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La transizione ecologica non è più un orizzonte teorico, ma un terreno concreto su cui imprese, istituzioni e territori sono chiamati a misurarsi.

«È il momento di trasformare le strategie in azioni reali, condivise e comprensibili per tutti», sottolineano gli organizzatori del convegno “Transizione ecologica e Just Transition Fund – Opportunità per imprese e territori”, che si è tenuto il 9 aprile 2026 nella Sala Resta della Cittadella delle imprese di Taranto. Un appuntamento pensato per offrire strumenti, visione e informazioni operative a chi, nel mondo produttivo e istituzionale, sta affrontando il cambiamento più profondo degli ultimi decenni.
L’iniziativa rientra nel progetto europeo IT‑Infome Cohesionet e ha visto la collaborazione della Camera di Commercio di Brindisi–Taranto, della Regione Puglia, dell’Università di Foggia e di Citynews SpA, con il patrocinio di Europe Direct Taranto: una rete impegnata nella diffusione della conoscenza sulle politiche di coesione europee, in un territorio – quello tarantino – che più di altri vive sulla propria pelle la sfida della riconversione.
Proprio il presidente della Camera di Commercio, Vincenzo Cesareo, ha ricordato come «sostenibilità ambientale e JTF siano due percorsi che vanno a braccetto», sottolineando che le imprese tarantine «stanno reagendo molto bene, proponendo progetti e mettendosi in gioco grazie anche agli strumenti messi in campo dalla Camera di Commercio, con il supporto di Puglia Sviluppo, del Mimit e del Tecnopolo del Mediterraneo». Una rete che, ha spiegato, consente alle aziende di lavorare «sull’innovazione e sulla sostenibilità, temi centrali per un territorio che ha tanta voglia di riscatto dopo anni segnati da problematiche ambientali». Cesareo ha evidenziato come il nuovo modello delle imprese benefit stia trovando terreno fertile a Taranto e come giornate di confronto come questa possano «favorire un salto di qualità, mettendo in relazione chi ha già affrontato queste sfide con chi sta iniziando ora». Un percorso che, secondo il presidente, si intreccia con il lavoro della struttura commissariale: «C’è grande sinergia, e nonostante le difficoltà di un territorio che arriva da una monocultura industriale, le imprese tarantine potranno adeguarsi e mutuare tecnologie anche da realtà esterne per affrontare le sfide richieste alla nostra economia».
Sul fronte degli interventi ambientali, la sub commissaria straordinaria per le bonifiche, Maria Stefania Fornaro, ha illustrato l’avanzamento del grande progetto di biofitorisanamento: «Siamo alla vigilia delle gare per i lavori su circa 90 ettari, ben oltre i 76 previsti inizialmente». Un intervento definito «molto importante», frutto della selezione di 700 specie vegetali tra oltre 3.000 analizzate, capaci di degradare gli inquinanti presenti nei suoli. Tra queste, il pioppo – già sperimentato con successo nell’area Cimino–Manganecchia – e specie arbustive come brassica, ricino e canapa. «L’obiettivo è dimostrativo», ha spiegato Fornaro, «perché un sistema di ricerca ad altissimo livello racconterà come i territori contaminati si decontaminano nel tempo». Una conoscenza che sarà poi trasferita alle imprese attraverso la fase di disseminazione del progetto, con l’auspicio di «dare una mano anche all’agricoltura del Tarantino e della Puglia, creando nuove fonti di reddito». Alcune piante, ha ricordato, sono persino in grado di selezionare terre rare e materie critiche, aprendo scenari di valorizzazione economica. Le colture saranno irrigate con acque raffinate grazie a un’intesa con Acquedotto Pugliese e, dopo 5-6 anni, il terreno sarà risanato e restituito agli usi produttivi, mentre alcune specie arboree potranno restare come elementi ornamentali.
A chiudere il quadro, la coordinatrice scientifica del progetto europeo IT‑Infome Cohesionet, Madia D’Onghia, ha richiamato il ruolo della formazione e della ricerca: «L’Università di Foggia, insieme ai partner, coordina un progetto che affronta un tema cruciale: le politiche di coesione e i finanziamenti che arrivano sul territorio per superare criticità occupazionali e ambientali». D’Onghia ha sottolineato come Taranto sia «una città meravigliosa, simbolo di quanto l’ambiente non debba solo essere tutelato, ma possa diventare una parola magica per creare occupazione di qualità e attrarre talenti, contrastando la fuga dei cervelli». In questo processo, ha aggiunto, l’università ha un ruolo da protagonista: «È il soggetto più idoneo per fare formazione, sensibilizzazione culturale e mettere in contatto la conoscenza con la cittadinanza e i giovani, che sono i veri protagonisti delle politiche di coesione».
Un mosaico di voci che restituisce l’immagine di un territorio in movimento, dove la transizione ecologica non è più un concetto astratto ma un percorso condiviso, fatto di ricerca, imprese, istituzioni e nuove competenze. Taranto, ancora una volta, prova a immaginare il proprio futuro partendo dalla trasformazione del presente.

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