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Il porto laboratorio della transizione: Taranto modello per l’Europa dell’offshore

La mattinata di oggi, sabato 31 gennaio, si è aperta con quella vibrazione che accompagna i momenti in cui un territorio sembra intuire la direzione del proprio futuro.

Nella sala conferenze del Dipartimento Jonico, gremita come nelle grandi occasioni, la giornata conclusiva del convegno “Porti, energia e sviluppo sostenibile – I porti come hub del cambiamento” ha acceso i riflettori su un tema che oggi più che mai definisce il destino del Mediterraneo: l’eolico offshore. Un confronto promosso dall’Università di Bari Aldo Moro e dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, con il patrocinio del Comune di Taranto, che ha riunito istituzioni, accademia e imprese attorno a un’unica domanda: come trasformare i porti in motori della transizione energetica.

E Taranto, con l’unico parco eolico near shore d’Italia e un ecosistema industriale che negli anni ha costruito competenze rare in Europa, è stata il punto naturale da cui partire. Da qui si è sviluppato un racconto corale che ha intrecciato esperienze internazionali, strategie regionali, esigenze di sicurezza e cornici normative.

 

Euroports: il modello Port-la-Nouvelle

Il primo a portare un esempio concreto è stato Enrico Azzarello, group project manager di Euroports, che ha mostrato cosa significhi trasformare un porto in un hub dell’eolico galleggiante. «Attraverso i progetti pilota EFGL ed EOLMED – ha spiegato – abbiamo operato come integratore portuale, coordinando infrastrutture, layout e operazioni logistiche in un contesto di elevata complessità tecnica». Un modello, ha aggiunto, reso possibile «da una forte volontà pubblica e da una gestione industriale orientata alla sicurezza e alla continuità», e che oggi può diventare «un riferimento concreto per altri porti del Mediterraneo».

 

Regione Puglia: tra pianificazione e filiera industriale

Dall’esperienza francese il dibattito si è spostato naturalmente sul ruolo della Puglia, con l’intervento di Francesco Corvace, dirigente della sezione Transizione energetica della Regione. Corvace ha ricordato come il nuovo PEAR collochi la regione al centro della strategia nazionale: «A fronte di un obiettivo di 641 MW al 2030 – ha detto – registriamo richieste di connessione per oltre 25 GW». Una pressione enorme, che impone «un governo rigoroso dei processi» e un coordinamento più stretto con il MASE per superare i ritardi della VIA. Ma soprattutto, ha insistito, l’offshore è anche industria: «Taranto e Brindisi sono poli strategici per la cantieristica floating. L’offshore non è solo energia: è sviluppo occupazionale». Da qui la necessità di sistemi di accumulo e idrogeno verde per «stabilizzare la rete e sostenere la decarbonizzazione dei poli industriali hard-to-abate».

 

Guardia Costiera: sicurezza e nuovi equilibri in mare

Il passaggio dalla dimensione energetica a quella della sicurezza marittima è stato quasi naturale, perché l’offshore non vive nel vuoto: vive nel mare. Il contrammiraglio Donato De Carolis, direttore marittimo della Puglia e della Basilicata Ionica, ha ricordato che ogni infrastruttura offshore «incide sulla navigazione, sull’ambiente marino e sugli interessi nazionali». Per questo serve «una gestione ordinata degli usi del mare», in cui Guardia Costiera e Marina Militare garantiscano «integrazione, sorveglianza e protezione delle infrastrutture strategiche». Una cooperazione, ha aggiunto, che permette di «tenere insieme produzione energetica, sicurezza e sostenibilità».

 

Il quadro europeo: norme, strategie e sfide

Dal mare al diritto, il passaggio è stato altrettanto fluido, perché ogni trasformazione tecnologica richiede una cornice normativa solida. Francesca Pellegrino, direttrice del Centro universitario di studi sui trasporti dell’Università di Messina, ha ricostruito il quadro internazionale ed europeo. «La cornice si fonda sulla Convenzione UNCLOS del 1982 – ha ricordato – e sugli strumenti ONU e IMO per la tutela ambientale e la sicurezza marittima». L’UE, ha spiegato, ha riconosciuto il ruolo strategico delle rinnovabili offshore attraverso la Strategia europea del 2020, il Green Deal, RePowerEU e le direttive RED II e RED III. «Le sfide principali riguardano pianificazione spaziale, interconnessione delle reti e sostenibilità», e solo «un approccio coordinato tra Stati membri e operatori può garantire una transizione equa e competitiva».

 

Il diritto italiano: competenze e autorizzazioni

Su questa stessa linea si è innestato l’intervento di Mariagiulia Previti, ricercatrice in diritto della navigazione, che ha portato lo sguardo sul legislatore italiano. «In attuazione della Direttiva RED III – ha spiegato – è in corso un processo di normalizzazione dell’interesse paesaggistico per favorire le rinnovabili». Previti ha ricostruito la definizione giuridica di impianto offshore e le questioni legate alla localizzazione delle aree marine idonee, «da effettuarsi secondo i principi della pianificazione spaziale marittima». Ha poi approfondito la procedura di autorizzazione unica prevista dal d.lgs. 190/2024, evidenziando «la delicata ripartizione delle competenze tra Stato e Regione», un nodo che richiede chiarezza e cooperazione per garantire tempi certi agli investimenti.

 

Gugliotti: “Porti protagonisti della transizione energetica”

A chiudere il convegno è stato il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, Giovanni Gugliotti, che ha restituito il senso complessivo della giornata. «Il convegno ha rappresentato un’occasione di confronto di alto profilo su un ambito decisivo per la crescita e la competitività del Paese, quale quello delle energie rinnovabili» ha dichiarato. Ha sottolineato come «la partecipazione di relatori di rilievo internazionale, insieme a istituzioni, mondo accademico e sistema imprenditoriale, abbia garantito un livello di approfondimento scientifico e operativo di grande valore». E ha rimarcato il significato politico della presenza della viceministra Vannia Gava, «che dimostra la volontà del governo di proseguire verso un nuovo modello di sviluppo sostenibile». L’Autorità di Sistema Portuale, ha concluso, intende «favorire sinergie stabili tra ricerca, imprese e territori, per tradurre le visioni emerse in progettualità concrete e rafforzare il ruolo dei porti come hub dell’innovazione energetica e dello sviluppo sostenibile».

La giornata si è chiusa con la sensazione che l’eolico offshore non sia solo una tecnologia, ma un nuovo modo di immaginare il rapporto tra mare, industria e territorio. E Taranto, ancora una volta, si trova nel punto esatto in cui queste traiettorie si incontrano.

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