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La giornata del Made in Italy, celebratasi ieri mercoledì 15 aprile a Roma, per i lavoratori Natuzzi si è trasformata in un nuovo colpo allo stomaco.

In serata, mentre ancora risuonavano le polemiche per i tagli, le chiusure e le ulteriori delocalizzazioni annunciate dall’azienda in sede ministeriale, la direzione del gruppo ha comunicato la rimodulazione della cassa integrazione con sospensioni fino all’80% a partire dal 20 aprile, riservandosi di chiedere il pagamento diretto da parte dell’Inps.

Una decisione che cade come un macigno su un territorio già provato e che i sindacati definiscono senza mezzi termini “inaccettabile”.
Le segreterie territoriali e regionali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil di Puglia e Basilicata, insieme alle Rsu e Rsa degli stabilimenti, hanno confermato tutte le assemblee già programmate e annunciato l’avvio di un percorso di mobilitazione. L’obiettivo è fermare quella che definiscono “la dismissione annunciata da Natuzzi” e respingere la nuova richiesta di cassa integrazione, in vista della convocazione al ministero del Lavoro. La tensione è alta e il clima, nelle fabbriche, è quello di una comunità che non intende subire passivamente l’ennesima riduzione di attività.
Sulla vicenda interviene anche Ubaldo Pagano, consigliere regionale del Partito democratico e presidente della commissione Bilancio della Regione Puglia, che parla di una notizia “che fa male, ma che non ci coglie impreparati”. Pagano ricorda che “oltre 1.700 lavoratori stanno vivendo mesi di grandissima incertezza e non possiamo permetterci di lasciare che questa situazione precipiti”. Il consigliere ricostruisce il quadro: “Natuzzi chiede di modificare il programma di Cigs già autorizzato a gennaio, portando la riduzione dell’orario fino al massimo consentito dalla normativa”. Dietro la formula tecnica, sottolinea, c’è “una realtà concreta e pesante: famiglie che vedono ridursi il reddito, comunità locali che dipendono da quell’insediamento produttivo, territori che non possono permettersi un ulteriore colpo”.
Pagano richiama anche le responsabilità del Governo: “Il ministero delle Imprese aveva riconosciuto Natuzzi come azienda di interesse strategico nazionale: quella definizione deve tradursi in fatti, non restare sulla carta”. E assicura che continuerà a seguire da vicino la vicenda, ricordando che “i lavoratori di Natuzzi non sono delle ‘unità’: sono persone che hanno costruito con le loro mani uno dei marchi più riconoscibili del made in Italy nel mondo. Meritano risposte e chiarezza, sia dall’azienda che dal Governo”.
La vertenza, già complessa, entra così in una nuova fase di tensione. Da un lato un’azienda che continua a ridurre attività e prospettive, dall’altro un territorio che non intende arrendersi alla logica della dismissione. Le prossime ore, con le assemblee e la convocazione ministeriale, diranno quale direzione prenderà uno dei dossier industriali più delicati del Mezzogiorno.

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