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«Occorre dare oggi un segnale positivo a chi deve decidere se presentare un’offerta e di quale entità. Auspico che l’intesa sulla decarbonizzazione degli impianti possa essere sottoscritta».

È andato dritto al nòcciolo della questione il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, nel dare il “la” all’incontro di oggi, martedì 12 agosto, nella sede del ministero a Palazzo Piacentini e nel ricordare, dopo ulteriori interlocuzioni intercorse prima dell’incontro odierno, di aver trasmesso una nuova proposta di accordo tra governo ed enti locali, ha precisato di aver accolto alcune delle indicazioni arrivategli da parte degli enti locali, Comune di Taranto in testa.
Del resto, uno degli obiettivi è quello di dimostrare ai futuri investitori (come si ricorderà il ministro ha lanciato un nuovo bando di vendita con scadenza 15 settembre) che c’è un accordo comune su una linea condivisa.
Alla fine la firma sull’Accordo vero e proprio non c’è stata, quella slitta a dopo il 15 settembre, ma dall’incontro fiume, cominciato intorno alle 11.30 per concludersi nel tardissimo pomeriggio mentre sindacati e associazioni datoriali attendevano di incontrare il ministro, è scaturito un documento firmato da Regione, Provincia di Taranto e sindaci di Taranto e Statte che contiene le richieste sui  tempi certi e ridottissimi per chiudere il piano di piena decarbonizzazione dello stabilimento ex Ilva di Taranto, e quindi della chiusura dell’aria a caldo, e compensazioni per la città di Taranto.
La bozza di intesa sulla decarbonizzazione degli impianti dell’ex Ilva non indica, però, i tempi per il passaggio alla produzione con forni elettrici né la decisione su dove localizzare il polo Dri per produrre il preridotto necessario ad alimentarli. Le parti, come già detto, si impegnano a convocare una nuova riunione del tavolo in data successiva al 15 settembre (termine ultimo per la presentazione di offerte vincolanti della nuova gara) «per esaminare le prime evidenze della Procedura e valutare la possibile localizzazione degli impianti di preridotto». 
«Oggi  abbiamo sottoscritto un documento, non un accordo di programma», ha subito voluto precisare il sindaco Bitetti proprio per sgomberare il campo da ogni equivoco. «In particolare – ha aggiunto il primo cittadino - il testo riporta “l’obbligo vincolante della piena decarbonizzazione del sito di Taranto  che impone ai soggetti interessati lo spegnimento delle aree a caldo alimentate a carbone”. In nessun passaggio – aggiunge ancora Bitetti - si fa cenno all’ipotesi di approvvigionamento tramite nave gasiera. Si fa riferimento invece alla “tutela occupazionale quale principio inderogabile”».
Non meno importante è il richiamo alla tutela della salute e al previsto potenziamento della rete sanitaria locale. «A questa giornata – conclude Bitetti - attribuisco la giusta importanza perché come pubblicamente dichiarato saranno gli impegni solennemente assunti e i fatti che seguiranno a definire il giudizio che il Comune di Taranto esprimerà su tutta questa complessa vicenda».
Sulla stessa lunghezza d’onda del sindaco di Taranto è sintonizzato il presidente della Provincia, Gianfranco Palmisano. «Oggi – ha infatti dichiarato - si compie un passo concreto verso quella decarbonizzazione dello stabilimento ex Ilva che per troppo tempo è rimasta solo una promessa. La firma del documento da parte degli enti locali, al ministero delle Imprese e del Made in Italy, rappresenta un momento politico e istituzionale importante, che traduce finalmente in realtà un principio che per noi è stato sempre centrale: riconvertire senza distruggere, tutelare salute, lavoro e ambiente. In questo percorso – ha concluso il presidente Palmisano -, ho voluto fortemente l’incremento del fondo sanitario anche in funzione preventiva e di screening sanitario, le garanzie occupazionali e il potenziamento del monitoraggio ambientale».
Tempestivo l’intervento dei vertici del Pd locale. Per Anna Filippetti e Giuseppe Tursi, rispettivamente segretaria provinciale e segretario cittadino del partito, con la firma del documento da parte degli enti locali è stato compiuto «un passo concreto verso la decarbonizzazione». Adesso, però, «occorrerà vigilare sugli impegni assunti» a partire, sottolineano Filippetti e Tursi, «da quelli più urgenti: la salvaguardia dell’occupazione, la progressiva chiusura delle fonti inquinanti e il pieno coinvolgimento delle comunità locali nelle scelte strategiche. Dopo anni di annunci e ritardi – concludono i due segretari dem -, si comincia finalmente a delineare un percorso concreto per superare il modello industriale incentrato sul carbone, puntando su tecnologie più sostenibili e compatibili con la salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente».
All’incontro hanno partecipato anche i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria, il consigliere del premier per le relazioni con le parti sociali Stefano Caldoro, e in videocollegamento il sindaco di Taranto Piero Bitetti, il presidente della Provincia, Gianfranco Palmisano, e il sindaco di Statte, Fabio Spada. Presenti inoltre i vertici di Dri Italia con il presidente Cesare Pozzi e l’ad Ferruccio Ferranti, società di Invitalia impegnata nello sviluppo degli impianti per il preridotto, elemento cruciale per alimentare i futuri forni elettrici.

Delusi. I sindacati di categoria dei metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil sono rimasti delusi da quanto partorito oggi, martedì 12 agosto, dal vertice a Palazzo Piacentini, sede del ministero delle Imprese e del made in Italy, nel corso del quale governo ed enti locali avrebbero dovuto firmare l’Accordo di programma interistituzionale, firma slittata a dopo il 15 settembre, e che invece ha prodotto un documento nel quale, se è vero che si pone fine alla produzione di acciaio con l’utilizzo del carbone (ma non se ne stabilisce la tempistica) non soddisfa per quel che riguarda le tutele occupazionali.

Prima di entrare a Palazzo Piacentini, i segretari di Fim, Fiom e Uilm avevano ribadito che l’opzione A prevista nella bozza di Accordo interistituzionale (tre forni elettrici a Taranto e uno a Genova, quattro impianti Dri a Taranto e una nave rigassificatrice per alimentarli) non va smontata perché il rischio è l’esplosione di una bomba sociale dal momento che aumenterebbe il numero dei lavoratori che sarebbe espulso dal sito produttivo.

 

Uliano e Graziani (Fim): “Pre-intesa istituzionale che non soddisfa le richieste del sindacato”

«Questa pre-intesa non è positiva, in quanto non chiarisce i tempi di realizzazione, le risorse necessarie e le modalità di attuazione del piano industriale. Il progetto che abbiamo sostenuto prevedeva tutte le condizioni per arrivare alla decarbonizzazione di Taranto entro otto anni, minimizzando l’impatto sociale e industriale».

Ad affermarlo sono Ferdinando Uliano e Giorgio Graziani, rispettivamente segretario generale Fim-Cisl e segretario confederale Cisl, i quali sottolineano che nel documento «non vengono indicate le tempistiche né precisata la collocazione degli impianti di preridotto (DRI), che per noi devono essere realizzati a Taranto per garantire occupazione e sostenibilità industriale in un sito strategico. Non vi sono riferimenti alla verticalizzazione della produzione sia a Taranto che negli altri stabilimenti del gruppo, a partire da Genova e Novi Ligure. Permangono – concludono - incertezze sul ruolo dello Stato come garante del progetto e desta forte preoccupazione l’ipotesi di una suddivisione tra aree nord e sud dello stabilimento. Per noi è indispensabile mantenere l’integrità dell’attuale perimetro dell’ex Ilva».

 

Palombella (Uilm): “Da intesa Mimit-enti locali pugliesi zero garanzie per lavoratori e comunità”

La pre-intesa siglata tra governo ed enti locali non piace neanche a Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, perché, dice, «è priva  di tutele e certezze sotto ogni punto di vista per i lavoratori e le comunità interessate. Non c’è alcuna garanzia sulla presenza dello Stato nella futura società, è prevista la possibilità di vendere singoli stabilimenti o impianti, non c’è certezza né sull’esistenza né sulla destinazione del polo del DRI. Inoltre – aggiunge Palombella - mancano elementi concreti sulle modalità di approvvigionamento di energia e gas per alimentare la futura produzione. Manca un piano industriale delineato con tempi definiti sulla decarbonizzazione. Per noi questo documento non serve a dare garanzie occupazionali, continuità lavorativa e risarcimenti né ai diretti, né a quelli dell’indotto né a quelli in Ilva as. La montagna ha partorito il topolino. Ora – conclude il segretario generale della Uilm - bisogna aprire al più presto una discussione seria e concreta con tutte le parti interessate a Palazzo Chigi che parta da punti definiti come i tempi della decarbonizzazione, il piano industriale, con quali impianti e garanzia dell’occupazione diretta, dell’indotto e in Ilva As. Noi siamo pronti, serve più coraggio e determinazione per risolvere questa vertenza drammatica».

 

De Palma (Fiom): “Non ci sono garanzie per i 18mila tra lavoratori e lavoratrici ex Ilva”

«La pre intesa non garantisce i 18mila tra lavoratori e lavoratrici ex Ilva sia sul piano della garanzia del piano di decarbonizzazione che che del Dri che dei forni eletrtrici». Giudizio duro e sferzante sul documento sottoscritto oggi 12 agosto al Mimit quello di Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil. «Per cui – ha aggiunto – non sappiamo quali impatti avrà sia per lo stabilimento di Taranto che per gli altri del gruppo. Al ministro abbiamo ribadito che l’Accordo ha due gambe: una riguarda la decarbonizzazione, l’altra la garanzia occupazionale. E oggi – ha aggiunto De Palma – noi la garanzia occupazionale nel testo che abbiamo letto non l’abbiamo trovata in termini concreti perché scrivere che c’è un principio di garanzia per i lavoratori non significa nulla senza un piano industriale che traduca tutto questo in numeri. Per questo – conclude – noi nel prossimo incontro a Palazzo Chigi chiederemo al governo un’assunzione di responsabilità piena che passa attraverso la partecipazione pubblica».

 

Usb: "Importante il raggiungimento di un'intesa ma ora servono fatti concreti e regia pubblica"
Giudizio positivo sul fatto che oggi, al tavolo presso il Mimit, le istituzioni tutte siano riuscite a raggiungere un intesa per la piena decarbonizzazione di Acciaierie d’Italia è stato espresso da Francesco Rizzo e Sasha Colautti dell’esecutivo nazionale confederale Usb.

«Naturalmente – fanno presente i due sindacalisti -, il nostro giudizio definitivo dovrà basarsi sui fatti che seguiranno alla firma. Riteniamo comunque questo accordo un passaggio importante, forse storico, per Taranto: la scelta di puntare alla totale decarbonizzazione, con la chiusura degli impianti a caldo e la sostituzione con impianti elettrici, è un elemento centrale. Lo Stato – sostengono Rizzo e Colautti - deve essere però direttamente coinvolto nella proprietà e nella gestione: la regia pubblica è condizione essenziale per guidare il processo di transizione e garantire l’interesse collettivo e va assolutamente evitato di ripetere gli stessi errori del passato. Sul piano occupazionale, al tavolo abbiamo detto con chiarezza che non basta che questo tema sia citato come obiettivo di principio: la tutela del lavoro deve essere non un principio, ma un fatto inderogabile. Ed è proprio per questo che per Usb è necessario aprire subito un confronto sugli strumenti straordinari per gestire una fase che sarà complessa e che deve garantire a tutto il bacino occupazionale (diretti, Ilva in As e appalto) le massime tutele in un quadro di strumentazioni in grado di coprire ogni situazione ed ogni diversità».
L’Usb, infine, ha ribadito la propria contrarietà a qualsiasi ipotesi di spezzatino o vendita separata degli asset: «il gruppo – concludono Rizzo e Coalutti - deve restare unito. Solo così sarà possibile garantire un futuro industriale e occupazionale solido per Taranto e per Genova, gli altri stabilimenti di Acciaierie d'Italia e per l’intero settore siderurgico nazionale. Su questo, chiediamo il massimo della responsabilità istituzionale per la prosecuzione del confronto».

 

Spera (Ugl Metalmeccanici): “Firmata l’intesa sulla decarbonizzazione degli impianti a Taranto”.

Per  Antonio Spera, segretario generale Ugl Metalmeccanici, «l’accordo sottoscritto serve a garantire il nuovo investitore in vista della nuova gara per l’ex Ilva, come ben ha spiegato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a tutti gli attori che ne hanno preso parte a tale delicata vertenza. È bene precisare – prosegue Spera – che come Ugl Metalmeccanici prendiamo atto che le parti si impegnano a sottoscrivere un Accordo di programma al fine di predisporre misure adeguate in favore dello sviluppo del territorio, nonché ad individuare strutture organizzative che monitorino le tempistiche dei procedimenti amministrativi ambientali riguardanti gli impianti strategici così da renderle effettive. L'accordo di programma avrà, in particolare a oggetto la necessità del territorio della provincia di Taranto e dei comuni di Taranto e Statte, coniugando il soddisfacimento del diritto alla salute, all'ambiente, al lavoro. Solo sostenendo il piano A varato nei mesi scorsi dal governo – conclude Spera - si garantirebbe la decarbonizzazione,con investimenti notevoli e la salvaguardia dei livelli produttivi e occupazionali. Nell’intesa è ben evidente e chiaro che al fine di scongiurare o attenuare riflessi negativi sul versante occupazionale della transizione green dell'acciaieria saranno inoltre valutate misure di politica attiva e passiva del lavoro, anche a sviluppo delle interlocuzioni in corso con le associazioni sindacali».

 

 

Iaia e Mongelli (Fdi): Accordo grazie a perseveranza ministro Urso e dell’intero Governo
«L’accordo per la decarbonizzazione dell’Ilva è particolarmente importante perché segna la fine della produzione inquinante che ha tanto devastato il mio territorio. Il risultato, che prevede anche la salvaguardia dei livelli occupazionali, si deve alla perseveranza del ministro Urso e dell’intero governo che anche quando l’accordo sembrava lontanissimo non ha mai perso la fiducia nel dialogo e nella mediazione. Oggi si mette la parola fine alla fase della trattativa e si guarda al futuro con prospettive di sviluppo per un territorio martoriato che finalmente torna, grazie all’impegno del governo Meloni, a rinascere». 
Così Dario Iaia, presidente provinciale FdI Taranto e Gianluca Mongelli coordinatore cittadino del partito.
«L’accordo per la decarbonizzazione dell’Ilva è particolarmente importante perché segna la fine della produzione inquinante che ha tanto devastato il mio territorio. Il risultato, che prevede anche la salvaguardia dei livelli occupazionali, si deve alla perseveranza del ministro Urso e dell’intero governo che anche quando l’accordo sembrava lontanissimo non ha mai perso la fiducia nel dialogo e nella mediazione. Oggi si mette la parola fine alla fase della trattativa e si guarda al futuro con prospettive di sviluppo per un territorio martoriato che finalmente torna, grazie all’impegno del governo Meloni, a rinascere». 
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