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Si alza la temperatura nel mondo della sanità privata e delle Residenze sanitarie assistenziali del territorio ionico, dove cresce l’attesa – e la tensione – per lo sciopero nazionale in programma a Roma venerdì 17 aprile.

A fotografare lo stato d’animo dei lavoratori è stata l’assemblea convocata oggi, martedì 14 aprile, dalle segreterie territoriali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, un incontro molto partecipato che ha riunito operatori e operatrici delle strutture che applicano i Contratti collettivi nazionali Aiop e Aris della sanità privata, oltre ai contratti Aiop Rsa e Aris Rsa. Un appuntamento che ha assunto i toni di una vera mobilitazione, preludio della manifestazione nazionale.
Dalle testimonianze raccolte emerge un malessere profondo, alimentato da anni di rinnovi mancati e da condizioni contrattuali considerate ormai insostenibili. Francesco Fusco, Rsa Cisl Fp in Sanitaservice, ha parlato di una protesta che nasce «da una concezione del lavoro che deve tornare a mettere al centro la dignità dei lavoratori». Ha ricordato come gli addetti della sanità privata «da troppo tempo garantiscono con sacrificio un sostegno fondamentale ai cittadini», mentre i salari «non sono più adeguati» e i presupposti dell’ultimo rinnovo «risalente a otto anni fa» non rispondono più alla realtà attuale, trasformata dalla pandemia. Per Fusco è necessario «adeguare i salari, aprire la contrattazione e non fermarsi di fronte a prese di posizione discutibili da parte datoriale», sottolineando che le strutture «continuano a macinare utili» e che questa ricchezza «va redistribuita anche ai lavoratori». Da qui la convinzione che lo sciopero sia «giusto e necessario» e l’annuncio della partecipazione alla manifestazione del 17 aprile a Roma.
Sulla stessa linea Flavia Ciracì, segretaria territoriale Cisl Fp, che ha spiegato la scelta di coinvolgere tutte le federazioni in vista dello sciopero nazionale. «È indispensabile dare risalto a questa mobilitazione perché deve partire dai lavoratori», ha affermato, ricordando che i contratti delle Rsa «sono fermi da quasi 14 anni» e quelli della sanità privata «da oltre otto». Ha definito «inaccettabile» continuare a rincorrere le associazioni datoriali per ottenere un rinnovo che non riguarda solo la parte economica, ma anche «il legittimo riconoscimento normativo». Ciracì ha denunciato una «sperequazione contrattuale costante» che colpisce professionisti con «le stesse competenze e gli stessi doveri», ma trattati in modo diverso sul piano retributivo e contributivo. «Questa situazione deve finire – ha concluso – perché significa restituire dignità a una platea di lavoratori».
Per Alessio D’Alberto, segretario provinciale Fp Cgil, la mobilitazione del 17 aprile è la risposta a un immobilismo che dura da troppo tempo. «Il contratto Aiop-Aris Rsa è scaduto da 14 anni, quello delle case di cura da otto: è arrivato il momento di rinnovarli», ha dichiarato, ricordando che l’inflazione e le crisi internazionali «hanno eroso il potere d’acquisto dei salari». Ha evidenziato come la sanità pubblica riceva rinnovi puntuali, mentre quella privata «è rimasta ferma al palo». D’Alberto ha definito «inaccettabile» la posizione delle associazioni datoriali, che sarebbero disponibili al rinnovo «solo se le differenze retributive fossero coperte interamente dal Governo e dalle Regioni». Una condizione che, secondo il sindacato, non può essere accettata: «Il rinnovo deve arrivare subito, per tutelare salari e lavoratori».
Infine, Giacomo Di Pietro, segretario Uil Fpl, ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà economiche quotidiane degli operatori. «Con uno stipendio di 1.300 euro e una famiglia con minori a carico è impossibile andare avanti», ha detto, ricordando che il contratto Aiop-Aris «firmato in piena pandemia» è fermo da otto anni mentre «l’inflazione ha eroso tutto». Per Di Pietro è finito «il tempo dei rinvii» e la parte datoriale «deve sedersi al tavolo con Cgil, Cisl e Uil» per garantire non solo un adeguamento salariale, ma anche «diritti normativi e sicurezza sui luoghi di lavoro». Da qui l’appello ai lavoratori: «Il 17 invitiamo tutti a Roma: solo con la lotta si possono ottenere risultati».
La mobilitazione, dunque, entra nella sua fase più calda. E il territorio ionico si prepara a far sentire la propria voce nella capitale, chiedendo ciò che i sindacati definiscono un atto di giustizia contrattuale atteso da troppo tempo.

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