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Una PEC arrivata il 7 gennaio ha acceso un fronte sindacale compatto come raramente si era visto negli ultimi anni.

Vestas Italia ha comunicato l’intenzione di chiudere l’unità locale di Service, il magazzino e il training center di Taranto, trasferendo tutte le attività nell’area industriale di San Nicola di Melfi entro il 1° marzo 2026. Una scelta improvvisa, che ha colto di sorpresa lavoratori e rappresentanze e che ha immediatamente scatenato la reazione di Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Rsu Uilm.
Secondo le tre sigle, la decisione è stata assunta «senza alcun confronto preventivo», ignorando l’impatto che un trasferimento di oltre duecento chilometri avrebbe sulla vita delle persone coinvolte. Le motivazioni fornite dall’azienda – miglioramenti logistici, risparmi sui trasporti, condizioni dell’immobile attuale – vengono giudicate unanimemente «insufficienti» e «sproporzionate» rispetto alla portata della scelta.
La Fiom-Cgil e le Rsu aziendali parlano apertamente di un atto «unilaterale e privo di logiche industriali», sottolineando come il sito tarantino rappresenti «un presidio storico e radicato nel territorio», capace negli anni di distinguersi per professionalità e risultati. «È inaccettabile – affermano – che si possa sacrificare un’intera struttura e il valore dei lavoratori solo per motivi economici».
Sulla stessa linea la Fim-Cisl, che definisce la comunicazione aziendale «un colpo inferto senza dialogo e senza rispetto», ricordando che ciò che Vestas presenta come un semplice riassetto organizzativo «comporta in realtà un mutamento profondo nella vita personale e professionale dei dipendenti». Il sindacato chiede l’apertura immediata di un confronto ufficiale, come previsto dal contratto nazionale, affinché l’azienda «sospenda ogni decisione presa unilateralmente» e si renda disponibile a valutare soluzioni alternative.
Durissima anche la posizione della Rsu Uilm, che parla di «totale disappunto» e di una scelta «ingiustificata, dannosa e profondamente irrispettosa». Per la Uilm, definire il trasferimento come un semplice cambiamento organizzativo è «fuorviante», perché nei fatti si tratta di «uno stravolgimento radicale degli equilibri personali e professionali dei lavoratori».
Tutte le sigle concordano su un punto: l’assenza di esuberi dichiarata da Vestas non può essere considerata una garanzia. «Un trasferimento di oltre 200 chilometri – ricordano – è di per sé un impatto occupazionale, perché modifica in modo sostanziale le condizioni di lavoro e la vita quotidiana delle persone».
Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Rsu Uilm chiedono dunque all’azienda di fermarsi e aprire un confronto vero, trasparente e rispettoso. E avvertono: se Vestas non rivedrà le proprie posizioni, non si esclude alcuna iniziativa sindacale. «Continueremo a difendere la dignità dei lavoratori e la presenza industriale a Taranto» assicurano.

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