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La quiete dopo la tempesta? Sembrerebbe di sì dal momento che con la convocazione a Roma il prossimo 28 agosto le segreterie di Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno deciso di interrompere i blocchi stradali organizzati per tutta la giornata di ieri, giovedì 20 novembre, e che hanno paralizzato la circolazione veicolari nei tratti della statale Appia, a ridosso della Direzione dello stabilimento ex Ilva, e della 106 nelle immediate adiacenze della raffineria Eni.


Raffineria i cui lavoratori metalmeccanici in un primo momento avevano proclamato nella giornata di oggi, venerdì 21 novembre, otto ore di sciopero in solidarietà dei colleghi dell’Ilva  per poi sospenderlo nel momento in cui la convocazione romana ha anestetizzato la protesta di ieri.
Restano però da smussare alcuni aspetti. Questa mattina, infatti, le quattro organizzazioni sindacali torneranno a riunirsi per decidere eventuali altre iniziative. Il perché sta nel fatto che la convocazione è a Palazzo Piacentini, sede del ministero delle Imprese e del made in Italy e non a Palazzo Chigi come Fim, Fiom, Uilm e Usb nazionali e territoriali continuano a chiedere. Inoltre la richiesta è quella del ritiro, senza se e senza ma, del Piano presentato negli ultimi incontri e che l’incontro del 28 non sia in due tranche, come riportato nella nota di convocazione, prima, alle 15, Genova e Novi Ligure e a seguire e senza soluzione di continuità con Taranto.
«Come il 29 agosto abbiamo ottenuto il pieno sostegno di tutte le forze politiche per sostenere la continuità industriale, occupazionale e la decarbonizzazione dell’ex Ilva, oggi chiediamo a tutte le forze politiche e sociali del Paese il sostegno alla lotta delle lavoratrici e dei lavoratori e un intervento concreto e istituzionale che assicuri una prospettiva occupazionale e sostenibile ambientalmente per un’industria strategica per tutto il Paese», continuano a chiedere i segretari generali Ferdinando Uliano (Fim), Michele De Palma (Fiom) e Rocco Palombella (Uilm). Che alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, chiedono che «si assuma la responsabilità, ritiri il piano di “chiusura” presentatoci negli scorsi incontri, come condizione per ripristinare il tavolo nazionale di confronto a Palazzo Chigi garantendo l’integrità e la continuità produttiva di tutti gli stabilimenti».
Intanto dal governo un a risposta indiretta è arrivata. Nella seduta di ieri giovedì 20 novembre, il Consiglio dei ministri, su proposta della presidente Giorgia Meloni, del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone, e del ministro delle Imprese e del made in Italy ,Adolfo Urso, ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti per assicurare la continuità operativa degli stabilimenti ex-Iilva.
Il testo affronta contestualmente questioni finanziarie, ambientali e sociali. Si autorizza Acciaierie d’Italia S.p.A. in amministrazione straordinaria a utilizzare i 108 milioni residui del finanziamento ponte – risorse indispensabili per garantire la continuità degli impianti – fino a febbraio 2026, data in cui è attesa la conclusione della procedura di gara per l’individuazione dell’aggiudicatario. I restanti 92 milioni del finanziamento sono già stati destinati agli interventi essenziali sugli altoforni, alle manutenzioni ordinarie e straordinarie, agli investimenti ambientali connessi alla nuova Aia e al Piano di ripartenza. Sul fronte dei lavoratori, il decreto stanzia ulteriori 20 milioni per il biennio 2025-2026, consentendo allo Stato di farsi carico dell’integrazione fino al 75% del trattamento di cassa integrazione giornaliera straordinaria, finora sostenuta direttamente da AdI.
Il provvedimento interviene inoltre sul Fondo per gli indennizzi ai proprietari di immobili del quartiere Tamburi, permettendo che le somme residue del 2025 possano essere utilizzate per integrare gli indennizzi parziali riferiti alle domande presentate l’anno precedente.
Si apportano anche alcuni chiarimenti in relazione al regime giuridico delle aziende in amministrazione straordinaria e viene riconosciuto ad AdI un indennizzo relativo ai contributi per le imprese a forte consumo di energia (energivore), in particolare per gli sconti sulle forniture energetiche e per le quote Ets.

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