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È un anno scolastico pieno di novità quello che si sta presentando ai nastri di partenza.

L’appuntamento è fissato tra l’8 e il 16 settembre a seconda della regione. In Puglia lo start è previsto per il 16 settembre ma molti istituti scolastici potrebbero anticipare il suono della campanella di qualche giorno in modo da poter sfruttare qualche giorno di festa in più qualora si dovessero presentare dei bei “ponti” scolastici.

La fine delle lezioni è previsto, a seconda di quando le varie regioni hanno predisposto l’avvio, tra il 6 e il 16 giugno 2026. Le festività riguarderanno il 1° novembre (Ognissanti), l’8 dicembre (Immacolata), il periodo natalizio dal 23 dicembre al 6 gennaio, il 25 aprile (festa della Liberazione), 1° maggio (festa del Lavoro), 2 giugno (festa della Repubblica) e quella relativa ai festeggiamenti per il Santo patrono che varia da Comune a Comune. Per Taranto, quest’anno, quella del Santo patrono sarà una festività di cui alunni e docenti non potranno usufruire dal momento che il 10 maggio, giorno di san Cataldo, quest’anno cade di domenica.

Ma le vere novità riguardano lo stop ai cellulari in classe, divieto che da quest’anno scolastico è stato esteso anche agli istituti superiori di II grado, e il voto in condotta.

Il divieto degli smartphone in classe per l’anno scolastico 2025–2026 rappresenta una delle misure più incisive introdotte dal ministero dell’Istruzione per restituire, è stato all’epoca spiegato dal ministro Giuseppe Valditara, alla scuola concentrazione, disciplina e benessere psicologico.

La norma prevede il divieto esteso a tutte le scuole superiori oltre che a medie ed elementari. Divieto che sarà applicato durante tutto l’orario scolastico e non solo durante le ore di lezione. Le modalità saranno decise da ogni istituto aggiornando il proprio regolamento interno e il Patto educativo con le famiglie che viene sottoscritto ad ogni inizio di anno scolastico. Altre scuole hanno optato per armadietti individuali chiusi a chiave, accessibili solo all’inizio e alla fine della giornata.

Alcuni istituti hanno installato portaoggetti con tasche numerate sulle pareti delle aule. Gli studenti depositano il cellulare nella tasca corrispondente al loro numero di registro all’ingresso in classe.

Le uniche eccezioni al divieto degli smartphone in classe riguardano gli studenti ai quali si applica il Pei, il Piano educativo individualizzato, o il Pdp, il Piano didattico personalizzato, i quali potranno utilizzare il cellulare se previsto per esigenze didattiche o di supporto.

 

Perché questo divieto

Secondo l’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), l’uso eccessivo dello smartphone ha effetti negativi sul rendimento scolastico. Dal canto suo, l’Istituto superiore di sanità (Iss) ha rilevato che 1 adolescente su 4 in Italia ha un rapporto problematico con il cellulare. A suffragare tutto ciò sono i test Invalsi (prove di valutazione standardizzate, somministrate annualmente a tutti gli studenti italiani in determinati momenti del percorso scolastico, per misurare i loro livelli di apprendimento in Italiano, Matematica e Inglese) mostrano un calo delle competenze in Italiano e Matematica correlato proprio alla distrazione digitale.

Questa misura, hanno spiegato dal ministero dell’Istruzione, non è pensata come punizione ma come strumento educativo per aiutare gli studenti a riscoprire l’attenzione, il dialogo e la partecipazione attiva.

Non sono mancati, però, in quegli istituti in cui il divieto è già in vigore dal precedente anno scolastico, i ternativi di raggiramento della disposizione tramite l’utilizzo del doppio cellulare (uno da consegnare, uno nascosto), cover mimetiche, astucci con doppi fondi e persino tutorial online per aprire custodie magnetiche.

 

Le altre novità

Il voto in condotta

Il voto in condotta torna ad essere protagonista e inciderà notevolmente sul percorso scolastico degli studenti. Innanzitutto la valutazione sarà annuale e non più per quadrimestre e produrrà conseguenze dirette come bocciatura (con il 5), la redazione di un elaborato obbligatorio sulla cittadinanza attiva (con il 6) nonché sospensioni trasformate in attività di riflessioni a scuola (se si tratta di un periodo breve) uguale o inferiore a 2 giorni) o esperienze di cittadinanza solidale presso enti convenzionati (se il periodo di sospensione dalle lezioni è superiore ai 2 giorni).

Il comportamento degli studenti, dunque, non sarà più un dettaglio marginale ma un criterio centrale nella valutazione e nella promozione.

 

Esame di maturità

La parola d’ordine è “più competenze, meno nozionismo”. L’esame di Stato, infatti, cambia volto con un focus su competenze trasversali e cittadinanza attiva. La prima prova scritta, quella di Italiano, resta invariata mentre la seconda sarà caratterizzante ma con possibili modifiche nella struttura. Il colloquio orale diventa multidisciplinare e valuterà l’intero percorso formativo.

La novità chiave è costituita dall’elaborato critico su temi di cittadinanza attiva e solidale e sarà discusso nel colloquio orale.

E, a proposito dell’esame orale, questo va sostenuto: chi rifiuta di farlo non otterrà il diploma. Misura, questa, adottata dopo numerosi casi di studenti che non hanno voluto sostenere questa prova.

Il comportamento tenuto durante l’anno scolastico avrà impatto sul risultato finale. Solo chi avrà almeno 9 in condotta potrà ottenere il massimo punteggio nei crediti.

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