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Ricorso contro l’Aia ex Ilva: dal Tar Lecce no alla sospensiva. Decisione finale a breve

Il Tar di Lecce ha ritenuto di non prevedere la sospensiva dell’Aia per il siderurgico di Taranto optando direttamente per la decisione di merito che arriverà con la sollecitudine che il Tribunale ha riconosciuto alla vicenda. 


«Pertanto – è il commento affidato ad un post su Facebook dall’associazione Giustizia per Taranto -, sebbene la richiesta avanzata dai nostri avvocati riguardo al fermo precauzionale degli impianti non sia stata accolta, ci si attende una sentenza nel giro di poche settimane e le speranze di vincere restano tutte assolutamente intatte».
Rimane quindi operativa l'Aia emanata dal ministero dell'Ambiente e la sicurezza energetica a fine luglio, che autorizza la continuità produttiva degli impianti siderurgici, compresi gli altoforni, per un arco temporale di 12 anni. 
Come si ricorderà, la nuova Autorizzazione integrata ambientale è stata impugnata da partiti e associazioni ambientaliste, che hanno fatto un ricorso al Tar che, come detto, non è intervenuto preventivamente per bloccare le fonti inquinanti, come inizialmente richiesto dai ricorrenti. 
Secondo Giustizia per Taranto, comunque, quanto deciso dal Tar nell’udienza di ieri, martedì 27 gennaio, sarebbe legato esclusivamente alla complessità della vicenda per cui tutti gli scenari restano aperti.

L’analisi di PeaceLink dopo la prima udienza


Le Associazioni ambientaliste ricorrenti, che hanno impugnato l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) dell’ex Ilva davanti al Tar della Puglia, sezione di Lecce, prendono atto della decisione del Tribunale, comunicata il 27 gennaio, di non rigettare immediatamente l’istanza di sospensione del provvedimento, proposta dagli avvocati Ascanio Amenduni, Michele Macrì, Maurizio Rizzo Striano e Prof. Michele Carducci, e di utilizzare, invece, uno specifico strumento processuale, che consente di velocizzare il processo amministrativo, nel momento in cui emergono evidenti questioni urgenti e complesse, come appunto la vicenda tarantina.
“Infatti -evidenzia la nota delle Associazioni tra cui PeaceLink- il Tar di Lecce ha comunicato, durante la discussione, di voler utilizzare l’art. 55, comma 10, del Codice del processo amministrativo.
Questa norma dispone testualmente: «Il tribunale amministrativo regionale, in sede cautelare, se ritiene che le esigenze del ricorrente siano apprezzabili favorevolmente e tutelabili adeguatamente con la sollecita definizione del giudizio nel merito, fissa con ordinanza collegiale la data della discussione del Ricorso nel merito».
Com’è evidente, questo vuol dire che il TAR, avendo letto gli atti dei legali, ha percepito la robustezza delle loro argomentazioni e la plausibilità dell’istanza di sospensione dell’atto impugnato, assumendo la determinazione di produrre una decisione unica finale, in tempi brevi.
Di conseguenza, questa opzione, velocizzando i tempi, garantisce una risposta definitiva a tutte le illegittimità che sono state sollevate dal nostro Ricorso: illegittimità che sono innumerevoli e sono state accorpate in sei blocchi. 
1. mancato rispetto dei requisiti necessari all’esercizio del potere di decisione sulla decarbonizzazione, in conformità con la giurisprudenza europea sull’art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo;
2. erronea rappresentazione della situazione di Taranto (definita dall'ONU “zona di sacrificio”), per di più in assenza dell’analisi dei rischi e benefici a base del principio di prevenzione sulle emissioni tossiche e nocive; 
3. totale violazione dei contenuti, indicati dalla Corte di Giustizia UE proprio per l’ex Ilva, su “norme di qualità ambientale” ed «emissioni scientificamente note come nocive»; 
4. elusione delle cosiddette BAT (Migliori tecniche disponibili); 
5. mancata partecipazione effettiva del pubblico tarantino, in violazione della Direttiva europea sulle emissioni inquinanti, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, e della Convenzione di Aarhus; 
6. conseguente impossibilità di qualsiasi decarbonizzazione, presente e futura.
quindi, fiduciosi.
Prendiamo atto -prosegue la nota- che contro di noi si sono costituite quasi tutte le amministrazioni dello Stato: Ministero dell’Ambiente, Ministero del Made in Italy, Ministero degli Interni, Istituto Superiore della Sanità. Hanno preferito rimanere in silenzio, senza intervenire in questo Ricorso, i Comuni di Taranto e Statte, la Provincia di Taranto e la Regione Puglia. Anche di questo silenzio, ne prendiamo atto.
Al contrario, in soccorso di Acciaierie d’Italia, sempre contro di noi, si è costituita la proprietà ex Ilva.
Soltanto il Codacons, con i suoi avvocati, ha deciso di costituirsi appoggiando le nostre sei ragioni e per questo lo ringraziamo. 
In ogni caso, restiamo fiduciosi, per una ragione molto semplice.
Quello che noi rivendichiamo con questo Ricorso è il coraggio intellettuale della verità sulla realtà tarantina; quel coraggio intellettuale, di cui ormai la politica, locale e nazionale, è ormai priva, preferendo ricorrere ai giochi di parole (come la parola magica “decarbonizzazione”) e ad eterni rinvii (come dimostra l’ennesimo provvedimento “salva Ilva” appena licenziato dal Parlamento: dimostra -conclude la nota- giochi di parole ed eterni rinvii, che hanno ucciso speranze e distruggono vite”.

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