Vasca di colmata, diga foranea e Aqp: il Cis affronta i nodi che frenano Taranto
Taranto prova ancora una volta a rimettere ordine nel proprio futuro, e lo fa tornando a lavorare sullo strumento che più di ogni altro incarna la promessa – e la fatica – della trasformazione: il Contratto istituzionale di sviluppo.
La riunione del Comitato per l’attuazione e la sorveglianza del Cis, tenutosi venerdì 30 gennaio, è stata presentata come un passaggio decisivo per verificare lo stato degli interventi, sciogliere i nodi ancora irrisolti e accelerare un percorso che deve portare alla rigenerazione delle aree storiche, alla realizzazione di nuove infrastrutture, alle bonifiche attese da anni e alla creazione di spazi verdi capaci di migliorare la qualità della vita dei cittadini. Il responsabile del Cis Taranto, on. Dario Iaia, ha richiamato tutti i componenti del comitato alla massima partecipazione, ricordando che questo organismo tecnico-amministrativo è chiamato a vigilare sull’avanzamento dei progetti, approvare eventuali rimodulazioni dei finanziamenti, verificare ritardi e inadempienze e proporre, se necessario, l’attivazione di poteri sostitutivi.
A margine dell’incontro, Iaia ha spiegato che la riunione rappresenta «un momento importante per quanto riguarda il Cis», perché il comitato «vigila sullo stato di attuazione dei programmi e interviene per accelerare o modificare la programmazione quando necessario». Ha chiarito che le schede tecniche già trasmesse mostrano con precisione dove si concentrano le criticità: «Ci sono alcuni progetti incagliati e bisogna capire se si deve andare avanti oppure cambiare, restando però nell’ambito dello stesso soggetto attuatore». Tra i casi più delicati ha citato quello dell’Acquedotto Pugliese, un finanziamento da 14 milioni per il riutilizzo delle acque fermo da oltre dieci anni: «Per una serie di ragioni tecniche non potrà prendere il via. La Regione e Aqp stanno valutando una rimodulazione per il potenziamento del depuratore Gennarini, ma ne discuteremo questa sera».
Iaia ha poi richiamato l’attenzione sugli interventi che riguardano il porto: la vasca di colmata e la diga foranea. «A distanza di undici anni dalla sottoscrizione del Cis non possiamo permetterci progetti che non sono ancora avviati», ha osservato, ricordando che le risorse – circa 13 milioni per la vasca di colmata e tra 35 e 40 milioni per la diga – non possono essere spostate altrove, come qualcuno ha ipotizzato: «Il decreto ministeriale ci vincola. Le risorse sono state assegnate a determinati soggetti attuatori e loro devono utilizzarle, a meno che non si torni al Cipe per modificare la delibera». Un capitolo a parte riguarda il nuovo ponte girevole: «Nel giro di tre o quattro mesi saranno terminati gli approfondimenti tecnici. Oggi daremo l’ok all’utilizzo di 6,6 milioni di euro e credo che subito dopo l’estate potremo andare in gara per l’appalto integrato».
La giornata, però, non si è esaurita nella dimensione tecnica. Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha definito l’appuntamento «una giornata cruciale per il nostro territorio», ricordando che in mattinata si era già svolto un confronto in Prefettura con il viceministro Gava e il commissario per le bonifiche. «Abbiamo trattato una serie di argomenti che riguardano innanzitutto la salute, che va garantita e tutelata», ha spiegato, soffermandoci sugli interventi per la rigenerazione del Mar Piccolo, dalle barriere verdi alle alghe ossigenanti, e sul recupero delle aree ex Ilva da destinare a nuovi usi produttivi. Bitetti ha insistito sulla necessità di creare nuove economie e nuova occupazione per contrastare lo spopolamento: «Dobbiamo consentire ai nostri ragazzi di rimanere legati alle loro radici e trovare dignità e lavoro».
Il sindaco ha poi affrontato il tema degli immobili del quartiere Tamburi, dove gli otto insediamenti abitativi inizialmente previsti si sono ridotti a cinque a causa dell’aumento dei costi di costruzione. «Ho lanciato un’idea che è stata apprezzata: reperire sul mercato alloggi con caratteristiche analoghe all’edilizia residenziale pubblica, evitando ulteriore consumo di suolo», ha spiegato. Una soluzione che permetterebbe anche ai residenti delle case parcheggio, a ridosso delle ciminiere, di rimanere nel loro quartiere: «È un discorso sociale e umano. Chi lo vorrà potrà continuare a vivere dove è nato e dove ha le sue attività quotidiane».
Alla discussione si è aggiunto anche il presidente della Provincia, Gianfranco Palmisano, che ha confermato la disponibilità dell’ente a presentare progetti immediatamente cantierabili: «Assolutamente sì, in continuità con gli incontri fatti con la Regione, anche sul tema dei Giochi del Mediterraneo». Palmisano ha sottolineato che il Cis può essere il tavolo giusto per affrontare l’emergenza infrastrutturale del territorio: «Abbiamo bisogno di risorse per sicurezza e viabilità. Ci sono tante risorse ancora inutilizzate, con progetti che forse non partiranno mai, che potrebbero essere distolte per garantire la bellezza del nostro territorio e la sicurezza stradale». Il presidente ha ricordato che la Provincia sta lavorando sulle progettazioni, «la cosa principale, perché senza progetti nel cassetto trovare finanziamenti è sempre difficile», ma ora – ha aggiunto – «iniziamo ad avere i progetti e quindi dobbiamo trovare le risorse».














