CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Nel dossier più delicato dell’industria italiana, quello dell’ex Ilva, il governo continua a muoversi con cautela ma anche con un certo ottimismo.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha confermato che la partita per il futuro del siderurgico di Taranto è entrata in una fase decisiva, con un obiettivo chiaro: individuare un partner industriale solido, credibile e con una visione di lungo periodo. «Siamo in attesa di un socio industriale con esperienza significativa», ha dichiarato il ministro, sottolineando come l’offerta del fondo americano Flacks Group sia stata giudicata «più significativa e sostenibile» dai commissari straordinari rispetto a quella del concorrente Bedrock.
A dare sostanza a questa valutazione è anche quanto rivelato da Siderweb, osservatorio specializzato sul settore dell’acciaio, che ha ricostruito i punti principali del piano industriale presentato da Flacks. Un progetto che punta a riportare Taranto su volumi produttivi importanti già nel 2029: sei milioni di tonnellate di acciaio, 8mila dipendenti, due forni elettrici e un altoforno in marcia, il numero 4. Secondo Siderweb, il piano prevede che quattro milioni di tonnellate arrivino dagli altiforni e due dai nuovi forni elettrici, impianti mai utilizzati prima nello stabilimento tarantino e considerati la chiave per la decarbonizzazione del ciclo produttivo.
Dal 2030, pur mantenendo invariata la produzione complessiva, la quota dei forni elettrici dovrebbe salire a tre milioni di tonnellate, mentre l’altoforno 2 verrebbe dismesso.
Sul fronte dei prodotti, Flacks immagina una ripartizione chiara: il 40% dedicato ai coils a caldo, il 30% agli zincati. Tra i punti di forza individuati dal fondo americano ci sono gli attracchi portuali, gli ampi parchi minerali e gli investimenti ambientali realizzati dal 2013 a oggi per il contenimento delle polveri e degli inquinanti.
In attesa delle decisioni finali, il governo ribadisce la necessità di un partner capace di garantire investimenti, continuità produttiva e sostenibilità. «Serve un socio industriale vero», ha insistito Urso, lasciando intendere che la scelta non sarà solo economica ma strategica.