CRONACHE TARANTINE
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Quella di oggi, lunedì 9 febbraio, è stata una giornata intensa per le sorti dell’ex Ilva e dei suoi stabilimenti.
Detto della visita agli impianti di una delegazione di Flacks Group – il fondo statunitense ha espresso la volontà di acquisire tutti gli asset del gruppo tanto che il piano industriale presentato è al vaglio dei commissari straordinari di AdI – che si concluderà nella giornata di domani, martedì 10 febbraio, ecco arrivare da Bruxelles la notizia del semaforo verde da parte della commissione europea al prestito ponte in favore del gruppo da parte del Governo italiano. Si tratta dei complessivi 390 milioni rinvenienti dall’ultimo decreto salva Ilva convertito in legge dal parlamento italiano non più di un mese fa.
Per quello che è dato sapere, il via libera è arrivato in forza del fatto che la commissione Ue ha ritenuto che il prestito non va ad incidere in maniera indebita sulla concorrenza con altri produttori di acciaio e per quel che riguarda gli scambi commerciali sul mercato interno. La misura, approvata mira a garantire che Acciaierie d’Italia possa coprire i propri costi operativi, fino al trasferimento dell’attività a un nuovo operatore, nel caso specifico Flacks Group qualora le operazioni di cessione degli stabilimenti del gruppo dovesse andare in porto.
Ma l’altra novità della giornata riguarda la comunicazione che l’azienda ha fatto alle organizzazioni sindacali riguardo al riavvio dell’altoforno 2.
«L’azienda – fanno presente i sindacati di categoria dei metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm- ci ha comunicato che da domani (martedì 10 febbraio, ndc) inizieranno le fasi di settaggio degli impianti (configurazione, calibrazione e regolazione precisa dei macchinari e dei parametri di processo, ndc). Tale attività durerà 7-10 giorni. Una volta terminata – concludono Fim, Fiom e Uilm – si proseguirà col caricamento e con l’avviamento che presumibilmente avverrà il 20 febbraio».
Per un altoforno destinato al ritorno in esercizio un altro, invece, continua a restare sotto sequestro. Si tratta di Afo1 per il cui dissequestro nella giornata di oggi c’è stata la seduta della Camera di consiglio che doveva esprimersi sul ricorso presentato dai legali di AdI in as. Seduta che ha fatto registrare un nulla di fatto dal momento che il giudice si è riservata la decisione. Con molta probabilità per il pronunciamento in ordine alla nuova richiesta di dissequestro occorrerà attendere una settimana circa. Come si ricorderà, l’altoforno 1 fu posto sotto sequestro dalla Procura della Repubblica in seguito all’incidente verificatosi nell’impianto a maggio dell’anno scorso quando l’esplosione di una turbina provocò un furioso incendio.
Intanto, però, la vertenza Ilva continua ad essere per Fim, Fiom e Uilm un nervo scoperto. Tanto che i segretari generali Ferdinando Uliano (Fim). Michele De Palma (Fiom) e Rocco Palombella (Uilm) hanno convocato per giovedì 12 febbraio alle ore 10, nella sede della Flm a Roma, una conferenza stampa.
«Alla luce delle ultime notizie riportate dalla stampa relative alla situazione dell’ex Ilva, alla richiesta di proroga della cassa integrazione per 4.450 lavoratori per ulteriori 12 mesi, e alle dichiarazioni del ministro Urso – spiegano i tre segretari -, si rende necessario fare chiarezza sulla vertenza».