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La nuova ordinanza del sindaco Piero Bitetti, che dispone lo stop della centrale termoelettrica dell’ex Ilva, accende un ulteriore fronte di tensione in una vertenza già segnata da anni di incertezze.

Aigi esprime «forte preoccupazione per le conseguenze che tale decisione comporterebbe sull’intero ciclo produttivo dello stabilimento», avvertendo che il provvedimento rischia di trasformarsi nell’ennesimo colpo inferto a un sistema industriale sempre più fragile.
Nicola Convertino, presidente dell’associazione, parla di una «nefasta coincidenza» che si ripete puntualmente: «Ogni qualvolta si intravede una, seppur fragile, prospettiva di soluzione della vertenza, interviene un fattore esterno che riporta tutto al punto di partenza. Un vero e proprio gioco dell’oca industriale, con una sola, drammatica differenza: l’ex Ilva riparte ogni volta più debole, più fragile, sempre più vicina al collasso definitivo». Lo stop alla centrale, sottolinea, comporterebbe «inevitabilmente la fermata dell’area a caldo, cuore pulsante dello stabilimento, determinando di fatto l’arresto dell’intera produzione».
Aigi auspica che la vicenda possa trovare una soluzione attraverso un ricorso al Tar e invita i commissari straordinari a «trovare la forza e la determinazione per affrontare anche questa nuova battaglia», rispondendo puntualmente agli atti richiesti dal Comune. Convertino avverte che, in assenza di una risoluzione rapida, «lo scenario si complicherebbe ulteriormente» e che senza strumenti straordinari – come una legge speciale per Taranto o misure di tutela rafforzata per un sito strategico nazionale – «si rischia una nuova, pesantissima debacle». In questo contesto, aggiunge, «qualsiasi azione di rilancio risulterebbe vana, inclusi gli indispensabili interventi di bonifica e risanamento ambientale», che potranno concretizzarsi solo attraverso una ripresa produttiva capace di generare autosostenibilità economica.
Il presidente di Aigi richiama anche le responsabilità istituzionali: «Tutti gli attori dovranno assumersi la responsabilità delle inevitabili ricadute occupazionali. Il sindaco deve essere consapevole che una eventuale chiusura aprirebbe una vera e propria bomba sociale sul territorio». Convertino avverte che non si può continuare a pensare che gli ammortizzatori sociali «possano all’infinito compensare gli effetti di scelte politiche sbagliate scaricandone i costi sui contribuenti».
Il giudizio sulla politica è severo: «Siamo ancora una volta di fronte a una politica miope e inconcludente: a livello nazionale si assiste a un continuo tentativo di difesa, mentre chi aspira a governare si limita a delegittimare senza proporre soluzioni concrete». A questo, secondo Aigi, si aggiunge una politica locale che «finisce troppo spesso per alimentare questo scenario», invece di rappresentare un argine o cogliere l’occasione per portare benefici al territorio. Convertino denuncia che «anche i Giochi del Mediterraneo rischiano di trasformarsi nell’ennesima illusione», mentre i lavoratori vengono spostati verso altre realtà produttive, soprattutto al Nord, e il tessuto industriale locale continua a essere smantellato «attraverso scelte prive di visione».
Il presidente parla di un territorio «diventato terreno libero e indifeso per strumentalizzazioni di campagne elettorali nazionali, regionali, comunali e persino condominiali», con un indotto che deve fare i conti anche con «un sistema bancario che sempre più si allontana dal gioco dell’oca tarantino». Da qui l’appello finale: «È giunto il momento di cambiare rotta. Chiediamo il coinvolgimento concreto di tutte le istituzioni per costruire un percorso serio verso un futuro industriale sostenibile e realmente green». Convertino avverte che mentre in Italia e in Europa si parla di riconversione industriale, «a Taranto questo concetto sembra essere stato cancellato e sostituito da un’unica, pericolosa parola: chiusura». E conclude: «Noi non possiamo accettarlo».

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