Buoni pasto, inquadramenti e turni extra: tre fronti di tensione scuotono la Asl di Taranto
La sanità ionica torna al centro del dibattito pubblico con tre fronti di tensione che, nelle ultime ore, hanno acceso il confronto politico e sindacale.
Dal mancato riconoscimento dei buoni pasto ai dipendenti della Asl di Taranto denunciato dal consigliere regionale FdI Renato Perrini, alle gravi criticità organizzative di Sanitaservice denunciate dalla Uil Fpl, fino al caso sollevato dalla Cisl-Fp sui piani per l’abbattimento delle liste d’attesa trasmessi alle istituzioni senza alcun confronto con i lavoratori. Un mosaico di problemi che racconta un sistema sotto stress, dove diritti, trasparenza e organizzazione sembrano procedere in ordine sparso.
Le tre denunce, pur diverse, convergono su un punto: nella sanità tarantina si accumulano ritardi, disuguaglianze e scelte calate dall’alto che rischiano di compromettere diritti, qualità dei servizi e serenità dei lavoratori. La richiesta, da più fronti, è la stessa: trasparenza, programmazione e rispetto delle regole.
Perrini: “Dipendenti Asl Taranto trattati come lavoratori di serie B”
Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Renato Perrini, torna a denunciare la mancata applicazione uniforme del servizio mensa e dei buoni pasto nelle Asl pugliesi, con particolare riferimento a Taranto. «I dipendenti della Asl Taranto continuano a essere lavoratori della sanità di serie B», afferma, ricordando che il tema è già approdato in Commissione e in Consiglio regionali, dove è stata approvata una mozione rimasta però “lettera morta”.
Perrini parla di un diritto negato e di una disparità inaccettabile all’interno dello stesso sistema sanitario regionale. «La Asl di Taranto non può continuare a essere penalizzata», insiste. Per questo annuncia la richiesta di «un’audizione urgente in III Commissione, in seduta congiunta con la Commissione Bilancio», per ottenere un cronoprogramma chiaro e un’informativa immediata sull’attivazione del servizio mensa o, in alternativa, sul riconoscimento dei buoni pasto sostitutivi. «Dopo le promesse, è il momento dei fatti».
Uil Fpl: “Sanitaservice Taranto, diritti calpestati e inquadramenti sbagliati”
Durissima anche la denuncia della Uil Fpl, che attraverso il segretario generale Giovanni Maldarizzi parla di una situazione «ormai oltre ogni limite di tollerabilità». Il sindacato sintetizza anni di segnalazioni rimaste senza risposta e una gestione che, a Taranto, avrebbe prodotto distorsioni profonde rispetto alle altre province pugliesi.
Maldarizzi punta il dito soprattutto contro gli inquadramenti contrattuali: molti lavoratori amministrativi e addetti ai Cup, pur svolgendo mansioni da assistenti amministrativi o addirittura da funzionari, restano in Fascia B. Una «mortificazione professionale» che si somma a un utilizzo del personale definito «disomogeneo e privo di criteri trasparenti», con spostamenti che sembrerebbero rispondere più a logiche politiche che a esigenze organizzative.
Il segretario denuncia inoltre «accordi conciliativi ad personam» concessi solo ad alcuni lavoratori, violando equità e universalità dei diritti. Una gestione che, secondo la Uil, danneggia anche i cittadini, perché la confusione organizzativa ricade su Cup e uffici amministrativi già in sofferenza.
La richiesta è netta: «Un cambio di rotta immediato e un tavolo di confronto serio», con mappatura delle mansioni reali, revisione degli inquadramenti e criteri trasparenti per l’assegnazione dei ruoli. In assenza di risposte, il sindacato annuncia iniziative anche nelle sedi competenti.
Cisl-Fp: “Piani sulle liste d’attesa senza confronto. Metodo inaccettabile”
Il terzo fronte di tensione arriva dalla Cisl-Fp Taranto-Brindisi. Il segretario generale Giuseppe Lacorte denuncia di aver appreso «solo dai social e da comunicazioni informali» che tutte le Asl pugliesi, comprese Taranto e Brindisi, avrebbero già trasmesso i piani sperimentali per l’abbattimento delle liste d’attesa, come previsto dalla DGR n. 1/2026.
Il problema, sottolinea Lacorte, è che alle organizzazioni sindacali non è stato comunicato nulla: né i contenuti dei piani, né le modalità operative, né l’impatto sull’organizzazione del lavoro. E l’impatto, avverte, sarà inevitabile: orari serali, attività nei weekend, recupero delle prestazioni oltre soglia, gestione delle priorità urgenti e brevi, fino ai ricoveri ospedalieri in lista d’attesa.
Misure che incidono direttamente su turni, carichi assistenziali, prestazioni aggiuntive e vita privata dei lavoratori. «Pretendiamo trasparenza, corrette relazioni sindacali e confronto preventivo», afferma Lacorte, chiedendo informative immediate e un tavolo di confronto prima dell’avvio delle attività, previsto già dal 1° febbraio.
«Ridurre le liste d’attesa è un obiettivo condiviso», conclude, «ma farlo senza regole e senza tutele rischia di scaricare tutto il peso sulle lavoratrici e sui lavoratori».














