CRONACHE TARANTINE
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Taranto ha guardato oggi il suo futuro negli occhi.
Nella sala dell’Hotel Delfino, gremita di tecnici, amministratori, rappresentanti della Marina militare e dei vari Ordini degli Ingegneri presenti a Taranto per celebrare la propria assemblea annuale, è stato presentato il progetto del nuovo ponte girevole: un’opera che non è solo infrastruttura, ma identità, memoria e visione. Un passaggio che ha aperto la seconda giornata della quattro giorni organizzata dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Taranto, trasformando la città in un laboratorio nazionale di ingegneria e innovazione.
Il presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Taranto, Luigi De Filippis, ha parlato di un momento «prezioso per cittadini e tecnici», spiegando che gli ingegneri provenienti da tutta Italia hanno potuto conoscere «lo stato dell’arte della progettazione del nuovo ponte girevole, dalla realizzazione dell’opera allo smontaggio del vecchio ponte». De Filippis ha sottolineato l’importanza delle informazioni ricevute sulla gestione della viabilità durante la fase transitoria, definendole «fondamentali per comprendere cosa accadrà nei prossimi anni». Ha ricordato che il ponte «è un simbolo per Taranto e lo resterà anche nella nuova versione», aggiungendo che entro il 2026 saranno definite le linee guida della gara e che la soluzione provvisoria «dovrebbe ricalcare quella degli anni Ottanta, con un ponte galleggiante tra Città Nuova e Città Vecchia», tenendo conto dei cantieri in corso e dell’impatto dei Giochi del Mediterraneo.
Il responsabile unico del Cis, on. Dario Iaia, ha ribadito che «il ponte girevole non è solo un’icona, ma un elemento strutturale fondamentale per la viabilità cittadina». Ha ricordato i progressi compiuti dal Cis negli ultimi mesi e la collaborazione «proficua e continua» con la Marina militare, soggetto attuatore dell’intervento. Iaia ha spiegato che si è passati da un intervento di sostituzione parziale alla decisione di sostituire integralmente il ponte, con un livello progettuale più complesso. Il piano di fattibilità tecnico-economica sarà completato «subito dopo l’estate», mentre «entro la fine dell’anno sarà pubblicata la gara per l’appalto integrato». I lavori, ha aggiunto, «partiranno nel 2027» e nel 2028 «i tarantini potranno apprezzare e percorrere il nuovo ponte». L’investimento complessivo è di circa 25 milioni di euro, interamente coperti, e la nuova infrastruttura «manterrà le caratteristiche storiche, ma con standard di sicurezza superiori».
Il presidente dell’Ordine nazionale degli Ingegneri, Angelo Domenico Perrini, ha offerto una riflessione più ampia sul valore simbolico dei ponti: «Servono a collegare ciò che è distante, e in un periodo così difficile parlare di ponti significa parlare di dialogo». Ha definito l’incontro tarantino «un’occasione di riflessione per la categoria», richiamando anche il dibattito nazionale sulle grandi opere.
L’intervento dell’ammiraglio di Divisione Andrea Petroni ha aggiunto profondità storica e identitaria alla giornata. Petroni ha ricordato che «Taranto non è solo una città sul mare, ma una città nel mare», nata dall’acqua e modellata nei secoli dalle rotte commerciali, dalla difesa e dalle grandi opere ingegneristiche. Ha descritto il rapporto simbiotico tra Mar Grande e Mar Piccolo, «due cuori che battono all’unisono», e ha ripercorso il ruolo della Marina militare, presente da oltre 140 anni come «cornice della storia tecnica e infrastrutturale della città». Ha citato l’arsenale, la base navale, il centro ospedaliero militare, le iniziative per i giovani e il Museo Navale, visitato da oltre un milione e seicentomila persone. Ha ricordato l’evoluzione tecnologica dell’Arsenale, oggi impegnato nella digitalizzazione, nella manutenzione predittiva e nella sostenibilità energetica, e ha richiamato programmi come “Flotta Verde” che prevedono l’utilizzo dei combustibili idrogenati e il sistema “Cold Ironing” per ridurre le emissioni delle navi in porto consentendo loro di restare con i motori spenti. Petroni ha poi ripercorso la storia dei ponti girevoli, dal primo del 1887 all’attuale del 1958, definendoli «gesti fondativi» che hanno unito la città al mare e al futuro. Ha concluso sottolineando che le sfide della transizione energetica, della resilienza infrastrutturale e dell’innovazione richiedono «un dialogo sempre più stretto tra istituzioni, professionisti e mondo accademico», assicurando che la Marina «continuerà a essere parte attiva di questo percorso».
La giornata si è chiusa con un forte senso di partecipazione e con la consapevolezza che Taranto sta vivendo un passaggio storico. I lavori sono poi proseguiti con l’assemblea del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Ingegneri, che per la prima volta nella sua storia non si è svolta a Roma, ma proprio a Taranto, città che oggi più che mai guarda avanti.