CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
È un patto di acciaio quello che istituzioni e sindacato hanno sottoscritto oggi, mercoledì 10 dicembre, nel corso del Consiglio di fabbrica tenutosi all’interno dello stabilimento.
Poche righe, e poco più di due ore dibattito, per schierare sullo stesso fronte il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, quello della Provincia, Gianfranco Palmisano, e il sindaco di Taranto, Piero Bitetti (accompagnato dall’assessora comunale Stamerra), lato istituzioni territoriali, e Fim (Biagio Prisciano), Fiom (Francesco Brigati), Uilm (Davide Sperti) e Usb (Francesco Rizzo), lato parti sociali.
L’obiettivo dichiarato è chiaro: coniugare ambiente, lavoro e sviluppo industriale, restituendo prospettive concrete a un territorio segnato da anni di crisi e incertezze.
La piattaforma di richieste e proposte per affrontare la vertenza ex Ilva emerse dal confronto puntano a un cambio radicale del modello produttivo. Ovvero: transizione tecnologica con la realizzazione di tre forni elettrici per sostituire gradualmente gli attuali altoforni, superando il ciclo integrale tradizionale e riducendo l’impatto ambientale; produzione locale di Dri con la costruzione di quattro impianti di preridotto ferro direttamente a Taranto, considerati indispensabili per garantire la sostenibilità industriale della città; rilancio delle linee di finitura attraverso il riavvio degli impianti di verticalizzazione del prodotto, così da riportare al lavoro centinaia di operai oggi in cassa integrazione; clausola sociale che punti alla garanzia di ricollocazione per i lavoratori degli appalti, attraverso nuovi impianti e opportunità occupazionali nel territorio; tutela dei lavoratori più fragili con misure straordinarie per chi opera in AdI in amministrazione straordinaria, Ilva in as e negli appalti, con strumenti di sostegno che spaziano dal riconoscimento dei lavori usuranti all’estensione dei benefici previdenziali legati all’amianto, fino a incentivi all’esodo.
Il documento sottoscritto da istituzioni e sindacati sottolinea un punto cruciale: la necessità di un coinvolgimento diretto dei lavoratori e della comunità ionica nelle scelte del Governo. Secondo il Consiglio di fabbrica, l’esecutivo ha finora proceduto senza ascoltare le istanze del territorio, rischiando di aggravare una situazione già delicata.
Le istituzioni locali e regionali, insieme ai sindacati, si impegnano dunque a utilizzare ogni strumento possibile per trasformare queste proposte in realtà, chiedendo risposte concrete e immediate.
Del resto, è stato detto durante il dibattito, la vertenza ex Ilva non è solo una questione industriale: è un tema che intreccia salute, occupazione e futuro di un’intera comunità. La piattaforma presentata rappresenta un segnale di unità tra sindacati e istituzioni, un fronte comune che mira a ridare dignità e prospettive ai lavoratori e a Taranto stessa.
Il messaggio è forte: senza un piano condiviso e partecipato, la città rischia di perdere non solo posti di lavoro ma anche la possibilità di reinventarsi come polo industriale sostenibile.
Insomma, è stato detto durante il Consiglio di fabbrica, il governo prenda atto «che il piano di rilancio non è stato realizzato, il prospettato piano di ripartenza di tutti gli impianti è rimasto incompiuto e che ad oggi è in vigore la cassa integrazione per un massimo di 4550 unità, approvata senza accordo sindacale, con la previsione di arrivare fino a 6000 unità con l’attuazione del “piano corto” presentato dal ministro Urso e dai commissari straordinari nell’incontro a Palazzo Chigi nella riunione dell’ 11 novembre scorso, oltre ai circa 1500 in Ilva as già in cassa integrazione dal 2018.
Emiliano: “Lo Stato si assuma la responsabilità del rilancio dell’ex Ilva”
Non più divisioni, ma un fronte comune. È questa la novità emersa dal Consiglio di fabbrica dei lavoratori Ilva riunitosi oggi a Taranto: sindacati, enti locali e Regione Puglia hanno firmato un verbale unitario per chiedere al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni un impegno diretto e pubblico nella gestione del piano di rilancio dell’ex Ilva.
Il documento indica due punti chiave: la costruzione di quattro impianti DRI e di quattro forni elettrici, tre destinati a Taranto e uno a Genova. Per il governatore Michele Emiliano, questa è l’unica strada per garantire sostenibilità industriale e ambientale al sito ionico.
Emiliano ha ribadito che, pur non escludendo il contributo delle aziende, non si può più dipendere esclusivamente da logiche di mercato. “Serve un impegno diretto dello Stato – ha dichiarato – perché Taranto non può essere gestita con criteri di piccolo cabotaggio industriale. Dopo decenni di sofferenze e tragedie, la città merita un piano serio e strategico”.
Il presidente ha chiesto che Meloni riceva al più presto una delegazione istituzionale composta da Comune, Provincia e Regione per ottenere garanzie concrete.
Il dibattito sul gas, secondo Emiliano, non deve diventare un ostacolo. “Il combustibile può arrivare a Taranto in diversi modi – ha spiegato – e la questione della nave rigassificatrice ha solo diviso la comunità. Il vero nodo è avviare la riqualificazione tecnologica che tuteli salute e lavoro”.
Il governatore ha ricordato come Taranto abbia garantito per anni la continuità produttiva anche a Genova, e ora chiede solidarietà in cambio. “La sinergia industriale italiana deve restare centrale e non può essere spezzettata per logiche concorrenziali di corto respiro”.
Senza un rilancio industriale, ha ammonito Emiliano, il destino dell’impianto è segnato. “Chiudere l’ex Ilva non risolve i problemi, li aggrava. Dopo decenni di sacrifici, Taranto non può pagare il conto con la desertificazione industriale”.
Il presidente ha infine ricordato che il cosiddetto “piano corto” è stato ritirato ma resta aperta la questione del finanziamento per mantenere la manodopera. “È per questo – ha concluso – che serve un impegno diretto della Presidenza del Consiglio, disposto a qualsiasi metodo, anche temporaneo, pur di garantire continuità e futuro ai lavoratori”.
Bitetti: “Lo Stato guidi il rilancio dell’ex Ilva”
Al termine del Consiglio di fabbrica riunitosi oggi a Taranto, il sindaco Piero Bitetti ha voluto sottolineare la portata storica del verbale sottoscritto da sindacati, istituzioni locali e Regione Puglia. “Abbiamo ufficializzato ciò che sostenevamo da tempo – ha dichiarato –: Taranto ha dato molto al Paese, con sacrifici enormi che oggi si sono trasformati in preoccupazioni. Ora la città va ripagata e rassicurata”.
Bitetti ha ribadito che il documento approvato rappresenta un appello diretto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni affinché assuma in prima persona la guida del piano di rilancio. “Solo un coordinamento della presidenza del Consiglio – ha spiegato – può mettere insieme i ministeri coinvolti e garantire gli investimenti necessari per compensare il delta occupazionale che si genererà passando dal ciclo a carbone a quello dei forni elettrici”.
Il sindaco ha citato in particolare il ruolo del ministero della Sanità, per affrontare la questione ambientale, del ministero dell’Università e della Ricerca, per investire in innovazione, e del ministero del Lavoro, per gestire incentivi all’esodo e misure straordinarie di riqualificazione dei lavoratori oggi in cassa integrazione. “I tarantini non chiedono altro che lavorare – ha detto – e respingono al mittente l’idea che la cassa integrazione sia una condizione accettabile”.
Forni elettrici, Dri e gas, ha aggiunto il primo cittadino, sono “scelte non più rinviabili” e ha sottolineato che la questione dell’approvvigionamento di gas non deve bloccare il percorso. “Il gas può arrivare in diversi modi – ha ribadito – e non possiamo permetterci ulteriori rinvii. Questa è la nostra proposta, la cosiddetta ipotesi C, già condivisa dalla maggioranza”.
Il sindaco ha però espresso preoccupazione per il rischio di definanziamento di parte degli investimenti pubblici previsti, ricordando che senza copertura economica il piano rischia di non decollare. “Occorre garantire subito le risorse – ha ammonito – e valutare la possibilità di aumentare gli impianti DRI compatibilmente con le forniture di gas. Taranto – ha concluso – non può essere lasciata sola. È il cuore industriale del Paese e merita di essere salvaguardata con scelte coraggiose e strategiche”.
Sindacati uniti: “Il governo non ha più alibi”
La giornata di oggi mercoledì 10 dicembre gna un passaggio cruciale nella vertenza ex Ilva: sindacati, istituzioni locali e Regione Puglia hanno sottoscritto un verbale che, nelle parole dei segretari generali di Fiom, Fim e Uilm Taranto, rappresenta un punto di svolta. Francesco Brigati (Fiom-Cgil), Biagio Prisciano (Fim-Cisl) e Davide Sperti (Uilm) hanno ribadito con forza che non ci sono più alibi per il governo: la città e i lavoratori hanno fatto la loro parte, ora tocca a Palazzo Chigi assumersi la responsabilità di un piano industriale serio.
Brigati: “Il silenzio del governo è assordante”
Il segretario della Fiom ha denunciato la mancanza di risposte da parte dell’esecutivo, nonostante le mobilitazioni e la gravità della situazione dello stabilimento. “Non c’è stata nemmeno una convocazione a Palazzo Chigi – ha detto – e questo la dice lunga. Noi, insieme alla comunità e alle istituzioni locali e regionali, chiediamo che Taranto diventi il polo dei DRI, con tre forni elettrici per garantire una transizione ecologica e sociale. Il governo ha sottratto 280 milioni di euro già stanziati: ora deve chiarire dove trovare le risorse”.
Prisciano: “Una piattaforma che tiene insieme tutti i lavoratori”
Per il segretario della Fim-Cisl, il verbale firmato ha un altissimo valore perché nasce da un confronto ampio, che ha coinvolto anche le categorie dell’indotto. “Questa piattaforma rappresenta la nostra idea industriale – ha spiegato –: quattro impianti DRI e tre forni elettrici a Taranto, misure straordinarie per i lavoratori e un vero progetto di transizione sociale. Nessun lavoratore deve rimanere indietro. Ora il governo deve convocare un tavolo unico, perché la vertenza è una sola e riguarda tutti”.
Sperti: “Servono interventi pubblici e impianti a Taranto”
Il segretario della Uilm ha sottolineato che il documento firmato dalle istituzioni locali e regionali chiude definitivamente la stagione degli alibi. “È necessario un intervento pubblico – ha dichiarato – non significa che il ministro debba diventare amministratore delegato, ma che si costruisca una cordata con aziende partecipate e utilizzatrici dell’acciaio. Gli impianti devono essere a Taranto: tre forni elettrici e quattro DRI. Dopo anni di sofferenza è assurdo parlare di delocalizzazione. Basta prendere in giro i lavoratori: servono soluzioni concrete e una convocazione immediata”.