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«È un pessimo segnale». Adolfo Urso non usa giri di parole per commentare l’ordinanza con cui il Comune di Taranto ha intimato alla centrale termoelettrica dell’ex Ilva di mettersi in regola entro trenta giorni, pena la sospensione delle attività. A margine dell’iniziativa romana “1000 marchi storici”, promossa da Mimit, Uibm e Associazione Marchi Storici d’Italia per le celebrazioni della Giornata Nazionale del Made in Italy 2026, il ministro delle Imprese e del Made in Italy ha definito la decisione «una scelta che arriva nel momento meno opportuno, proprio mentre si tenta di costruire un percorso di rilancio dello stabilimento».


Urso ha ricordato che l’ordinanza è stata notificata «il giorno dopo che uno dei potenziali investitori era stato ricevuto con estrema cortesia dallo stesso sindaco». Il riferimento è al gruppo Jindal, che nei giorni scorsi ha illustrato un piano industriale basato sulla decarbonizzazione. «A quell’investitore erano stati dati riscontri che credo positivi», ha spiegato il ministro, sottolineando che il progetto presentato «punta alla piena decarbonizzazione dell’impianto nell’arco piuttosto breve di quattro o cinque anni». Un percorso che, secondo Urso, potrebbe portare l’Italia a diventare «l’unico Paese in Europa a produrre il 100% di acciaio green» e fare di Taranto «lo stabilimento più importante in Europa nella produzione di acciaio green».
Per questo, ha aggiunto, «che il giorno dopo giunga questa decisione sicuramente non è un buon segnale». Il ministro ha auspicato che l’ordinanza non comprometta la produzione: «Speriamo che questa decisione non comprometta la continuità produttiva dello stabilimento».
L’atto firmato dal sindaco arriva dopo che è stata rilevata l’assenza di un piano aggiornato sulle emissioni della centrale termoelettrica, struttura indispensabile per alimentare gli impianti ancora attivi dell’acciaieria. L’ordinanza impone l’adeguamento entro trenta giorni; in caso contrario scatterà lo stop, con conseguenze dirette sul ciclo produttivo. Una scelta che ha aperto un fronte istituzionale delicato, mentre il governo continua a ribadire la necessità di tenere insieme «tutela ambientale, sicurezza e salvaguardia industriale». Ordinanza contro loa quale l’azienda ha proposto ricorso al Tar.
Urso, pur mantenendo un profilo istituzionale, ha richiamato l’importanza del coordinamento tra livelli di governo: «Quando si parla di impianti strategici, è fondamentale che tutti collaborino. Le norme vanno rispettate, ma serve una visione comune per evitare contraccolpi sul territorio».
Il tutto avviene in un momento già complesso per l’ex Ilva. I commissari straordinari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria hanno infatti richiesto una nuova procedura di cassa integrazione, che coinvolgerebbe una parte significativa dei lavoratori. E proprio su questo tema, domani – giovedì 16 aprile – è previsto a Roma, nella sede del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, un incontro tra governo, azienda e sindacati di categoria per discutere la richiesta di ammortizzatori sociali e il futuro immediato dello stabilimento.

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