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Chiusura oppure no? Concluso a Milano il processo contro ex Ilva. Sentenza attesa entro fine anno

Quella di ieri, giovedì 9 ottobre, è stata l’ultima udienza del processo in corso a Milano per la causa intentata contro ex Ilva da un gruppo di cittadini di Taranto e dall’associazione Genitori tarantini.

Adesso, come ha commentato uno dei legali dell'associazione, l'avv. Marco Rizzo Striano, non resta che aspettare il pronunciamento del giudice previsto tra un paio di mesi, quindi a fine anno. Solo allora si saprà se la produzione degli impianti dell’area a caldo e la bonifica dell’intero territorio circostante lo stabilimento dovranno essere messi in atto oppure no.
Il procedimento messo in piedi da cittadini e Genitori tarantini fonda i suoi presupposti sulla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del giugno 2024 che stabiliva che un impianto industriale deve essere fermato se rappresenta un pericolo grave per la salute umana e l’ambiente.
E ieri è stato il giorno in cui in aula i legali delle parti in causa hanno presentato e illustrato le rispettive memorie difensive sulle quali il giudice dovrà esprimersi.
Come si ricorderà, all’udienza di ieri 9 ottobre si è arrivati dopo che i giudici di Milano, nella precedente udienza, avevano sollecitato il deposito di documentazione che non risultava essere stato ancora effettuato. Si trattava, in particolare, del Pic, il Parere istruttorio conclusivo, e del Pmc, il Piano di monitoraggio e controllo effettuato da Ispra motivando.
In quella occasione, la sezione specializzata in materia di imprese del Tribunale di Milano, presieduta dal giudice Angelo Mambriani, aveva motivato con il fatto che questi due documenti sono alla base del rilascio, da parte del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, della nuova Autorizzazione integrata ambientale per l’ex Ilva. Nuova Aia che, secondo i giudici milanesi, andava considerato come un fatto nuovo nel frattempo intervenuto.
Per quanto riguarda l’udienza di ieri, i legali del gruppo di cittadini e dell’associazione Genitori tarantini, Ascanio Amenduni e Marco Rizzo Striano, hanno chiesto che l’esecuzione della sospensione sia preventiva, per evitare ulteriori danni alla popolazione. In particolare, l’avv. Amenduni ha sottolineato in aula che, dopo la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea, nel dubbio circa l’esistenza di pericoli per la salute, «il dubbio deve giovare ai residenti, non all’impresa».
Sull’altro versante, i legali di ex Ilva oggi Acciaierie d’Italia, hanno ribadito che la nuova Autorizzazione integrata ambientale recepisce i princìpi enunciati dalla Corte di giustizia europea nella sua sentenza di giugno 2024 e include una Valutazione di impatto sanitario oltre al fatto che secondo Arpa Puglia i valori dell’aria a Taranto sarebbero entro i limiti di legge mentre Legambiente, nel suo report annuale “Mal’aria”, ha dichiarato che Taranto non é tra le città più inquinate d’Italia.
Gli ulteriori elementi forniti ieri dai legali delle due parti in causa sono ora al vaglio dei giudici milanesi. Adesso non resta che attendere quello che sarà il pronunciamento: chiusura e bonifiche oppure no.

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