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C’è anche Bedrock Industries in gara per l’acquisizione degli stabilimenti del gruppo Ilva.

Alla scadenza dei termini dell’11 dicembre per la presentazione delle offerte vincolanti sul tavolo dei commissari di Acciaierie d’Italia in as (Giancarlo Quaranta, Davide Tabarelli e Giovanni Fiori) e di Ilva in as (Alessandro Danovi, Fancesco di Ciommo e Daniela Savi) sono arrivate, come ampiamente previsto, quella di Flacks Group e, appunto, di Bedrock Industries.

Proposte, quelle dei due fondi statunitensi, che riguardano l’acquisto di tutti i complessi industriali.

Le due offerte, spiegano i commissari straordinari, sono state regolarmente depositate secondo quanto previsto dalle procedure. Adesso gli stessi procederanno all’esame delle proposte per valutarne la completezza e la conformità ai requisiti indicati nel bando.

«La procedura di gara – sottolineano i commissari straordinari - rimane comunque aperta: come previsto dal bando, eventuali ulteriori soggetti interessati potranno presentare una propria offerta purché migliorativa rispetto a quelle già pervenute».

 

PeaceLink alla commissione Industria: “Ilva, un morto che si vuole resuscitare”

La Nona Commissione del Senato ha richiesto ufficialmente a PeaceLink un contributo scritto sul nuovo provvedimento salva-Ilva, il disegno di legge n. 1731 (d.l. 180/2025 – Continuità operativa stabilimenti ex Ilva). La risposta, firmata da Adriana De Mitri, Lidia Giannotti e Carlo Gubitosa, non lascia spazio a dubbi: il decreto viene giudicato “un rattoppo disperato” che non affronta le vere criticità della crisi siderurgica tarantina.

“L’obiettivo principale del provvedimento – scrivono – è assicurare la continuità produttiva dello stabilimento siderurgico, una questione su cui PeaceLink non concorda. Vengono usati fondi pubblici, gestiti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, per un massimo di 320 milioni di euro nel 2024. Tutto ciò che oggi viene utilizzato per finanziare uno stabilimento morto e ormai sepolto è una sottrazione di risorse per i lavoratori e la loro riconversione verso attività capaci di futuro”.

Durissimo il giudizio sulla definizione di “impresa di interesse strategico nazionale” attribuita all’Ilva: “Un’azienda morta non è strategica ma è solo una palla al piede per l’intera nazione. La definizione è stata usata unicamente per forzare le regole ambientali e drenare risorse economiche, senza portare alla salvezza dei lavoratori ma al disastro che oggi stanno pagando drammaticamente”.

Secondo i firmatari, i finanziamenti previsti dal decreto sono “largamente insufficienti” e non fanno altro che “rinviare il funerale di un’Ilva già morta”. Il provvedimento, aggiungono, “non appartiene alla sfera economica ma a quella metafisica: è un atto di fede verso un’impossibile salvezza. Vuole resuscitare un morto. È la dimostrazione finale e conclusiva di un fallimento strategico”.

PeaceLink propone invece misure concrete di trasparenza e valutazione indipendente: “Chiediamo che nel provvedimento venga inclusa una clausola che renda pubbliche, mese per mese, le perdite di Acciaierie d’Italia. Che si quantifichi la spesa pubblica per la cassa integrazione dei lavoratori Ilva. E che venga costituita una commissione di esperti indipendenti per valutare la sostenibilità economica della crisi, comparata con alternative più capaci di garantire un reddito certo a tutti i lavoratori coinvolti”.

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