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«Flacks Group ha raggiunto un accordo con il governo italiano per l'acquisizione di Ilva Steel, il più grande impianto siderurgico integrato d'Europa. Questa acquisizione garantisce il futuro a lungo termine di una piattaforma industriale storica, supporta circa 8.500 lavoratori qualificati e rafforza le catene di fornitura europee critiche per i settori automobilistico, edile e delle infrastrutture».

La conferma alla notizia del via libera ai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia da parte dei Comitati di sorveglianza di Ilva e AdI in as corre su Linkedin. È qui, sul social network professionale, che Michael Falcks, fondatore e presidente di Flacks Group, ha comunicato di essere stato individuato, rispetto a Bedrock Industries l’altro “competitor” in corsa, quale nuovo acquirente degli asset di ex Ilva.

«Stiamo impegnando fino a 5 miliardi di euro per modernizzare le operazioni, inclusi l'elettrificazione e l'ammodernamento dei forni, promuovendo la decarbonizzazione, l'efficienza e la crescita sostenibile», ha annunciato Michael Flacks che poi ha aggiunto: «il governo italiano rimarrà un partner strategico con una quota del 40% mentre Flacks Group detiene un'opzione per acquisire un ulteriore 40% in futuro, a dimostrazione della nostra attenzione alla partnership industriale a lungo termine. Questa transazione – ha concluso il fondatore del fondo statunitense - mette al primo posto le persone. Il nostro obiettivo è investire a lungo termine, modernizzare responsabilmente e garantire un futuro duraturo a questo storico impianto siderurgico».

Le parole di Michael Flacks non fanno che confermare le indiscrezioni di questi ultimi giorni che davano il fondo statunitense in vantaggio sul connazionale Bedrock Industries.

In realtà più che di cessione degli stabilimenti del gruppo AdI a Flacks Group si deve parlare di avvio della trattativa e andrà avanti nei prossimi giorni con l’obiettivo di chiudere la partita nel mese di gennaio e vendere gli asset entro il primo quadrimestre del 2026.

Ma la notizia ha scatenato l’ira dei sindacati che da tempo chiedono di essere convocati a Palazzo Chigi proprio per avere informazioni sulla trattativa oltre che sull’intera vertenza.

 

Flacks Group non convince: Fiom, Uilm e Fim chiedono Stato forte, piani chiari e tutela dei lavoratori

A guardare con forte preoccupazione la scelta dei commissari dell’ex Ilva di avviare la trattativa esclusiva con il fondo americano Flacks Group sono i sindacati di categoria dei metalmeccanici di Fim, Fiom e Uilm.

Ad aprire le danze è Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil, il quale, appreso che i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria hanno deciso di proseguire il negoziato per l’acquisizione degli stabilimenti in esclusiva con il fondo di investimento americano Flacks Group, sbotta: «È inaccettabile che le trattative avvengano con fondi speculativi alle spalle dei lavoratori. Ora più che mai è necessaria la costituzione di una società a maggioranza pubblica al fine di garantire la continuità industriale per la decarbonizzazione e l’occupazione».

Sulla stessa lunghezza d’onda di Scarpa sono sintonizzati anche i segretari generali di Uilm e Fim.

A guidare il fronte critico è Rocco Palombella, leader Uilm, che non nasconde l’allarme per una decisione giudicata fragile sul piano industriale e rischiosa per il futuro dei lavoratori. «La scelta dei commissari di ritenere migliore l’offerta presentata da Flacks Group ci preoccupa per molti aspetti», afferma, ricordando che si tratta «di fatto, dell’unica proposta per l’acquisto dell’intero gruppo ex Ilva» e che proviene da «un fondo di investimento senza alcuna solidità industriale e che non si è mai occupato di acciaio».

Palombella denuncia l’assenza di offerte da parte di soggetti siderurgici e la mancanza di informazioni chiare sul piano industriale: «Non abbiamo dettagli, se non titoli o indiscrezioni». Per questo la Uilm chiede un incontro urgente a Palazzo Chigi, «alla presenza della presidente Meloni», per conoscere nel dettaglio gli aspetti occupazionali, ambientali e industriali dell’offerta. «Non tollereremo pacchi preconfezionati, da prendere o lasciare», avverte. «Vogliamo negoziare piano industriale, investimenti ambientali e tecnologici, livelli occupazionali, ruolo dello Stato e garanzie per lavoratori e comunità».

Il segretario Uilm è netto: «Una cosa è certa: non lasceremo il destino di 20mila lavoratori nelle mani di un fondo di investimento». Da qui la richiesta di un ruolo pubblico forte e vincolante nella futura governance, necessario – sostiene – per garantire decarbonizzazione, risanamento ambientale e tutela occupazionale. Anche perché, ricorda, «la situazione negli stabilimenti è drammatica», tra impianti che si spengono, il nuovo rigetto della Procura sul dissequestro dell’Afo 1 e «l’avvicinarsi della chiusura definitiva dal primo marzo».

Sulla stessa linea si colloca la Fim Cisl, che attraverso il segretario generale Valerio D’Alò accoglie con prudenza l’esito della prima fase negoziale, pur senza nascondere le riserve. Il sindacato prende atto che Flacks Group è stato indicato come miglior offerente e che i commissari hanno ottenuto il via libera a proseguire la trattativa esclusiva ma D’Alò chiarisce subito il punto politico: «In una vertenza così lunga, non ci appassioniamo al nome del soggetto che inizierà la trattativa esclusiva. Qualunque trattativa dovrà prevedere il coinvolgimento dei lavoratori per non commettere gli errori del passato».

Il segretario Fim richiama la memoria collettiva di una crisi che dura da oltre un decennio: «Il Governo, l’azienda e il nuovo acquirente devono avere ben chiara la storia dei lavoratori del gruppo ex Ilva, e ciò che ogni famiglia porta con sé dopo anni di sacrifici». Per questo la Fim insiste sulla necessità di discutere contenuti concreti: «Vogliamo ragionare di piani e non di nomi, di rilancio produttivo, di decarbonizzazione, di occupazione per tutti i lavoratori coinvolti, siano essi diretti, di Ilva in AS o degli appalti».

Anche D’Alò, come Palombella, attende una convocazione a Palazzo Chigi «con ancora più forza», convinto che solo un confronto trasparente possa evitare nuovi errori e garantire un futuro credibile al polo siderurgico.

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