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Il primo step è stato quello di ottenere la proroga al 31 dicembre, ma il passo successivo – dicono i sindacati e i parlamentari che stanno seguendo la vertenza – deve essere necessariamente quello dell’ottenimento di un contratto di lavoro permanente, anche perché il PIAO, il Piano integrato di attività e organizzazione del Ministero della Cultura, prevede assunzioni con relative coperture finanziarie.

È la richiesta che arriva dai lavoratori precari del Museo e della Soprintendenza di Taranto, ma anche da tutti coloro che nei settori dei Beni culturali hanno garantito in questi anni relazioni tecnico‑scientifiche, l’apertura di musei e archivi, progetti di ricerca di valenza nazionale e internazionale, allestimenti e pubblicazioni. Professionisti stabili nell’impegno, ma precari nel lavoro.
Sono quattordici in tutta la Puglia i dipendenti a tempo determinato che, tra Soprintendenze, musei e biblioteche, dal 28 febbraio sono stati lasciati a casa dal ministero della Cultura, quando sono terminati i fondi che – nelle intenzioni del Pnrr – avrebbero dovuto rilanciare un settore strategico per l’economia e l’occupazione del Paese. Cinque di loro lavorano a Taranto: un funzionario amministrativo gestionale alla Soprintendenza Nazionale al Patrimonio Culturale Subacqueo e quattro al Museo Archeologico Nazionale tra cui un funzionario archeologo, un assistente amministrativo e due assistenti alla tutela, accoglienza e vigilanza.
La vertenza ha trovato un primo spiraglio con l’emendamento approvato dalla Camera che prevede la proroga dei contratti a tempo determinato, anche se non è ancora chiaro quando i lavoratori rientreranno effettivamente in servizio. L’emendamento, presentato dal gruppo del Partito Democratico, è stato illustrato dall’on. Francesca Viggiano nel corso di un incontro tenutosi nella sede della Cgil di Taranto, alla presenza del segretario generale Cgil Taranto Giovanni D’Arcangelo, del segretario regionale Fp‑Cgil Dario Capozzi Orsini, del coordinatore Matteo Scagliarini e del segretario generale Fp‑Cgil Taranto Cosimo Sardelli. Alcuni lavoratori erano presenti in sala, altri collegati da remoto.
«Qual è il futuro di questi lavoratori? Al momento siamo riusciti, con un grande lavoro del gruppo parlamentare del Partito Democratico, ad assicurarci che possano avere una continuità lavorativa sino al 31 dicembre», ha spiegato Viggiano, che si è definita «un assessore del territorio che va a Montecitorio», rivendicando un ruolo di ponte costante tra Roma e la comunità tarantina. «Proprio perché poi, in sede di finanziaria, andremo a richiedere la stabilizzazione. La continuità è fondamentale per chi in questo momento non solo garantisce il raggiungimento degli obiettivi del PNRR – che senza le mani, le braccia e le gambe dei lavoratori non sarebbe nulla – ma assicura l’apertura delle strutture e il funzionamento delle soprintendenze. È importantissimo non soltanto per le famiglie di questi lavoratori, ma per il sistema Paese che ha bisogno di competenze professionalizzate».
L’onorevole ha ricordato che l’obiettivo iniziale dell’emendamento era la stabilizzazione, ma «ci è stata concessa la proroga sino al 31 dicembre 2026, con una prospettiva di stabilizzazione nella legge finanziaria».
Sulla stessa linea il segretario generale della Cgil Taranto, Giovanni D’Arcangelo: «Sosteniamo l’emendamento firmato dall’onorevole Viggiano per prorogare i rapporti di lavoro fino al 31 dicembre 2026. Ma il problema non si risolverebbe: si rinvierebbe solo la scadenza. Noi vogliamo la stabilizzazione, così come abbiamo chiesto per il comparto della Giustizia. Parliamo di lavoratori assunti con il Pnrr per codificare le infrastrutture culturali e amministrative del territorio, che ora rischiano di andare via. Chiediamo al governo di trovare le risorse per stabilizzare questi rapporti, perché significa sviluppo. Da anni si parla di diversificare i settori produttivi del territorio e quando c’è la possibilità concreta rischiamo di perderla. Cultura e turismo valgono 112 miliardi di euro: non è ammissibile che si basino sul lavoro precario».
Il coordinatore Fp‑Cgil Matteo Scagliarini ha richiamato un rischio concreto già sfiorato nei mesi scorsi: «C’era l’ipotesi di spostare una professionalità maturata negli assistenti alla fruizione verso associazioni private, come l’associazione Carabinieri in congedo, per tenere aperto il MArTA nei festivi. Un’ipotesi che abbiamo sventato con un’azione di denuncia, e ringrazio la stampa che ha dato risalto alla vicenda». Scagliarini ha avvertito che «il pericolo è che un Ministero con professionalità di altissimo livello scivoli verso il lavoro precario, indebolendo la stabilità dell’offerta culturale e disperdendo competenze maturate negli anni».
A chiudere l’incontro è stato il segretario generale Fp‑Cgil Taranto, Cosimo Sardelli: «Se vale per tutto il Paese, vale a maggior ragione per città come Taranto, che ora grazie all’impegno della Cgil e a un emendamento dell’on. Francesca Viggiano riesce a conquistare almeno un po’ di ossigeno». Una boccata d’aria che però, per sindacati e lavoratori, non può essere considerata un punto di arrivo.
La vertenza, dunque, entra in una fase decisiva: la proroga è un primo risultato, ma il traguardo dichiarato da sindacati e parlamentari è uno solo. «La cultura non può essere precaria», ripetono i lavoratori. «E nemmeno chi la fa vivere ogni giorno».

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