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La storia della Nave Garibaldi, per decenni orgoglio della Marina Militare e simbolo riconosciuto della presenza navale italiana nel Mediterraneo, sembra ormai avviata verso un epilogo lontano dal Paese che l’ha vista nascere e operare.

Manca davvero poco, infatti, alla conferma ufficiale della sua cessione gratuita alla Repubblica Indonesiana: un passaggio che diventerà definitivo non appena le Commissioni Difesa di Camera e Senato daranno il via libera, senza che al momento si registrino segnali di ripensamento.
Di fronte a questa prospettiva, il dipartimento Nautico e Navalmeccanico di Confapi Taranto esprime rammarico per la fine di quella che avrebbe potuto essere una nuova vita per la Garibaldi, trasformata in museo e restituita alla città che per oltre quarant’anni l’ha accolta nel suo porto. «La speranza, seppur flebile, era quella di vedere l’unità diventare un luogo capace di raccontare la storia della nostra Marina e di alimentare il flusso turistico di Taranto», osserva il dipartimento, ricordando come la città stia vivendo una fase di crescente apertura internazionale, anche in vista dei prossimi Giochi del Mediterraneo. Una possibilità che, però, non si concretizzerà: «Già dallo scorso anno era chiaro che per la portaerei si stavano delineando altri progetti».
Confapi Taranto riconosce che i costi di mantenimento della Garibaldi – circa 5 milioni di euro l’anno – e quelli per un’eventuale alienazione con bonifica, stimati in quasi 19 milioni, rappresentano un elemento determinante nelle scelte dello Stato. Ma sottolinea che «non si può sottovalutare il valore simbolico e strategico che la nave avrebbe potuto continuare a rappresentare per il territorio, soprattutto in un momento in cui la diversificazione economico‑industriale dell’area ionica è diventata un’esigenza non più rinviabile». La scelta di cederla all’Indonesia, spiegano, risponde a logiche che tengono conto di oneri non più sostenibili e di possibili accordi futuri con Jakarta per nuove commesse.
Resta però l’amarezza per un’occasione mancata. «Probabilmente il destino della Garibaldi avrebbe potuto essere diverso se ci fossero state le condizioni», afferma il dipartimento, ricordando che l’auspicio condiviso da molti – istituzioni, cittadini, associazioni – era quello di poter continuare ad ammirare la nave nel suo Paese, magari proprio a Taranto. «Un auspicio destinato a rimanere tale», conclude Confapi Taranto, mentre la città si prepara a salutare per sempre una delle unità più rappresentative della sua storia navale.

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