CRONACHE TARANTINE
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La richiesta del Governo italiano di ottenere dall’Unione Europea una deroga collettiva al Patto di Stabilità arriva in un momento in cui il settore delle costruzioni vive una pressione crescente, e a Taranto questa tensione è percepita con particolare forza.
È in questo scenario che interviene il presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili di Taranto, Vito Messi, che accoglie con favore la posizione espressa a livello nazionale e rilancia l’allarme delle imprese del territorio.
Messi sottolinea innanzitutto la piena sintonia con la linea tracciata dall’Ance nazionale: «Non possiamo che associarci a quanto con chiarezza espresso dalla nostra presidente Federica Brancaccio», afferma, riconoscendo come «bene ha fatto il Ministro delle Infrastrutture Salvini e tutto il Governo a richiamare l’attenzione della Commissione Europea e richiedere un intervento immediato di deroga collettiva al Patto di Stabilità». Una presa di posizione che, secondo il presidente dei costruttori tarantini, risponde a una situazione internazionale «senza precedenti», i cui sviluppi «è assai difficile prevedere».
Il nodo centrale, per Messi, riguarda la sostenibilità dei cantieri finanziati dal PNRR, che rischiano di essere schiacciati tra scadenze rigide e condizioni operative sempre più complesse. «Come si può pensare di chiudere i cantieri del PNRR alle scadenze imposte senza che questo comporti un prezzo enorme per le imprese?», domanda, evidenziando come il settore sia «in piena emergenza», stretto «da un lato da scadenze intoccabili, dall’altro da prezzi fuori controllo e materiali in forte ritardo che rischiano di arrivare in cantiere troppo tardi».
Il presidente dell’Ance Taranto porta l’attenzione anche sul contesto locale, dove le difficoltà si sommano a un tessuto produttivo già fragile. «Anche a Taranto stiamo cercando di fare il nostro meglio in condizioni impossibili», osserva, avvertendo però che senza un intervento anche a livello europeo «i nostri sforzi saranno vani ed anzi comprometteranno tutte le aspettative di crescita con fatica costruite in questi anni».
Da qui l’appello finale, che è insieme un monito e una richiesta di responsabilità: «Serve responsabilità e buon senso, serve smettere di attendere ed agire come chiede il nostro Governo e come chiedono a voce alta tutte le nostre imprese». Un messaggio che fotografa con chiarezza lo stato d’animo di un comparto che teme di vedere sfumare opportunità decisive se non arriveranno rapidamente risposte concrete.