Ex Ilva, trattativa in esclusiva a Flacks Group ma la Fiom chiede trasparenza e tavolo a Palazzo Chigi
Per Flacks Group si è acceso il semaforo verde sulla strada che potrebbe portare il fondo statunitense all’acquisizione degli asset di ex Ilva.
A comunicarlo è stato il ministero delle Imprese e del Made in Italy, che in una nota ha spiegato di aver conferito mandato ai Commissari straordinari di Ilva in amministrazione straordinaria e di Acciaierie d’Italia di avviare la negoziazione con Flacks Group LLC, tenendo conto della possibilità di consolidare partenariati industriali e nel rispetto delle procedure previste dall’articolo 47 della legge 428/1990 sulle consultazioni sindacali. Un via libera che apre la strada a Michael Flacks, fondatore dell’omonimo fondo, pur lasciando aperta la porta all’ingresso di altri player industriali in grado di compensare la scarsa esperienza del gruppo americano nel settore siderurgico.
L’offerta del fondo, come noto, è vincolante e dal valore simbolico di un euro, ma accompagnata dall’impegno a riportare la produzione a 4 milioni di tonnellate l’anno, con l’obiettivo di salire successivamente a 6, e da un piano di investimenti industriali di ampia portata. Il progetto prevede inoltre che lo Stato mantenga inizialmente una quota del 40%, garantendo una presenza pubblica nella fase di rilancio, per poi cederla a Flacks in un secondo momento per una cifra compresa tra 500 milioni e 1 miliardo di euro. Una scelta che consentirebbe al governo di accompagnare la transizione e, al tempo stesso, recuperare risorse significative.
Ma mentre il governo accelera, il fronte sindacale reagisce con durezza. Il segretario generale della Fiom-Cgil, Michele De Palma, e il coordinatore nazionale siderurgia, Loris Scarpa, parlano apertamente di una decisione unilaterale. «Apprendiamo dalla stampa della decisione del ministro Urso di aver dato mandato a una trattativa privata in esclusiva con un fondo di investimento», denunciano, sottolineando come il ministro non abbia ritenuto necessario condividere con le organizzazioni sindacali lo stato della gara, proprio mentre «la situazione di salute e sicurezza negli stabilimenti si aggrava ogni giorno di più».
Per la Fiom, si tratta dell’ennesimo abuso del senso di responsabilità dei lavoratori e delle istituzioni territoriali, dopo mesi senza confronto né dialogo, senza ascolto delle istanze dei dipendenti e dei cittadini delle città coinvolte, e senza alcuna risposta alla richiesta di Fim, Fiom e Uilm di convocare un tavolo a Palazzo Chigi. I sindacati denunciano che il confronto sulle soluzioni avanzate non si è mai aperto, mentre la decisione del governo arriva «senza garanzie sulle risorse, sulla presenza pubblica nel capitale e nella gestione, sull’occupazione e sulla decarbonizzazione».
Un atto giudicato grave, ma che per la Fiom ha almeno il merito di fare chiarezza: «Il Mimit convoca i tavoli a decisioni prese». Da qui la richiesta, ribadita con forza, che Palazzo Chigi apra finalmente le porte al confronto. La Fiom-Cgil, concludono De Palma e Scarpa, si riserva di valutare insieme alle altre organizzazioni sindacali e ai lavoratori quali iniziative mettere in campo.














