CRONACHE TARANTINE
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La vertenza che coinvolge il Gruppo Natuzzi ha raggiunto un nuovo punto critico.
A Taranto, dove l’azienda è presente con stabilimenti e personale qualificato, cresce il malumore tra i lavoratori. Le Rsu/Rsa aziendali e le segreterie territoriali di Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil, Uiltucs, Fisascat Cisl e Filcams Cgil hanno proclamato lo stato di agitazione, denunciando una situazione che definiscono «insostenibile». Tanto da aver proclamato, con effetto immediato, lo stato di agitazione in tutti i Plant del Gruppo, riservandosi di intraprendere ulteriori iniziative di mobilitazione per rivendicare nei confronti di Natuzzi e di tutti i livelli istituzionali, misure a salvaguardia dell’occupazione e dell’effettivo rilancio delle produzioni industriali.
Il piano industriale presentato nel 2022 e aggiornato nel 2024 stenta a trovare piena attuazione. Secondo i sindacati, le difficoltà non derivano solo da fattori esterni come i dazi imposti dal governo USA o la debolezza del sostegno al Made in Italy ma, anche, da scelte aziendali poco lungimiranti. La mancanza di investimenti e la gestione incerta del personale hanno alimentato un clima di sfiducia.
L’organico del gruppo conta oggi 1.787 dipendenti, di cui circa 900 operano tra Taranto e la provincia. L’azienda ha richiesto al ministero del Lavoro un incontro urgente per valutare l’estensione degli ammortizzatori sociali, in vista della scadenza dei contratti di solidarietà concessi lo scorso febbraio.
In una nota congiunta, le organizzazioni sindacali hanno espresso «fortissime preoccupazioni» per il futuro occupazionale. «Non è più accettabile che i lavoratori paghino il prezzo di scelte industriali sbagliate e di una governance che non ascolta il territorio», si legge nel comunicato. Le richieste sono chiare: tutela dei posti di lavoro, rilancio produttivo, e un confronto serio con le istituzioni.
Al Governo il Gruppo Natuzzi ha chiesto di sottoscrivere un nuovo accordo quadro per accompagnare il piano industriale ed evitare esuberi. La proposta include la proroga della cassa integrazione straordinaria per un massimo di 936 lavoratori fino al 31 ottobre; contratti di solidarietà per contenere gli impatti occupazionali; incentivi all’esodo volontario e percorsi di riqualificazione professionale.