Image

Alla foce del fiume Lenne, dove l’acqua incontra il mare e la biodiversità trova uno dei suoi ultimi rifugi, sabato 7 febbraio si è svolta la manifestazione organizzata dal Circolo Legambiente di Palagiano in occasione della Giornata mondiale delle Zone Umide.

Un appuntamento simbolico, celebrato nel luogo che più di ogni altro racconta la fragilità e la ricchezza degli ecosistemi costieri dell’arco jonico. Qui, tra canneti, aironi e acque che faticano a trovare la via del mare, un nutrito gruppo di volontari e cittadini ha esposto cartelli e condiviso preoccupazioni, ribadendo l’importanza di tutelare un patrimonio naturale che, come ricorda la Convenzione di Ramsar, garantisce biodiversità, acqua, cibo e una preziosa protezione dai cambiamenti climatici.

«Le zone umide sostengono la vita. Un’eredità senza tempo. È nostra cura proteggerle»: lo slogan internazionale della giornata è stato il filo conduttore dell’iniziativa, che ha voluto richiamare l’attenzione sulla foce del Lenne, habitat fondamentale per numerose specie di uccelli, tra cui aironi e cavalieri d’Italia, oltre che tappa essenziale per molte specie migratorie. «Un airone ci ha accompagnati con il suo elegante volo», racconta il presidente del circolo, Cosimo Monaco, «quasi a ricordarci quanto sia prezioso questo luogo e quanto sia fragile».

Ma la bellezza del paesaggio non ha potuto nascondere le criticità. I volontari hanno infatti constatato il pessimo stato della foce, completamente occlusa da grandi masse di sabbia accumulate dopo le recenti mareggiate. Una situazione che ha provocato la stagnazione delle acque, con possibili rischi per la fauna ittica, e l’innalzamento del livello del fiume, che potrebbe mettere in pericolo i terreni coltivati a monte. «La foce è chiusa e il fiume non respira», denuncia Monaco. «È un problema che si ripresenta ciclicamente e che non possiamo più affrontare con interventi tampone».

Per questo Legambiente ha inviato una segnalazione urgente a tutti gli enti competenti – Comune, Provincia, Regione e Autorità di Bacino – chiedendo un intervento immediato per la riapertura della foce. Ma non solo. «Abbiamo ribadito, ancora una volta, la necessità di realizzare una barriera frangiflutti davanti alla foce», spiega Monaco. «È l’unica soluzione strutturale in grado di evitare che la sabbia si accumuli di nuovo e che il fiume venga soffocato ogni volta che il mare si agita».

La manifestazione si è conclusa con un appello chiaro: proteggere le zone umide non è un gesto simbolico, ma un dovere verso il territorio e verso le generazioni future. «Il nostro contributo può sembrare piccolo», afferma Monaco, «ma è significativo perché nasce dall’amore per questo luogo e dalla consapevolezza che senza interventi seri rischiamo di perdere un patrimonio naturale unico». Un messaggio che, alla foce del Lenne, risuona forte come il mare che continua a bussare, in attesa che qualcuno gli apra la strada.

 

Scalera: «La foce del Lenne è occlusa, rischio alluvioni: serve un intervento immediato»

Anche il consigliere regionale della Lega, Antonio Scalera, torna a puntare i riflettori su una delle criticità ambientali più delicate dell’arco jonico: il rischio idrogeologico che interessa l’area compresa tra Palagianello, Castellaneta, Ginosa, Laterza e Palagiano. Una questione che, ricorda, non nasce oggi. «Nel novembre del 2023 presentai richiesta di audizione per affrontare la questione della salvaguardia del territorio compreso tra i comuni di Palagianello, Castellaneta, Ginosa, Laterza e Palagiano, legato al rischio idrogeologico», afferma, sottolineando come da anni quei territori convivano con un equilibrio fragile.

L’area interessata si estende da Ginosa fino a Palagiano, con un punto nevralgico nella località Pino di Lenne, dove i bacini idrografici dei fiumi Lenne e Lato convergono in un sistema naturale che, nel tempo, è stato alterato da interventi antropici e modifiche del territorio. «Quei territori erano e sono costantemente soggetti a periodiche inondazioni causate dall’assetto generale idrogeomorfologico, ma anche da una serie di interventi antropici che hanno modificato nel tempo il regolare deflusso delle acque», ricorda Scalera.

Il risultato è un copione che si ripete ogni anno: piene improvvise, allagamenti, danni alle colture agricole e un territorio che fatica a difendersi. L’ultimo episodio si è verificato proprio nei giorni scorsi, alla foce del fiume Lenne, in territorio di Palagiano. Qui, spiega il consigliere, «la foce del fiume Lenne si presenta completamente occlusa da enormi masse di sabbia trasportate dalle recenti mareggiate». Una barriera naturale che impedisce il deflusso delle acque e crea una situazione potenzialmente esplosiva: stagnazione, rischio per la fauna ittica, innalzamento del livello idrico e possibili inondazioni dei terreni agricoli a monte.

Scalera parla di un’urgenza non più rinviabile. «Di fronte a questo scenario è urgente ed improrogabile intervenire per consentire l’immediata apertura del varco», dichiara, chiedendo che la Regione e gli enti competenti si attivino senza indugi. E annuncia la sua prossima mossa: «Appena si saranno insediate le commissioni consiliari invierò una nuova richiesta di audizione chiedendo l’ascolto degli assessori Ciliento (Ambiente) e Piemontese (Demanio e difesa del suolo), dell’Autorità di bacino, del Presidente della Provincia e del Sindaco di Palagiano».

L’obiettivo è costruire un percorso condiviso che porti a interventi strutturali, non solo emergenziali. Scalera chiede infatti una pianificazione che tenga insieme messa in sicurezza, progettazione e studi approfonditi dal punto di vista idraulico e geomorfologico. Una strategia che, nelle sue intenzioni, dovrebbe finalmente mettere ordine in un territorio che da troppo tempo vive tra fragilità naturali e conseguenze di scelte passate.

Pecoraro Hair Beauty
Pecoraro Hair Beauty
STONEG S.R.L.
Pecoraro Hair Beauty
Pecoraro Hair Beauty
Pecoraro Hair Beauty
Franky
MtService
CM-TS S.R.L.
Gruppo Jolly
BUILD ENGINEERING
Flaminia
Flaminia
Flaminia
Flaminia