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Una nuova ordinanza della Direzione Ambiente del Comune di Taranto richiama l’intera città a un ruolo attivo nella tutela dell’igiene pubblica.

Con l’avvio del primo ciclo 2026 di sanificazione, derattizzazione e deblattizzazione, l’amministrazione mette nero su bianco un principio semplice ma decisivo: la lotta a ratti e blatte non può essere efficace se limitata agli interventi sulla rete pubblica. Serve un’azione coordinata, che coinvolga condomìni, abitazioni private, attività e aree scoperte, perché la presenza di questi infestanti – ricorda l’ordinanza – rappresenta un rischio concreto per la salute, veicolando microrganismi patogeni come enterobatteri, salmonella, stafilococchi e altri batteri pericolosi per persone e animali.
Il provvedimento nasce all’interno della collaborazione tra Comune e Acquedotto Pugliese, già definita con un accordo del 2023, e si aggancia alla calendarizzazione dei trattamenti che AQP effettuerà dal 2 marzo al 19 giugno 2026. Proprio per rendere pienamente efficaci questi interventi, l’ordinanza impone ai condomìni di effettuare, almeno due volte l’anno e in concomitanza con le operazioni sulla rete pubblica, la sanificazione delle reti fognarie condominiali, delle fosse settiche e delle griglie di raccolta delle acque. Gli interventi devono essere eseguiti da ditte specializzate e certificati: la documentazione va caricata entro quindici giorni tramite SPID o CIE sul portale comunale dedicato. L’amministrazione potrà richiederla in qualsiasi momento per verificare la corretta esecuzione delle attività.
La responsabilità non riguarda solo gli amministratori condominiali. Anche i proprietari di singoli fabbricati e aree scoperte devono provvedere alla pulizia e alla disinfestazione degli spazi di loro competenza, soprattutto se vi sono depositi di rifiuti, materiali organici o acque stagnanti che possono favorire la proliferazione di blatte, mosche e zanzare. Le aziende che gestiscono tali aree devono inoltre predisporre un programma di trattamenti da sottoporre all’ASL e registrare ogni intervento effettuato, conservando documentazione e fatture per almeno un anno.
L’ordinanza entra nel dettaglio anche delle procedure da seguire in caso di infestazioni più estese, che coinvolgano più unità abitative. In queste situazioni è richiesto un monitoraggio accurato tramite trappole, la verifica di tutti i locali – dai box auto ai vani tecnici – e la mappatura dei focolai. Occorre rimuovere imballi e materiali contaminati, trattare mobili e tessuti con lavaggi ad alta temperatura e utilizzare biocidi specifici secondo un piano elaborato da ditte specializzate. La disinfestazione deve avvenire in locali sgomberi da persone, animali e alimenti, con successiva aerazione e pulizia prima del rientro. Dopo 10-15 giorni vanno posizionate nuove trappole per verificare l’efficacia del trattamento e, se necessario, si procede con interventi preventivi contro la schiusa delle uova.
Un’attenzione particolare è dedicata alle vecchie fosse biologiche: quando un edificio viene allacciato alla rete fognaria urbana, la fossa preesistente deve essere rimossa o inertizzata per evitare che diventi un rifugio ideale per le blatte. Se ciò non è possibile, sono richiesti interventi alternativi di pari efficacia, come la cementazione degli ingressi o il ripristino degli interni.
Il Comune affida la vigilanza sull’osservanza dell’ordinanza alla Polizia Locale, all’ASL e agli organi competenti. Le violazioni comportano una sanzione amministrativa di 500 euro, con possibilità di pagamento in misura ridotta. Contro il provvedimento è ammesso ricorso al TAR o ricorso straordinario al Presidente della Repubblica nei termini di legge.
Il messaggio complessivo è chiaro: la sanificazione non è un adempimento burocratico, ma un tassello fondamentale della salute collettiva. Con l’arrivo della stagione calda, quando le infestazioni tendono ad aumentare, il coordinamento tra pubblico e privato diventa essenziale per prevenire rischi e garantire condizioni igieniche adeguate in tutta la città.

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