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Parecchie sono state le critiche piovute sulla Raccomar Taranto dopo la nota di mercoledì 3 settembre riguardante il sostegno al progetto di installazione di una nave rigassificatrice nel porto ionico.


Il presidente della Raccomar, Giuseppe Melucci, ha voluto chiarire alcuni aspetti. 


Come risponde alle critiche circa la vostra posizione di apertura al progetto rigassificatore?
Il comunicato Raccomar non nasce da interessi particolari ma da un'analisi tecnica della realtà portuale. Chi lavora quotidianamente nel porto ha il dovere professionale di valutare ogni opportunità di sviluppo. 
Facciamo il punto anche sui possibili posti di lavoro.
I 300 posti diretti sono solo l'inizio. Vanno aggiunti: posti di lavoro nell'indotto portuale;
servizi di supporto (pilotaggio, rimorchio, ormeggio); attività di manutenzione e rifornimento; sviluppo della cantieristica navale specializzata.

Sul rischio industriale cosa si sente di dire?

Il gas naturale liquefatto è tra i combustibili fossili più sicuri. Le navi rigassificatrici operano con successo in decine di porti europei senza incidenti rilevanti. I protocolli di sicurezza sono rigorosissimi.

In chiave turistica che riflessi ci sarebbero sulla città?


L'argomento del "brand negativo" è debole. Livorno, Ravenna, Barcellona hanno rigassificatori e settori turistici fiorenti. La chiave è la gestione integrata delle attività portuali.
Circa gli odori come si esprime?
Il metano è inodore. Gli additivi odorifici vengono aggiunti nelle reti di distribuzione urbana, non nelle operazioni portuali di rigassificazione.
Sulla decarbonizzazione invece? 
Il gas naturale è un combustibile di transizione fondamentale verso le rinnovabili. Gli impianti DRI (Direct Reduction of Iron) rappresentano la tecnologia più avanzata per una siderurgia più sostenibile.

Il progetto della nave rigassificatrice mette a rischio il futuro turistico del porto?

Non c'è incompatibilità tra attività industriali e turistiche in un grande porto. Genova, Barcellona, Valencia lo dimostrano. La sfida è nella pianificazione territoriale, non nel rifiuto a priori.
Taranto ha bisogno di lavoro, investimenti e prospettive concrete. Il rigassificatore può essere parte della soluzione, non del problema.
Ma il vero coraggio sta nell'accettare che lo sviluppo economico sostenibile richiede scelte difficili e compromessi intelligenti. Per troppi anni abbiamo assistito a dibattiti sterili che hanno paralizzato ogni iniziativa, mentre altre città del Sud hanno saputo cogliere le opportunità.
La transizione energetica è una realtà globale che non possiamo ignorare. Il gas naturale rappresenta il ponte necessario verso le rinnovabili, e Taranto può essere protagonista di questa transizione invece che spettatrice.
La vera responsabilità è quella di non lasciare che ideologie preconcette impediscano lo sviluppo economico di una città che ha già pagato troppo caro l'immobilismo del passato. Ogni "no" deve essere accompagnato da alternative concrete e realizzabili, non da sogni irrealizzabili.
Il futuro di Taranto non può essere costruito solo sulla nostalgia di progetti mancati o sulla demonizzazione di ogni nuova proposta. Serve una visione che sappia integrare sviluppo economico, sostenibilità ambientale e coesione sociale. Il rigassificatore, inserito in una strategia più ampia di riqualificazione portuale, può essere un tassello importante di questo puzzle.
Chi ha veramente a cuore il futuro di Taranto deve avere il coraggio di dire "sì" quando i progetti sono seri, sostenibili e portatori di vera occupazione. Il tempo delle polemiche sterili è finito: è ora di costruire il futuro.

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