CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
La vicenda delle cozze greche che transiterebbero da Taranto per poi finire sui mercati di Napoli continua ad allargarsi e ora arriva anche all’attenzione del Parlamento.
A raccontarlo è Luciano Manna di VeraLeaks, da anni impegnato nel denunciare traffici illeciti legati al comparto mitilicolo tarantino. «Nella giornata di ieri, venerdì 20 marzo, sono stato contattato telefonicamente dall’onorevole Francesco Emilio Borrelli», spiega Manna, «che mi ha posto alcuni quesiti per informarsi sulla questione delle cozze della Grecia che passano da Taranto e poi arrivano a Napoli».
Manna riferisce di aver subito chiarito al deputato di aver già formalizzato tutto nelle sedi competenti: «Ho detto a Borrelli che avevo già depositato una denuncia presso gli uffici della Digos di Taranto e che gli avrei fornito i contenuti della denuncia, oltre alla cronistoria degli illeciti compiuti negli anni a Taranto nell’ambito dei traffici che interessano i mitili allevati qui». Una documentazione che, secondo il fondatore di VeraLeaks, ricostruisce un sistema radicato e pericoloso.
L’onorevole Borrelli, dopo aver ascoltato il racconto, avrebbe manifestato l’intenzione di portare il caso nella XIII Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, di cui fa parte. «Mi ha detto di voler portare la questione in Commissione», conferma Manna, «segno che finalmente si riconosce la gravità di ciò che denunciamo da anni».
Il cuore della denuncia riguarda il rischio che corre la cozza tarantina, prodotto identitario del territorio, e l’intera acquacoltura locale. «Parliamo di un traffico illecito e di un comparto abusivo collaudato che produce e perdura da troppi anni nei nostri mari», denuncia Manna, sottolineando come l’illegalità metta a repentaglio sia la sicurezza alimentare sia la sopravvivenza economica degli allevatori onesti.
Per Manna è arrivato il momento di un cambio di passo deciso: «Bisogna mettere un punto certo a contrasto dell’illegalità, partendo dalla revisione dell’ordinanza sindacale, che necessita di un intervento urgente per tutelare l’acquacoltura tarantina e l’intero comparto produttivo legato al mare». Una revisione che, secondo lui, non può più essere rimandata. «La parola “Blue Economy” può essere usata e abusata nei tavoli e nei protocolli di intesa a proprio piacimento», afferma, «ma senza un reale contrasto alle attività criminose pagheranno, in termini economici e sanitari, i soliti cittadini e i commercianti onesti».