliotti, chiedendo un incontro urgente sull’accordo di programma interistituzionale dal momento che, nei precedenti incontri, i rappresentanti dei lavoratori non sono stati mai coinvolti.
Non solo, al sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Alfredo Mantovano, le organizzazioni sindacali hanno chiesto la riattivazione urgente del tavolo a Palazzo Chigi.
Insomma, quella di oggi 27 giugno è stata una giornata difficile e carica di tensioni.
La video call con il ministro Adolfo Urso
La situazione prospettata dal ministro Urso alle organizzazioni sindacali di categoria dei metalmeccanici non sembrerebbe essere delle più rosee. La possibilità di chiusura di tutti gli altoforni entro la fine di luglio, non dando dunque certezza sul percorso di decarbonizzazione, potrebbe essere legata sia alla sentenza del Tribunale di Milano, che arriverà nei prossimi giorni, sia alla discussione con Regione, Provincia, comuni di Taranto e Statte, Autorità di sistema portuale sulla bozza dell’accordo di programma istituzionale che lo stesso ministro delle Imprese e del made in Italy ha sottoposto loro nei giorni scorsi. Bozza di accordo che è stata stoppata dai sindaci di Taranto e Statte e dal presidente della Provincia i quali non ne condividono i contenuti. L’accordo di programma, non va dimenticato, è propedeutico al rilascio della nuova Autorizzazione integrata ambientale e per essere operativo deve essere sottoscritto dai ministeri delle Imprese e del made in Italy, dell’Ambiente e sicurezza energetica, dell’Interno, dalla Regione Puglia, da Provincia e Comune di Taranto e dal Comune di Statte, dall’Autorità di sistema portuale del mar Ionio, da Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria.
Il ministro, inoltre, ha adombrato la possibilità, di fronte al diniego delle istituzioni locali a
Taranto di realizzazione degli impianti, che gli stessi siano realizzati altrove e addirittura il
ridimensionamento e la messa in discussione del futuro stesso degli stabilimenti.
Sindacati sul piede di guerra
Scarpa (Fiom): “Gravissime le dichiarazioni di Urso, si convochi urgentemente il tavolo a Palazzo Chigi”
«Prendiamo atto delle dichiarazioni del ministro Urso il quale ha comunicato la possibilità di chiusura di tutti gli altoforni entro la fine di luglio, non dando certezza sul percorso di decarbonizzazione ma una comunicazione così importante doveva avvenire presso Palazzo Chigi dove è istituito il tavolo permanente sull’ex Ilva».
Non ha peli sulla lingua Loris Scarpa, responsabile nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil, e non risparmia critiche al ministro delle Imprese e del made in Italy al quale subito dice: «come Fiom-Cgil non accetteremo soluzioni che prevedano la chiusura dell’azienda con ripercussioni pesanti sulle lavoratrici e i lavoratori e su tutta l’occupazione. Con le altre organizzazioni valuteremo le iniziative da intraprendere. Ancora una volta si dimostra l’incapacità della politica di risolvere il presente per affrontare il futuro».
E in considerazione della complessità della vicenda dell’ex Ilva, «è necessario – conclude Loris Scarpa - riportare con urgenza la discussione a Palazzo Chigi con tutti i soggetti istituzionali responsabili per garantire la continuità produttiva e la decarbonizzazione e per difendere l’occupazione, la salute, l’ambiente».
Uliano e D’Alò (Fim): “Le istituzioni locali non condannino un territorio alla desertificazione
Evitare una bomba sociale”
Per la Fim, rappresentata dal segretario generale Ferdinando Uliano e dal segretario nazionale Valerio D’Alò, «c’è una presa d’atto da cui non ci si può scostare: ovvero che c’è la pendenza di una sentenza del Tribunale di Milano che, se non saranno prese decisioni politiche su programma interistituzionale e conseguente autorizzazione Aia, deciderà le sorti dello stabilimento e dell’occupazione in via giudiziale. L’Aia, che tenga presente gli impatti ambientali – aggiungono Uliano e D’Alò -, deve passare necessariamente dalla realizzazione dei forni a gas, di impianti di Dri e di un desalinizzatore che gestisca la gestione delle acque in entrata, ed in scarico per lo stabilimento. Per ottenere questo ciclo di produzione è fondamentale gestire l’approvvigionamento di gas attraverso una nave rigassificatrice nel porto di Taranto».
E sul fatto che esista la possibilità che gli impianti siano realizzati altrove e addirittura del
ridimensionamento e la messa in discussione del futuro stesso dei stabilimenti, la Fim sottolinea come questo «potrebbe significare una pesantissima ricaduta sia sul piano occupazionale, sia per i
lavoratori dell’area a caldo oltre la minore possibilità di una loro ricollocazione. Bisogna lavorare insieme – sottolineano Uliano e D’Alò - perché i nuovi impianti, la nuova Ilva, costituiscano un rilancio e non un ulteriore prezzo da pagare. Le istituzioni locali - concludono i due segretari della Fim - devono avere la consapevolezza della responsabilità che devono esercitare per coniugare ambiente, sviluppo e occupazione. È indispensabile alzare il livello di interlocuzione istituzionale, a partire dal tavolo permanente presso palazzo Chigi, con il coinvolgimento di tutte le istituzioni locali».
Buonomo-Palombella (Uil-Uilm): “Inaccettabile scaricabarile, ognuno si assuma le proprie responsabilità per salvare migliaia di posti di lavoro”
«Non possiamo accettare un atteggiamento di scarico di responsabilità verso le organizzazioni sindacali, peraltro non presenti al tavolo sull’accordo di programma, rispetto al futuro dell’ex Ilva. Occorre una svolta immediata e radicale nella gestione di questa crisi. Non è più tollerabile che, dopo oltre un decennio, migliaia di lavoratrici e lavoratori continuino a vivere nell’incertezza, stretti tra emergenze ambientali, industriali e sociali».
È quanto hanno dichiarato la segretaria confederale della Uil, Vera Buonomo, e il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, al termine dell’incontro, svoltosi con il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, dedicato al futuro delle Acciaierie d’Italia.
«Dopo anni di denunce sulle condizioni disastrose degli impianti, sul mancato rinnovo dell’Aia, scaduta due anni fa e poi prorogata, il ministro Urso ci ha detto che senza una nuova Aia e senza l’accordo di programma entro luglio, il tribunale di Milano potrebbe decidere la chiusura dell’ex Ilva. Per noi – hanno sottolineato Buonomo e Palombella - è inaccettabile questa situazione e ci rimettiamo alla responsabilità di tutte le parti istituzionali coinvolte, senza alcuna pregiudiziale».
Poiché il tempo stringe, è opinione di Buonomo e Palombella, diventa necessaria «una maggiore autorevolezza da parte del governo, spingendo affinché le amministrazioni locali coinvolte giungano a una soluzione definitiva, concreta e rapida. Chiediamo agli enti locali una decisione urgente. Chiediamo di essere coinvolti nelle decisioni sul futuro dell’ex Ilva - hanno concluso Buonomo e Palombella - e non di essere chiamati solo a fatti già accaduti e solo per gestire macerie sociali e occupazionali. Il tempo dei rinvii e delle non decisioni è finito».
Accordo di programma: Fim, Fiom e Uilm territoriali chiedono di essere coinvolte nella discussione
«In riferimento a quanto emerso dai due incontri interistituzionali tra il Mimit, presieduto dal ministro Urso, la Regione Puglia e le istituzioni locali in merito alla bozza di Accordo di programma ai sensi del comma 15 dell’art.28- quarter del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e considerato che in tali riunioni le parti sociali di fatto sono state escluse, si richiede un incontro urgente al fine di discutere sul futuro dell’ex Ilva legato al processo complesso della transizione ecologica».
È quanto si legge nella lettera che i segretari generali ionici di Fim, Biagio Prisciano, Fiom, Francesco Brigati, e Uilm, Davide Speri, hanno inviato al presidente della Regione, Michele Emiliano, al presidente della Provincia di Taranto, Gianfranco Palmisano, ai sindaci di Taranto e Statte, Piero Bitetti e Fabio Spada e al commissario dell’Autorità di sistema portuale, Giovanni Gugliotti.
«Riteniamo – scrivono Prisciano, Brigati e Sperti - non più rinviabile una discussione che possa affrontare seriamente come traguardare obiettivi importanti sul processo di transizione ecologica attraverso un percorso condiviso al fine di porre fine ad una contrapposizione inutile e dannosa tra lavoro e salute a cui Fim, Fiom e Uilm si sono sempre sottratti».