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Foto di repertorio

La stretta del Comune di Taranto colpisce uno degli impianti più delicati del sistema industriale cittadino.

Con un’ordinanza firmata il 13 aprile, il sindaco Pietro Bitetti ha imposto la sospensione dell’esercizio della centrale termoelettrica di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, dopo che la società AdI Energia, gestore dell’impianto, non ha presentato il piano di riduzione delle emissioni previsto dalla legge regionale sulla Valutazione del Danno Sanitario (VDS).
La decisione arriva al termine di un percorso tecnico e amministrativo che parte dal Rapporto VDS 2024, redatto da ARPA, AReSS e ASL Taranto e approvato dalla Regione Puglia con delibera n. 270 del 10 marzo 2025. Quel documento, dedicato all’analisi dell’impatto sanitario delle emissioni industriali nell’area ionica, aveva evidenziato criticità tali da imporre agli stabilimenti interessati la presentazione, entro 30 giorni, di un piano di riduzione delle emissioni.
Secondo quanto riportato nell’ordinanza, AdI Energia non ha adempiuto all’obbligo, nonostante la notifica formale della Regione e una successiva diffida. Il Dipartimento Ambiente, con una nota del 13 giugno 2025, aveva intimato all’azienda di trasmettere il piano relativo alla riduzione del rischio non cancerogeno per via inalatoria. Un passaggio particolarmente rilevante, perché riguarda tre parametri emissivi sensibili: arsenico, cobalto e nichel. L’ordinanza sottolinea che la società risulta ancora «inadempiente in merito alla presentazione del piano di riduzione per quanto concerne il rischio non cancerogeno, relativamente ai parametri emissivi arsenico (As), cobalto (Co), nichel (Ni)».
La legge regionale 21/2012 è chiara: in caso di mancata presentazione del piano, dopo la diffida, l’autorità sanitaria deve disporre la sospensione dell’esercizio. Bitetti richiama anche il principio di precauzione ambientale, ricordando che quando esiste un ragionevole dubbio sulla portata dei rischi per la salute «possono essere adottate misure di protezione senza dover attendere che siano pienamente dimostrate l’effettiva esistenza e la gravità di tali rischi».
L’ordinanza impone quindi ad AdI Energia di fermare la centrale entro 30 giorni, fino alla presentazione del piano di riduzione e alla sua successiva valutazione da parte di ARPA, AReSS e ASL. Il provvedimento è stato trasmesso a tutte le autorità competenti, dal ministero dell’Ambiente alla Prefettura, fino alla Procura della Repubblica.
La vicenda apre ora una fase delicata per un impianto strategico nel ciclo produttivo di Acciaierie d’Italia in a.s., ma che non rientra tra gli stabilimenti di interesse nazionale esclusi dalla normativa regionale. Per il Comune, però, la linea è netta: senza il piano di riduzione delle emissioni, la centrale non può continuare a funzionare. Una scelta che segna un passaggio significativo nel rapporto tra industria e salute pubblica in una città che da decenni vive sulla soglia tra produzione e tutela ambientale.
L’azienda, dal canto suo, sta già predisponendo, attraverso i suoi legali, gli atti per impugnare dinanzi al Tar l’ordinanza emessa dal sindaco di Taranto. Questo perché, fanno sapere fonti aziendali, lo stop della centrale termoelettrica avrebbe ricadute pesanti sul ciclo produttivo che sarebbe impossibilitato a proseguire. Effetti che impatterebbero anche sugli stabilimenti del nord di Acciaierie d’Italia oltre che poter incidere negativamente sulla procedura in atto di vendita degli stabilimenti.

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