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Mentre i sindacati di categoria di Puglia e Basilicata – Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil – confermano lo stato di agitazione permanente nei siti Natuzzi e preparano nuove mobilitazioni, l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Eugenio Di Sciascio, prova a riaprire il confronto istituzionale.

«Riapriamo il dialogo. Non ci arrendiamo» afferma, annunciando la convocazione, insieme alla Regione Basilicata, di una riunione interregionale del Distretto del mobile imbottito e dell’arredo per affrontare la crisi del comparto e la vertenza Natuzzi.
Nel documento unitario diffuso ieri, le segreterie provinciali e regionali dei tre sindacati, insieme alle RSU e RSA degli stabilimenti di Puglia e Basilicata, ribadiscono «lo stato di agitazione permanente» e confermano «il calendario di assemblee già programmate». Al termine di ogni assemblea, spiegano, «si metteranno immediatamente in campo tutte le iniziative di mobilitazione, con presidi e con le ore di sciopero che le RSU definiranno stabilimento per stabilimento, reparto per reparto, postazione per postazione». Una scelta che arriva proprio nella settimana in cui Natuzzi è impegnata al Salone del Mobile di Milano 2026, mentre – denunciano i sindacati – «nel silenzio assordante del Ministero del Made in Italy, le lavoratrici e i lavoratori si mobiliteranno per fermare il piano scellerato presentato dall’azienda, fatto di tagli, chiusure, dismissioni e delocalizzazioni».
Di Sciascio, nella sua nota, sottolinea la centralità del gruppo nel tessuto produttivo del Mezzogiorno: «Natuzzi è il simbolo della capacità d’impresa pugliese e del talento creativo dell’Italia intera. La catena del valore che il gruppo genera nel territorio e nel Paese è di grande valore economico». Ricorda che l’azienda «occupa circa 1.800 dipendenti» e che il comparto del mobile imbottito e dell’arredo tra Puglia e Basilicata «conta circa 700 aziende e più di 9.000 addetti». Per questo, afferma, «non ci rassegniamo alla rottura delle trattative e continueremo a impegnarci per la ripresa del confronto, lavorando quotidianamente per accorciare le distanze tra l’azienda e il sindacato».
L’assessore non nasconde la preoccupazione per l’evoluzione della crisi: «La crisi Natuzzi degenera sempre più e, con il mercato internazionale drammaticamente fermo, vogliamo evitare che la mancanza di un accordo acuisca ulteriormente le fragilità aziendali fino al rischio, sempre più vicino, di compromissione della sostenibilità dell’intero gruppo». Da qui l’appello alle parti a ripartire da un primo punto di caduta: «Ripartiamo dalle politiche di incentivazione all’esodo, che dovranno basarsi su un’indennità davvero allettante, tale da favorire le adesioni volontarie dei circa 400 dipendenti vicini al requisito pensionistico. Proviamo a chiudere questo primo accordo, superando le rigidità delle scorse settimane. Il resto verrà dopo, gradualmente».
Di Sciascio avverte che senza un’intesa sugli ammortizzatori sociali «si lascia l’occupazione priva di protezione, si trasformano i lavoratori in esuberi e si vanificano quattro mesi di negoziati». La Regione, aggiunge, è pronta a fare la sua parte anche sul fronte delle politiche attive, «mettendo in campo una progettualità mirata insieme ad Arpal, che ha già aperto uno sportello ad hoc a Santeramo, per accompagnare i lavoratori e difendere l’azienda».
La convocazione della riunione interregionale del Distretto del mobile imbottito e dell’arredo, condivisa con l’assessore lucano Cupparo, punta a superare «ogni residuo pregiudizio tra gli operatori» e a costruire una strategia comune. «Crediamo fermamente che le soluzioni stiano proprio qui: nel patto di legalità, nell’aggregazione e nella messa in rete delle aziende del Distretto» afferma Di Sciascio, indicando come priorità «governare i processi di esternalizzazione delle attività no core di Natuzzi, rafforzare la filiera e l’indotto e sostenere le politiche di internazionalizzazione delle piccole e medie imprese».
L’assessore chiude con un richiamo alla responsabilità collettiva: «Dobbiamo trovare, insieme al sistema delle imprese, alle associazioni datoriali, ai sindacati e alle istituzioni locali, risposte concrete per Natuzzi e per l’intero settore, che oggi richiede misure straordinarie e urgenti a favore delle circa 700 aziende e dei 9.000 addetti, quasi tutti in sofferenza nel mezzo di una crisi industriale complessa, fortemente aggravata dalle dinamiche internazionali».

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