CRONACHE TARANTINE
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Un fiume già segnato da decenni di contaminazioni industriali e oggi minacciato dal nuovo progetto di dissalatore: è sulle acque del Tara, a Taranto, che Extinction Rebellion ha scelto di dare uno dei segnali più forti della sua ultima azione dimostrativa.
Nei giorni conclusivi della COP30 (la Conferenza delle Nazioni unite sul clima) in svolgimento a Belém, in Brasile, il movimento ambientalista ha colorato di verde le acque di dieci città italiane, utilizzando la fluoresceina, sostanza innocua impiegata normalmente per monitorare i flussi idrici.
Lo slogan era chiaro: “Fermare l’ecocidio”.
Decine di attivisti hanno reso visibili i luoghi simbolo delle politiche considerate distruttive per l’ambiente, dal Po in secca a Torino al Canal Grande di Venezia, fino al Tara di Taranto.
«Tingiamo simbolicamente di verde le acque di tutta Italia, molte delle quali giornalmente contaminate dalle industrie sostenute dal nostro stesso governo, perché questo è il mondo verso cui ci stanno trascinando le attuali politiche climatiche», ha dichiarato Selene, una delle attiviste, dalla riva del fiume tarantino.
La protesta si inserisce nel contesto di un negoziato internazionale che, secondo gli attivisti, ha prodotto un compromesso giudicato insufficiente. «Si sta concludendo il più importante summit globale per contrastare il collasso climatico e sociale e anche quest’anno l’Italia è stata tra i Paesi che hanno ostacolato le misure più ambiziose», commentano gli attivisti, ricordando come la bozza iniziale della COP30 prevedesse l’uscita dai combustibili fossili, poi cancellata dopo l’opposizione di Italia e Polonia.
Le proiezioni internazionali parlano di un aumento medio delle temperature di 2,6°C entro fine secolo, scenario che, come ha ricordato anche l’Onu, rischia di rendere intere aree del pianeta inabitabili. «Un mondo a 2,6°C significa un disastro globale: acidificazione dei mari, perdita delle barriere coralline, siccità e collasso dell’agricoltura. Significa miliardi di persone costrette a lasciare le loro terre», hanno ribadito gli attivisti.
L’Italia, sottolineano, ha un ruolo cruciale: è il sesto Paese al mondo per investimenti in combustibili fossili, con il Piano Mattei sul gas in Africa e trentaquattro nuove licenze per trivellazioni appena approvate.
«Mentre il governo italiano e la lobby del fossile hanno sabotato l’ennesima occasione per invertire la rotta, quelle acque verdi continuano a diffondersi in tutto il Paese», aggiungono gli attivisti di Extinction Rebellion.
Due anni fa, alla fine della COP28 di Dubai, Extinction Rebellion aveva colorato di verde i fiumi di cinque città italiane. Oggi, con dieci centri coinvolti, il messaggio si fa ancora più pressante: «È il momento di fermare l’ecocidio e pretendere scelte politiche coraggiose, all’altezza della più grande crisi che l’umanità abbia mai affrontato».