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In Puglia, e soprattutto a Taranto, l’autotrasporto è arrivato al punto di rottura.

Da settimane il settore lancia segnali sempre più allarmanti, ma ora la crisi ha superato la soglia della sostenibilità e ha portato alla decisione estrema: fermare i mezzi per cinque giorni. Una scelta che non nasce da un gesto dimostrativo, ma da una condizione materiale che molti operatori definiscono ormai “insopportabile”, un collasso annunciato che intreccia la crisi geopolitica internazionale con le fragilità strutturali del territorio ionico.
A denunciare la situazione è Confartigianato Trasporti Taranto, che parla apertamente di comparto “schiacciato dagli effetti della crisi in Medio Oriente” e di costi di esercizio “arrivati a livelli incompatibili con la sopravvivenza aziendale”. Il segretario generale Fabio Paolillo descrive un quadro che non lascia margini di interpretazione: «Sul trasporto, il nostro territorio vive una tempesta perfetta. Alla crisi internazionale si sommano criticità locali che da anni erodono il tessuto economico. Per gli autotrasportatori tarantini è un vero e proprio ‘piove sul bagnato’: meno lavoro, costi alle stelle e nessuna possibilità reale di trasferire questi aumenti sui corrispettivi. Oggi lavorare significa rimetterci».
Il carburante, che incide fino al 40% dei costi totali, è diventato il principale fattore di squilibrio. Gli aumenti legati alle tensioni internazionali stanno generando rincari che, per un singolo mezzo, possono superare gli 11.000 euro l’anno. In un settore dove la marginalità reale è inferiore al 3%, significa operare sistematicamente in perdita. I dati aggiornati indicano che il costo di esercizio per un mezzo pesante oscilla tra 1,85 e 2,15 euro al chilometro, mentre i corrispettivi riconosciuti restano spesso inferiori anche del 20-30%. A ciò si aggiunge la mancata applicazione degli adeguamenti carburante nei contratti, con il risultato che “l’intero rischio economico viene scaricato sulle imprese”.
A Taranto, però, la crisi assume contorni ancora più drammatici. Il comparto locale conta circa settecento realtà tra autotrasporto, logistica e servizi collegati, ma arriva a questo passaggio già indebolito da anni di contrazione delle principali fonti di lavoro. Il porto, che movimenta circa 12 milioni di tonnellate l’anno, vive da tempo una stagnazione cronica, con traffici container quasi nulli. La crisi del polo siderurgico ha ridotto drasticamente le commesse storiche, mentre la situazione della raffineria resta incerta e incapace di garantire continuità operativa. «Il fermo dei servizi dell’autotrasporto non è una scelta ideologica», ribadisce Paolillo, «ma una decisione inevitabile per evitare il collasso definitivo delle imprese».
A condividere la stessa analisi è Casartigiani Puglia, che attraverso Sna Casartigiani aderisce a Unatras e sostiene la proclamazione del fermo nazionale. Il coordinatore regionale Stefano Castronuovo parla di una scelta “grave ma inevitabile”, maturata dopo settimane di richieste rimaste senza risposte concrete. «Le aziende non sono più nelle condizioni di continuare a garantire servizi essenziali sopportando costi fuori controllo», afferma. «Il quadro pugliese è particolarmente delicato perché al caro carburanti e alla crescita delle spese fisse si sommano problemi strutturali che riguardano logistica, infrastrutture e funzionalità degli snodi strategici. In territori come quello tarantino, le imprese pagano ogni giorno ritardi, inefficienze organizzative, tempi morti e costi indiretti che compromettono seriamente la loro sostenibilità economica».
Castronuovo ricorda che il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti ha convocato la categoria a Roma, ma sottolinea che l’urgenza è ormai estrema. «Le imprese non chiedono privilegi, ma condizioni minime per poter continuare a lavorare. Senza risposte rapide e concrete, il rischio è quello di assistere non soltanto alla chiusura di altre aziende, ma a un danno profondo per tutto il sistema economico regionale. Se si ferma l’autotrasporto, si ferma una parte decisiva della Puglia produttiva».
Confartigianato e Casartigiani convergono sulle richieste: piena operatività dei crediti d’imposta sul carburante, ristori adeguati per il mancato recupero delle accise, misure straordinarie per la liquidità, sospensione dei versamenti contributivi e fiscali, applicazione effettiva degli adeguamenti nei contratti e un quadro temporaneo di aiuti in sede europea. «Senza interventi concreti e tempestivi», avverte Paolillo, «il rischio è quello di una paralisi progressiva del sistema logistico, con conseguenze dirette sull’economia del territorio e sull’intero sistema produttivo».

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