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Un investimento da dieci milioni di euro che non solo salva un sito produttivo, ma riapre una prospettiva industriale per Taranto e per quarantacinque lavoratori che da quasi due anni vivono nell’incertezza.

È la svolta arrivata oggi a Roma, nella sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove è stata formalizzata l’acquisizione del ramo d’azienda dismesso da Hiab a Statte da parte della Coseco Industrie Group, realtà di Grumo Appula specializzata in macchinari e attrezzature a basso impatto ambientale per la raccolta e selezione dei rifiuti urbani.
Il ministro Adolfo Urso ha definito l’operazione «una soluzione positiva per lo stabilimento Hiab di Statte», sottolineando che l’acquisizione dell’intero ramo d’azienda da parte di Coseco «rappresenta un segnale forte e testimonia la capacità di una realtà importante di dare una risposta industriale concreta a tutto il territorio». Urso ha parlato di «sinergia virtuosa tra istituzioni» e ha assicurato che «il Ministero continuerà a sostenere le iniziative strategiche con ogni strumento a sua disposizione». Il ministro ha ricordato che si tratta della seconda reindustrializzazione positiva in Puglia nell’ultima settimana, dopo la vertenza Sofinter, e che il Mimit ha raggiunto finora 41 accordi per la salvaguardia di 383 siti e oltre 25mila lavoratori.
Soddisfazione anche dalla Regione Puglia, presente al tavolo con l’assessore allo Sviluppo economico Eugenio Di Sciascio, che ha definito la notizia «ottima per più ragioni». La prima, ha spiegato, riguarda il fatto che «l’investitore è un gruppo pugliese, con solide basi e un piano industriale credibile e proiettato alla crescita», elemento che rafforza il sistema produttivo regionale. La seconda ragione riguarda Taranto, perché «la risoluzione di questa ennesima crisi aziendale si chiude con una prospettiva di rilancio delle attività produttive e di recupero di occupazione qualificata». Ma soprattutto, ha aggiunto Di Sciascio, «questa è una buona notizia per i lavoratori e le loro famiglie, che dopo quasi due anni di sacrifici vedono riaprirsi una concreta prospettiva di lavoro». L’assessore ha ringraziato tutte le istituzioni coinvolte e ha ricordato che il know‑how di Coseco «ha portato alla registrazione di alcuni brevetti alla base del progetto industriale», sostenuti anche da un cofinanziamento regionale nell’ambito del PIA.
Il coordinatore della task force regionale per l’occupazione, Leo Caroli, ha parlato di «una serie di coincidenze positive» che hanno favorito la chiusura dell’accordo, ricordando che la Regione conosceva già l’azienda perché aveva cofinanziato un pacchetto integrato di agevolazioni per innovazione, ricerca e sviluppo, culminato nel deposito di un brevetto. «Sono investimenti che rendono il sistema economico e produttivo della nostra regione più forte e competitivo», ha detto Caroli, sottolineando che questa reindustrializzazione «arriva dopo una dismissione voluta da una multinazionale esterna e viene invece realizzata da un’azienda metalmeccanica pugliese».
Il presidente del cda di Coseco, Vito Tafuni, ha parlato di un percorso lungo e condiviso: «Oggi chiudiamo un primo appuntamento che arriva da mesi di lavoro e dal coinvolgimento di istituzioni, parti sociali e Regione. Coseco sta mettendo del suo ed è pronta a portare avanti questo nuovo progetto». Tafuni ha anticipato che «nei prossimi mesi ci saranno nuovi aggiornamenti» e che l’azienda «partirà da Grumo per poi sviluppare lo stabilimento di Taranto sul piano della crescita e dell’inserimento all’interno del gruppo».
Il general manager Giuseppe Germinario ha illustrato il piano operativo, spiegando che «la formazione dei lavoratori avverrà in vari step, iniziando dal sito di Grumo e spostandosi progressivamente su Taranto». In una prima fase si partirà «con la produzione di carpenteria semplice», per poi passare ai gruppi di montaggio e infine «arrivare a macchine complete». Germinario ha confermato che l’azienda sta ampliando il proprio raggio d’azione: «Abbiamo progetti ambiziosi non solo in Cina ma anche in Medio Oriente. Stiamo spostando l’asse dell’azienda da nazionale a internazionale e le competenze che troveremo a Taranto ci aiuteranno in questo percorso». Tra le prospettive future c’è anche «l’idea di realizzare una linea dedicata ai veicoli totalmente elettrici», insieme a sistemi di ricarica rapida che «scollegano le flotte dalla rete elettrica e permettono un funzionamento autonomo». Un progetto su cui Coseco sta lavorando con partner internazionali e con il Politecnico di Bari.
Al tavolo romano erano presenti anche Fim, Fiom e Uilm, che in una nota unitaria hanno espresso «soddisfazione per l’avvio ufficiale della cessione e per la conferma dell’assunzione dei lavoratori nel rispetto dell’articolo 2112, con il mantenimento integrale dei trattamenti economici e normativi». I sindacati hanno definito l’accordo «un risultato importante in una vertenza complessa», ricordando che il piano di reindustrializzazione prevede «un percorso formativo articolato in cinque fasi fino al completo riassorbimento delle 45 maestranze». Le organizzazioni hanno inoltre ribadito la necessità di «accelerare i tempi per ridurre il ricorso alla cassa integrazione» e hanno assicurato che continueranno a vigilare «affinché gli impegni assunti trovino piena e concreta attuazione».
Una giornata che segna la fine di una lunga incertezza e l’inizio di un nuovo capitolo industriale per Statte e per l’intero territorio ionico.

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